Rinascita della Ummah: Verso l’Indipendenza e la Rinascita

Nella luce di una nuova alba per la Ummah, ci troviamo di fronte a un bivio storico: continuare a subire le conseguenze dell’inerzia, della dipendenza e della frammentazione o risvegliare la nostra identità collettiva per tornare a essere faro di civiltà. I dati che giungono dalle analisi geopolitiche non lasciano spazio a illusioni: il Medio Oriente e il Nord Africa stanno vivendo crisi economiche profonde, con inflazione alle stelle, disoccupazione giovanile dilagante e governi schiacciati da debiti pubblici. La Banca Mondiale avverte che la regione “non sta recuperando il divario con il resto del mondo”, mentre l’FMI richiama l’urgenza di creare posti di lavoro, rafforzare le reti di protezione sociale e promuovere la diversificazione economica. Lo stesso rapporto ricorda che in molti Paesi arabi i prezzi di beni di prima necessità sono fuori controllo e decine di milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare.

Accanto a queste sfide economiche si aggiungono le pressioni climatiche e l’arretratezza tecnologica. I ricercatori del Future Center sottolineano che le economie della regione sono messe alla prova da disuguaglianze sociali persistenti, da scarsità d’acqua e cibo aggravate dal cambiamento climatico e dalla necessità di abbandonare la dipendenza dal petrolio. Allo stesso tempo, quasi tutti i Paesi arabi soffrono di “gravi carenze tecnologiche interne, importando ma raramente generando nuove tecnologie”, restando così legati a una dipendenza strutturale nei confronti dell’Occidente.

Un’analisi spirituale

Se queste cifre mostrano il volto materiale della nostra crisi, il Corano e la Sunnah ci offrono una chiave di lettura più profonda. Allāh ﷻ ci ricorda: «In verità Allāh non muta la condizione di un popolo finché essi non mutino ciò che è in loro stessi» (Qurʾān 13:11). È un richiamo alla responsabilità personale e collettiva: non possiamo aspettarci un cambiamento esterno senza una riforma interiore. L’Imām al‑Ghazālī spiegava che i mali sociali sono il riflesso dei nostri vizi spirituali: l’avidità genera ingiustizia, l’ignoranza genera divisioni, la disperazione genera stasi. In tempi più recenti, Shaykh Muḥammad al‑Ghazālī ammoniva che la decadenza della Ummah non è dovuta a un difetto intrinseco dell’Islam, ma

alla nostra lontananza dai suoi principi e alla sottomissione psicologica all’Occidente.

Il Profeta ﷺ ha raccomandato la forza in tutte le sue dimensioni. Nel famoso hadith riportato da Abu Hurayra, disse: «Il credente forte è migliore e più amato da Allāh del credente debole, e in entrambi c’è del bene…». Ibn Qayyim al‑Jawzīyah spiegava che questa forza riguarda soprattutto la fede (‘îmān), la determinazione, la conoscenza e la capacità di agire per il bene. Quando i nostri predecessori unirono la forza spirituale alla competenza economica e scientifica, l’Ummah divenne guida per il mondo.

Strade verso l’indipendenza

1. Educazione integrale e diffusione della conoscenza. La prima forma di indipendenza è l’emancipazione intellettuale. Non possiamo competere in ambito economico e tecnologico se le nostre scuole formano studenti abituati alla memorizzazione sterile. Dobbiamo incentivare le scienze islamiche e le scienze moderne, come fecero gli studiosi dell’età d’oro; investire in ricerca, creare università indipendenti e sostenere progetti che uniscano ingegneria, medicina e fiqh. L’ignoranza è il nemico principale che alimenta corruzione e sottomissione.

2. Economia solidale e autosufficienza. Come Ummah dobbiamo passare da consumatori a produttori. La crisi economica del 2025 mostra che la dipendenza dal petrolio e dagli aiuti esterni è insostenibile. Imām Abū Ḩanīfa, celebre mercante di stoffe, dimostrava che l’indipendenza economica è un mezzo per proteggere la dignità del credente. Oggi questo richiede la promozione di start‑up halal, la finanza islamica, l’agricoltura sostenibile, la cooperazione tra paesi musulmani per creare catene di valore interne. Ogni famiglia può contribuire scegliendo prodotti halal e sostenendo imprese musulmane locali.

ribaltare la prospettiva e diventare creatori

  1. Innovazione tecnologica. L’arretratezza tecnologica non è dovuta a un’incapacità genetica, ma a mancanza di volontà politica e investimenti. Gli scienziati musulmani del passato inventarono l’algebra, la navigazione astronomica e gli ospedali. Oggi dobbiamo formare programmatori, ingegneri e ricercatori che producano tecnologie open‑source, sistemi di intelligenza artificiale etica e soluzioni per l’ambiente. La collaborazione tra scuole islamiche, università e imprese può trasformare la nostra gioventù in protagonisti dell’innovazione. Il Future Center avverte che la dipendenza da tecnologie importate mantiene i paesi musulmani “sul lato debole della catena del valore”; dobbiamo quindi ribaltare la prospettiva e diventare creatori.
  2. Unità e governance giusta. La frammentazione politica e i conflitti interni divorano le risorse della Ummah. La crisi umanitaria in Gaza e la guerra in Sudan mostrano quanto il sangue musulmano sia ormai banalizzato. I sapienti ricordano che l’ordine e la giustizia sono precondizioni per il progresso economico; l’Imām ʻAlī Ibn Abī Ṭālib diceva: «La società può resistere alla miscredenza, ma non all’ingiustizia». I governi devono promuovere la meritocrazia, combattere la corruzione, rispettare la Shariʻah come fonte di equità e sfruttare le risorse per il bene comune.
  3. Spiritualità e etica nei mercati. L’indipendenza economica senza etica genera nuovi tiranni. La Sunnah ci insegna che la ricchezza è benedetta solo se accompagnata da zakāt, carità e giustizia. Un’economia islamica deve evitare ribā, speculazione e sfruttamento; deve essere basata sull’equita e sulla condivisione del rischio. L’Imām al‑Rāzī interpretò il versetto «Allāh ha reso il commercio lecito e proibito l’usura» (Qurʻān 2:275) come invito a creare mercati che costruiscano comunità, non che le distruggano.

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Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
Articoli: 48

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