Bismillāh. Nel nome di Allāh, il Clemente, il Misericordioso. Prendiamoci un momento per respirare piano e sederci con il cuore attento. Oggi ascoltiamo la storia di una donna scelta, cresciuta nella purezza, segno per i mondi: Maryam, alayhā as-salām. La sua vita attraversa il Libro di Allāh come una vena di luce. In lei la fede è semplice e forte: la castità non è paura ma forza custodita; l’obbedienza non è servilismo ma intelligenza della grazia; la prova non è umiliazione ma salita. Raccontare Maryam significa muoversi piano sul terreno del sacro, lasciando parlare il Qur’an e imparando dai sapienti con rispetto.
All’inizio c’è una madre che prega. La moglie di ʿImrān alza le mani e dice: Signore, consacro a Te ciò che porto in grembo. Accettalo da me. Il Qur’an registra la sua supplica, poi la nascita della bambina, il suo nome, la protezione contro Satana e l’accoglienza nella Casa di culto. È scritto che Allāh l’accolse con accoglienza bella, la fece crescere in bella crescita e affidò la sua tutela a Zakariyyā, alayhi as-salām. Ogni volta che Zakariyyā entrava nel miḥrāb trovava presso di lei una provvista. Chiedeva: Da dove viene questo? Lei rispondeva: Da Allāh. Qui impariamo una cosa semplice e decisiva: crescere bene non riguarda solo il corpo, ma il dhikr, la disciplina del culto, il pudore che ordina il pensiero e il cuore aperto alla volontà divina. Dire viene da Allāh libera dalle paure e spegne l’ansia alla radice.
Poi arriva la parola degli angeli: O Maryam, Allāh ti ha eletta, ti ha purificata, ti ha eletta sopra le donne dei mondi. Non è un titolo da esibire. È una chiamata a stare in piedi nella prova, con lingua pulita e cuore limpido. La purificazione è anche protezione: dalle accuse, dalle letture sbagliate della maternità, dal bisogno di consenso. È un’elevazione che non cerca pubblico. I sapienti spiegano che questa elezione prepara a un miracolo che non confonde ma chiarisce.
L’annuncio è chiaro: O Maryam, Allāh ti dà la buona novella di una Parola da parte Sua: al-Masīḥ, ʿĪsā figlio di Maryam; onorato in questa vita e nell’Altra, e vicino a Dio. Maryam chiede come possa avvenire, poiché nessun uomo l’ha toccata. La risposta è limpida: Allāh crea ciò che vuole. Quando decide una cosa, dice “Sii” ed essa è. La maternità verginale non rompe le regole, le mostra nelle mani di Chi le ha create. Il Qur’an ricorda anche la parentela tra ʿĪsā e Ādam, alayhimā as-salām: se l’assenza di padre facesse di ʿĪsā un dio, quanto più l’assenza di padre e madre farebbe di Ādam un dio. Non è così. I profeti sono segni di Allāh, non divinità.
Arriva il tempo del ritiro e del parto. Maryam si allontana, i dolori la portano al tronco di una palma. Le giunge una consolazione: non rattristarti, il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; scuoti la palma e cadranno datteri freschi. Anche qui c’è una pedagogia: il miracolo non ti esonera dal gesto. Scuoti ciò che puoi, Allāh fa il resto. Datteri e acqua curano il corpo e lavano la vergogna. Sono segni di tenerezza dentro la prova.
Maryam torna dal suo popolo con il neonato. Le lingue si muovono. Lei tace e indica il bambino. Obbedisce. E il bambino parla. Dice: Io sono il servo di Allāh. Mi ha dato il Libro, mi ha fatto profeta, mi ha benedetto, mi ha raccomandato la preghiera e la zakāh, e la bontà verso mia madre. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò risuscitato. È teologia sulle labbra di un neonato, non per stupire, ma per proteggere l’onore di una veridica. Il primo atto di ʿĪsā, alayhi as-salām, è l’amore verso sua madre. Le altre opere che gli vengono concesse nel Qur’an arrivano tutte bi-idhni Allāh, con il permesso di Allāh: creare come segno, guarire, ridare vita. Il testo ripete quel bi-idhni Allāh per non lasciare equivoci.
Il Qur’an difende Maryam da due estremi. Da una parte la calunnia, chiamata buhtān ʿaẓīm, una menzogna enorme. Dall’altra una lettura che la trasformi in oggetto di culto. Allāh, nel Giorno, chiederà a ʿĪsā figlio di Maryam se abbia mai detto alla gente di prendere lui e sua madre come due divinità accanto ad Allāh. Egli dirà: Gloria a Te, non ho detto se non ciò che mi hai comandato. Le parole rimettono tutto al suo posto: Maryam non è un idolo; ʿĪsā non è Dio; la verità non ha bisogno di forzature.
Allāh dice di aver fatto di ʿĪsā figlio di Maryam e di sua madre un segno, e di aver dato loro rifugio su un’altura con acque correnti. È come se una storia così avesse bisogno anche di una geografia all’altezza. Altrove Allāh loda Maryam: custodì la sua castità, credette alle parole del suo Signore e alle Sue Scritture, fu tra i devoti. Credere alle parole significa accogliere i decreti anche quando superano l’ordinario; credere alle Scritture significa vedere la continuità della rivelazione senza creare rotture inutili. In Maryam impariamo che il miracolo non disprezza la natura: la supera, indicandone l’Origine.
La Sunnah conferma la sua grandezza. Il Messaggero di Allāh ﷺ disse che molti uomini raggiunsero la perfezione, e tra le donne la raggiunsero Maryam figlia di ʿImrān e Āsiyah moglie di Faraone; e che la virtù di ʿĀʾishah, radiallāhu ʿanhā, eccelle tra le donne come il tharīd tra i cibi. Non è una classifica mondana. È un invito a guardare alla perfezione di Maryam per quello che è: dire sì al decreto, tacere quando il silenzio serve, prendere i datteri quando Allāh li fa cadere, indicare un neonato quando Allāh lo fa parlare.
Con i cristiani, il Qur’an ci educa alla parola comune e al rispetto. Onora ʿĪsā figlio di Maryam con dignità e ci chiede di custodire il tawḥīd come un fuoco nella notte. L’Islam afferma che ʿĪsā, alayhi as-salām, è profeta nobile, Messia per i Figli d’Israele, Parola nel senso che fu creato per Parola di Dio, Spirito nel senso che fu spirito creato da Lui; nega che sia Dio o figlio di Dio, nega che Maryam sia oggetto di culto e annuncia che Allāh lo elevò a Sé, mentre la crocifissione non colpì la sua realtà. Non è disprezzo verso il racconto cristiano. È difesa della distanza infinita tra Creatore e creato. La somiglianza tra ʿĪsā e Ādam ribadisce la logica: creazione non significa divinità, miracolo non significa culto.
Dentro queste differenze c’è spazio per la tenerezza. Il Qur’an riporta le parole con cui ʿĪsā dirà di aver chiamato solo all’adorazione di Allāh, suo Signore e nostro Signore. I cristiani amano Maryam e ne custodiscono la verginità. Noi, gente del Qur’an, la onoriamo come maestra di tawḥīd. Davanti a lei ci si ferma con rispetto, come davanti a una madre che ha sofferto per la verità.
Se vogliamo seguirla senza retorica, facciamo tre passi. Il primo: il voto. Consegnare a Dio ciò che in noi scalpita. I genitori imparano a vedere i figli come deposito, non proprietà. I figli imparano a vedersi come consegna, non progetto narcisista. Il secondo: il miḥrāb. Ritagliarsi una stanza interiore dove l’anima impara a dire viene da Allāh e riceve provvidenze che a volte non si spiegano. Il terzo: la palma. Scuotere anche quando tremiamo. Fare il poco che tocca a noi, e lasciare il molto a Lui. Non serve spettacolo. Serve verità.
Se qualcuno chiede perché onoriamo così Maryam senza adorarla, la risposta è semplice. L’adorazione è per la Sorgente, non per i canali. Maryam è canale puro. Il suo onore cresce quando custodiamo il suo ruolo di segno e madre del profeta ʿĪsā, alayhi as-salām. Le sue fatiche diventano scuola: il ritiro, lo sguardo della gente, la paura della vergogna. Tutto educa a cercare rifugio solo in Allāh. E poiché l’Islam non mette sul corpo femminile lo stigma dell’impurità, Maryam smentisce ogni teologia che voglia caricare sulle donne il peso del peccato altrui. Allāh la chiama veridica, devota, custodita. Le donne che la seguono non si piegano agli sguardi, si affidano a Dio. È la libertà più alta.
I sapienti hanno riflettuto su un dettaglio: il miḥrāb dove scendeva una provvidenza non cercata. Si dice che quelle provviste fossero fuori stagione, come a dire che il calendario del cuore lo decide il Ricco, non l’agenda del mondo. La regola è semplice: quando il servo si occupa di Allāh, Allāh si occupa dei suoi bisogni. Non è magia, è ordine nascosto.
C’è un’ultima carezza. Oltre a difenderla dal buhtān, Allāh presenta Maryam come esempio per chi crede, uomini e donne. Non è solo un modello femminile. È il ritratto di una fede che non fa rumore: pudore custodito, fiducia nelle parole del Signore, stabilità nell’obbedienza. La nostra epoca ama i miracoli appariscenti. Maryam propone un miracolo più difficile: far parlare la verità senza alzare la voce.
Per chiarezza fraternamente detta, le differenze con il racconto biblico stanno in quattro punti. Primo: la divinità di ʿĪsā. Il cristianesimo professa il Verbo fatto carne e la Trinità; l’Islam custodisce il tawḥīd e riconosce in ʿĪsā un profeta onorato, servo di Allāh. Secondo: il peccato originale. Il cristianesimo legge la storia sotto quel segno e la redenzione nel sacrificio di Cristo; l’Islam afferma responsabilità personale, tawbah aperta e misericordia disponibile. Terzo: la crocifissione. Per i cristiani è il cuore della salvezza; il Qur’an dichiara che non lo uccisero e non lo crocifissero, ma fu fatto apparire loro così, e che Allāh lo elevò a Sé. Quarto: il ruolo di Maryam. Venerata in entrambe le tradizioni; per i cristiani è anche luogo di intercessione e dogmi mariani; nell’Islam è onorata senza culto, madre di un profeta e segno per i mondi. Dirlo con calma è già amore per la verità e rispetto reciproco.
Un dettaglio pratico ci aiuta ogni giorno. Il comando di scuotere la palma distingue tra tawakkul e trascuratezza. Il primo è affidarsi; la seconda è lasciare andare tutto. Maryam non è trascurata: si affida e agisce. Il neonato che parla ci insegna cos’è una karāmah: un segno dato a chi è veridico, non per farsi grande, ma per difendere un diritto violato, in quel caso l’onore della madre. E quel bi-idhni Allāh ripetuto ci educa a vedere, in ogni meraviglia, il Permesso del Signore. Anche il modo in cui il Qur’an nomina ʿĪsā come “figlio di Maryam” è un promemoria: l’onore di una donna è teologia pratica.
Concludiamo con una invocazione che abbracci tutti, onorando Maryam, stringendo musulmani e cristiani sul bene e chiedendo per ciascuno la luce del tawḥīd.
O Allāh, Signore dei cieli e della terra, Tu che hai scelto Maryam, alayhā as-salām, l’hai purificata e l’hai fatta segno limpido per i mondi, rendi i nostri cuori casti come il suo, le nostre lingue veridiche come la sua, i nostri miḥrāb vivi come il suo. O Allāh, Tu che hai sostenuto ʿĪsā figlio di Maryam, alayhi as-salām, con lo Spirito di santità, dona alle nostre comunità la forza di difendere l’onore delle madri, proteggere i piccoli e parlare solo con verità. O Allāh, illumina musulmani e cristiani con amore per Te e rispetto reciproco; allontana calunnie e incomprensioni; facci camminare insieme sulle porzioni di verità che già riconosciamo e guidaci a ciò che non vediamo ancora. O Allāh, guarisci le nostre cecità e le nostre lebbre interiori come guaristi, per il Tuo Permesso, ai tempi di ʿĪsā, alayhi as-salām; ridona vita ai morti che portiamo nel petto e fa scorrere per noi un ruscello ai piedi delle nostre prove. O Allāh, benedici Maryam, l’eletta devota; benedici ʿĪsā, alayhi as-salām, profeta di misericordia e segno del Tuo potere; benedici Muhammad ﷺ, sigillo dei profeti e misericordia per i mondi. Radunaci nel Giorno in cui la pace scenderà su chi nasce, muore e sarà risuscitato alla Tua Presenza, tra i veridici e i giusti. Āmīn.




