Nel cuore dell’Islām si cela una visione armoniosa e sacra del mondo naturale, una visione che trascende l’ecologia moderna per farsi atto di devozione e riconoscimento della Signoria di Allāh su ogni cosa creata. Il musulmano è chiamato a vivere in equilibrio con l’ambiente, come khalīfa (vicario, custode) sulla terra, incaricato di proteggere, non saccheggiare; di contemplare, non sfruttare; di rispettare, non dominare. L’Islām non separa la spiritualità dall’ambiente: ogni creatura, ogni pianta, ogni animale, ogni montagna e pietra, è parte del dhikr cosmico, del ricordo continuo di Allāh
Allāh ﷻ dice nel Corano:
“Non c’è nulla che non Lo glorifichi con la lode, ma voi non comprendete il loro tasbīḥ.” (Sura al-Isrā’, 17:44)
Questa āyah è un fondamento immenso: ogni creatura loda il suo Creatore, in un linguaggio che ci è stato celato per misericordia, ma che è reale, vivo, costante. Le pietre, gli alberi, gli uccelli, i mari, gli animali e persino le cose inanimate — tutto prega e glorifica Allāh.
La Creazione come segno e manifestazione di Allāh
L’Islām ci insegna che la natura non è solo funzionale o bella: è āyah, segno visibile della presenza e della perfezione di Allāh. Il Corano è pieno di riferimenti agli animali, ai cieli, ai mari, ai frutti, alla pioggia, agli alberi, al vento, al sole e alla luna. Questi non sono meri ornamenti della rivelazione, ma segni da contemplare con cuore sveglio.
“In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno, vi sono segni per coloro che riflettono.”(Sura Āl ʿImrān, 3:190)
Guardare la natura, rispettarla, prendersene cura, è un atto di adorazione.
“E il cielo, Egli lo ha innalzato, e ha posto la bilancia, affinché non eccediate nella bilancia.” (Sura al-Raḥmān, 55:7-8)
Gli animali: creature senzienti, comunità come noi
Allāh ﷻ dice:
“Non c’è creatura sulla terra, né uccello che vola con le ali, che non faccia parte di comunità come voi. Non abbiamo trascurato nulla nel Libro. Poi saranno tutti ricondotti al loro Signore.” (Sura al-Anʿām, 6:38)
Questo versetto meraviglioso ci ricorda che ogni specie animale è una ummah, una comunità con leggi, comportamenti, istinti e relazioni, sottomessa ad Allāh. Gli animali non sono oggetti, ma esseri viventi con dignità, adoratori silenziosi, servitori di Allāh.
Il Profeta Muhammad ﷺ ha affermato:
“Chi uccide un uccellino per gioco, Allāh gli chiederà conto nel Giorno del Giudizio.” (Ṣaḥīḥ al-Nasā’ī)
E in un altro hadīth:
“Una donna fu condannata all’Inferno per aver chiuso in gabbia una gatta fino a farla morire. Non le diede da mangiare, né la lasciò libera di nutrirsi da sola.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Muslim)
Il rispetto per gli animali non è un’opzione, è dovere religioso. L’Islām proibisce con forza l’uccisione inutile, l’uso degli animali per puro divertimento o per gare crudeli. Il Profeta ﷺ ha proibito di usare animali come bersagli, e ha detto:
“Non prendete come sedili le schiene degli animali: essi non sono che comunità come voi.” (Abū Dāwūd)
Gli animali parleranno nel Giorno del Giudizio e riceveranno giustizia per ogni torto subito
“Allora Allāh ristabilirà la giustizia tra le creature: il corno dell’ariete sarà reso contro quello che è stato colpito, e poi sarà detto agli animali: ‘Diventate polvere!’ E il miscredente dirà: ‘Ahimè! Se solo fossi stato polvere anch’io!’” (Sura al-Naba’, 78:40)
I sapienti spiegano che questa giustizia assoluta include ogni creatura, non solo gli uomini. Persino gli animali si vedranno restituito ciò che hanno subito.
Approfondimento: ma gli animali andranno in Paradiso? Li ritroveremo nell’Aldilà?
Questa è una delle domande più profonde e tenere che i cuori dei credenti, soprattutto i più sensibili verso le creature, si pongono:
che fine faranno gli animali nell’Aldilà? Esiste per loro un Jannah? Li rivedremo?
L’Islām risponde a queste domande con delicatezza e profondità, lasciando spiragli di speranza e di misericordia, pur mantenendo il mistero del Ghayb (l’invisibile).
Gli animali saranno resuscitati e giudicati
Prima di tutto, gli animali saranno resuscitati nel Giorno del Giudizio, come esplicitato nel Corano:
“Quando le bestie saranno radunate…” (Sura al-Takwīr, 81:5)
I mufassirūn (commentatori del Corano), come al-Qurṭubī, spiegano che questo versetto indica la resurrezione di tutti gli animali, che saranno radunati per essere giudicati in modo giusto da Allāh, secondo la loro natura. Non saranno giudicati come gli esseri umani — perché non hanno responsabilità morali o religiose — ma riceveranno giustizia per ogni torto subito.
Il Profeta Muhammad ﷺ ha detto:
“In verità, tutte le creature si vedranno rese giustizia nel Giorno del Giudizio. Persino l’ariete cornuto riceverà giustizia contro quello senza corna che ha colpito.” (Muslim, 2582)
E quando Allāh avrà reso giustizia tra tutti gli animali, sarà detto loro di diventare polvere:
“Poi Allāh dirà agli animali: ‘Diventate polvere!’ e in quel momento il miscredente dirà: ‘Oh, fossi anch’io polvere!’” (Sura al-Naba’, 78:40)
Questa frase è riportata anche in vari ḥadīth, dove il Profeta ﷺ spiega che gli animali, dopo aver ricevuto giustizia, saranno trasformati in polvere, non dovendo essere ricompensati o puniti nell’Aldilà, perché non hanno responsabilità legate a obblighi religiosi.
Ma allora: andranno in Paradiso?
Qui si aprono diverse opinioni tra i sapienti. La posizione più comune è che gli animali non saranno premiati con il Paradiso o l’Inferno, perché non hanno responsabilità morali o religiose come gli esseri umani e i jinn. Tuttavia, questa non è una regola assoluta. Alcuni animali specifici e benedetti, menzionati nei testi sacri, avranno un destino nobile o saranno presenti nel Paradiso, per onore e saggezza divina.
I sapienti citano alcuni esempi:
- Il cane dei compagni della caverna (Sura al-Kahf)
- Il cane che accompagnava i ashāb al-kahf è stato menzionato nel Corano in modo onorevole, e alcuni sapienti (tra cui al-Qurṭubī e al-Bayḍāwī) hanno ritenuto possibile che sia entrato nel Paradiso come ricompensa per la sua lealtà e per essere stato in compagnia dei giusti.
- L’asino del profeta ʿUzayr (Esdra)
- Narrato nella Sura al-Baqara (2:259), fu ucciso e poi riportato in vita da Allāh, come segno. Anche qui, alcuni sapienti videro in ciò un’indicazione della possibilità che certi animali possano essere onorati nell’Aldilà.
- Gli animali del Paradiso
- Il Profeta ﷺ ha parlato di uccelli paradisiaci di bellezza e dimensioni straordinarie, di cavalli e cammelli nei Giardini, di animali creati unicamente per il Jannah. Egli disse: “Nel Paradiso ci sono uccelli i cui colli sono come il collo del cammello.” (Musnad Aḥmad, Ṣaḥīḥ al-Jāmiʿ)
Questi animali non provengono dalla terra, ma ci indicano che il Paradiso non è privo di animali, anzi, la loro presenza vi è testimoniata, e contribuisce alla bellezza e al conforto eterno.
Ritroveremo i nostri animali amati?
Questa è una questione che tocca il cuore, soprattutto di chi ha perso un animale che ha amato sinceramente. Sebbene non vi siano ḥadīth espliciti che affermino con certezza che “ritroveremo i nostri animali domestici in Paradiso”, l’ampiezza della misericordia di Allāh ci lascia sperare.
Allāh ﷻ dice:
“La Mia misericordia abbraccia ogni cosa.” (Sura al-Aʿrāf, 7:156)
I sapienti come Ibn al-Qayyim (raḥimahullāh) hanno espresso che nulla impedisce che, per amore e misericordia, Allāh possa ricreare nel Jannah ciò che è stato amato e perduto nel dunyā — compresi animali, paesaggi, affetti.
“Per loro ci sarà in esso tutto ciò che desiderano e di più.” (Sura Qāf, 50:35)
Se nel tuo cuore il desiderio di rivedere un animale amato è sincero, puro, profondo, Allāh può esaudirlo, come forma di ricompensa e conforto.
Il grande sapiente al-Shawkānī (raḥimahullāh) scrisse:
“Allāh è capace di ricreare, per i beati del Paradiso, tutto ciò che amavano, anche ciò che apparteneva al mondo materiale, affinché la loro gioia sia completa.”
Conclusione: fiducia nella misericordia
Gli animali sono creature pure, che non commettono peccato, non rifiutano Allāh, e vivono secondo la natura che Egli ha ispirato in loro. Saranno resuscitati, giudicati, e verrà resa loro giustizia. Alcuni riceveranno un onore speciale, ed è possibile che alcuni — per saggezza divina — godano del Paradiso.
Quanto agli animali che abbiamo amato: non c’è limite al potere e alla misericordia di Allāh. Se sarà bene per noi e motivo di gioia, li ritroveremo, o Allāh ci donerà una gioia ancora più grande.
E Allāh ne sa di più.
E Lui è il più Misericordioso dei misericordiosi
Piantare alberi, coltivare la terra: ṣadaqah continua
Il Profeta ﷺ ha dato un’immensa importanza al piantare alberi, considerandolo atto di adorazione, ṣadaqah jāriyah, beneficenza continuativa.
“Non c’è musulmano che pianti un albero o semini qualcosa, di cui poi un uccello, una persona o un animale si nutra, senza che ciò sia per lui un’elemosina.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
E disse anche:
“Se l’Ora (il Giorno del Giudizio) sta per iniziare e uno di voi ha una pianta in mano, se riesce a piantarla prima che arrivi, lo faccia.”(Musnad Aḥmad)
Piantare, coltivare, curare la terra — persino negli ultimi attimi della vita terrena — è un atto di speranza e devozione.
L’Islām proibisce anche l’abbattimento inutile degli alberi e la devastazione dell’ambiente, persino in tempo di guerra. I Califfi dopo il Profeta ﷺ, come Abū Bakr (che Allāh sia soddisfatto di lui), vietarono di bruciare alberi, tagliare frutteti o danneggiare fonti d’acqua nelle terre conquistate.
Le piante e la terra glorificano Allāh
Il Corano ci insegna che ogni parte della natura adora Allāh, anche se non percepiamo il loro linguaggio:
“Le sette dimensioni dei cieli, la terra e tutto ciò che vi è in essi Lo glorificano. Non c’è nulla che non Lo celebri, ma voi non capite il loro glorificare.” (Sura al-Isrā’, 17:44)
Anche le montagne glorificavano Allāh con il Profeta Dāwūd (Davide), pace su di lui:
“O montagne, cantate le lodi assieme a lui, e anche voi uccelli!” (Sura Ṣād, 38:18-19)
Questo ricorda ai credenti che vivono in un mondo intrinsecamente devoto, e che ogni passo sulla terra è fatto in mezzo a creature che ricordano Allāh.
Custodi e non padroni: il ruolo del musulmano
Il concetto islamico di khilāfah — custodia — è centrale. Allāh ﷻ ci ha posto come custodi sulla terra, non come dominatori:
“E quando il tuo Signore disse agli angeli: ‘Io porrò sulla terra un vicario (khalīfah)’…” (Sura al-Baqara, 2:30)
Il khalīfah è colui che agisce con giustizia, rispetto, cura e consapevolezza, tenendo conto che ogni azione sarà registrata. Sprecare l’acqua, contaminare l’ambiente, danneggiare la fauna e la flora, abbattere boschi senza necessità — sono peccati e trasgressioni.
Il Profeta ﷺ: il primo ecologista della storia
Il Profeta Muhammad ﷺ è l’esempio perfetto del rispetto per la natura. Camminava a piedi, non abusava delle cavalcature, usava poca acqua persino per fare il ghusl e il wuḍūʾ. Si narra che vide Saʿd ibn Abī Waqqāṣ usare troppa acqua per il wuḍūʾ e gli disse:
“Che è questa esagerazione, o Saʿd?”
Saʿd rispose: “Si può eccedere anche nel wuḍūʾ?”
Rispose: “Sì, anche se sei vicino a un fiume.” (Musnad Aḥmad)
Anche l’acqua deve essere rispettata.
Il Profeta ﷺ disse inoltre:
>”Il mondo è verde e bello, e Allāh ve lo ha affidato come custodi.”(Muslim)
In conclusione
Il rispetto della natura nell’Islām non è ecologia moderna: è ʿibādah (adorazione). È parte della nostra fede, della nostra spiritualità e della nostra responsabilità. Vivere in armonia con il creato è vivere in armonia con Allāh, perché ogni creatura è Suo segno, Suo servo, Suo adoratore.
Onorare gli animali, piantare alberi, evitare lo spreco, curare la terra, rispettare l’equilibrio, essere giusti verso le creature, evitare l’inquinamento, ridurre l’impatto distruttivo… tutto questo non è attivismo: è Islām.
E Allāh è il più Sapiente.




