Quando l’anima lascia il corpo: trattato sul Paradiso, Inferno, Tomba e Giorno del Giudizio

Il Paradiso, chiamato in arabo al-Jannah, è la dimora eterna della pace, della luce e della misericordia. È ciò che Allah ha preparato per i Suoi servi sinceri, coloro che hanno avuto fede, che hanno combattuto contro il proprio ego, che hanno pianto per timore del loro Signore e hanno compiuto il bene. Al-Jannah non è un concetto simbolico o un’astrazione spirituale, ma una realtà concreta, già creata, fisica e sublime, così come stabilito chiaramente dai versetti coranici e dagli insegnamenti del Profeta Muḥammad ﷺ.

Allah, Glorificato e Sublime, afferma:

«Coloro che credono e compiono il bene avranno i Giardini del Paradiso come residenza» (Sura al-Kahf, 18:107)

«Nessun’anima conosce ciò che è stato nascosto per loro, come refrigerio per gli occhi, in ricompensa di ciò che facevano» (Sura al-Sajdah, 32:17)

Il Profeta ﷺ spiegò questo mistero in un ḥadīth qudsī raccolto nei due Ṣaḥīḥ:

«Allah disse: Ho preparato per i Miei servi devoti ciò che nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha udito e mai ha sfiorato il cuore umano».

I sapienti dei Salaf, come al-Ṭaḥāwī, Ibn Taymiyyah e Ibn Abī al-ʿIzz, confermarono che il Paradiso è già stato creato, e che il verbo uʿiddat (“è stato preparato”) nei versetti del Corano è prova evidente della sua esistenza attuale. Allah dice:

«Affrettatevi verso il perdono del vostro Signore e verso un Paradiso vasto quanto i cieli e la terra, preparato per i timorati» (Sura Āl ʿImrān, 3:133)

Al-Jannah è chiamato così perché è un giardino che avvolge, che protegge, che nasconde meraviglie sotto le sue fronde e i suoi palazzi. È anche definito Dār al-Salām, la Dimora della Pace, come in Sura Yūnus (10:25), perché in essa non ci sarà paura, dolore, angoscia o malattia. In altri versetti è nominato Jannāt ʿAdn, i Giardini dell’Eden, e al-Firdaws, il grado più alto e più nobile, posizionato proprio sotto il Trono di Allah. I nomi sono molteplici e ogni nome ne riflette una caratteristica unica: rifugio, bellezza, permanenza, elevazione, eternità.

Il Profeta ﷺ disse:

«Quando chiedete ad Allah, chiedetegli al-Firdaws, poiché esso è il centro e il livello più alto del Paradiso, e sopra di esso si trova il Trono del Misericordioso» (al-Bukhārī)

Il Paradiso ha cento livelli, e tra ogni livello c’è una distanza come quella che separa il cielo dalla terra. Coloro che compiono il jihād per la causa di Allah, con cuore sincero e animo retto, avranno i gradi più alti. Così disse il Profeta ﷺ:

«Il Paradiso ha cento gradi che Allah ha preparato per coloro che compiono il jihād per la Sua causa. Tra ogni grado c’è una distanza come tra il cielo e la terra» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)

Il Paradiso ha anche otto porte, ognuna riservata a una categoria di credenti. Chi eccelle nel digiuno entrerà dalla porta di al-Rayyān, mentre altri saranno chiamati dalla porta della ṣalāh, della sadaqah, della pazienza, del pentimento. Il Profeta ﷺ raccontò che alcune persone, come Abū Bakr al-Ṣiddīq, saranno chiamate da tutte le porte, poiché eccellevano in ogni forma di adorazione.

«In verità, nel Paradiso ci sono otto porte. Una si chiama al-Rayyān, ed è riservata a coloro che digiunano» (al-Bukhārī)

«Chiunque fra voi chiami l’adhān con sincerità e intenzione pura, entrerà in Paradiso» (Muslim)

Le ricompense del Paradiso sono oltre ogni immaginazione. I fiumi scorrono limpidi e senza argini, formati non solo da acqua, ma anche da latte il cui sapore non cambia, miele purissimo e vino che non intossica. Ogni desiderio è soddisfatto appena pensato. I frutti si abbassano docilmente al tocco, e i servitori – giovani eterni – li offrono con sorrisi, splendidi come perle sparse. I letti sono rialzati, le stanze illuminate da luce che non brucia, le tende pendono alte tra i giardini, e ogni dimora è costruita con mattoni d’oro e d’argento, cementati con muschio puro. I pavimenti brillano come zaffiri, e l’aria è densa di un profumo dolce e familiare.

Le vesti sono di seta fine e di broccato, i bracciali d’oro, le corone scintillanti. I cuscini sono allineati, i tappeti distesi, e il suono che circonda i beati è fatto di parole di pace, di salām, e canti melodiosi degli uccelli del Paradiso. Nessuna fatica, nessuna stanchezza, nessun dolore tocca i corpi trasfigurati nella beatitudine.

Allah dice:

«In esso non sentiranno vanità né falsità, ma solo parole di pace. E avranno il loro sostentamento mattina e sera» (Sura Maryam, 19:62)

E ancora:

«Lì avranno tutto ciò che desiderano le anime, e avranno presso di Noi qualcosa in più» (Sura Qāf, 50:35)

Quel “di più” è il dono più alto: guardare il Volto di Allah, evento sublime che avverrà ogni settimana, secondo molti ḥadīth. Sarà un momento di luce che cancellerà ogni affanno, una visione che nessun’anima retta potrà dimenticare.

«Quel giorno i volti saranno radiosi, guardando il loro Signore» (Sura al-Qiyāmah, 75:22–23)

«Quando la gente del Paradiso entrerà, Allah chiederà: “Volete qualcosa di più?” Essi diranno: “Non ci hai reso i volti splendenti? Non ci hai fatto entrare nel Paradiso?” Allora Allah toglierà il velo, e nulla sarà per loro più dolce del guardare il loro Signore» (Ṣaḥīḥ Muslim)

Le Ḥūr al-ʿĪn, le spose del Paradiso, sono creature eterne, pure e riservate. I loro occhi sono neri e profondi, le loro voci melodiose. Vengono descritte come “perle custodite” e “amanti caste”, la cui pelle è trasparente come vetro, le vene visibili per purezza, il profumo eterno. Le donne credenti che entreranno in Paradiso saranno ancora più belle delle ḥūr: incoronate, elevate, purificate da ogni gelosia e imperfezione. Saranno riunite con i loro mariti, se anch’essi credenti, e vivranno nell’amore eterno.

I bambini credenti, morti giovani, saranno nel Paradiso: correranno leggeri tra i giardini, si aggrapperanno ai vestiti dei genitori fino a condurli anch’essi nel Giardino. Le madri piangenti troveranno consolazione nel rivederli, con volti radiosi e sorrisi infiniti.

Il Profeta ﷺ descrisse anche le dimore, dicendo che vi sono palazzi la cui parte interna si può vedere dall’esterno e viceversa. Sono castelli sospesi, trasparenti, dalle mura d’oro, con balconi che si affacciano sui fiumi e stanze collegate da ponti di luce. Ogni credente vi abiterà secondo il grado della sua fede, e Allah costruirà una casa in Paradiso a chi avrà costruito una moschea, anche piccola, nel mondo.

«Chi costruisce una moschea per Allah, anche minima come il nido di un uccello, Allah gli costruirà una casa in Paradiso» (al-Tirmidhī)

Ibn al-Qayyim scrisse: «Nel cuore dell’uomo c’è un vuoto che nulla riempie se non l’incontro con Allah nel Giardino. Il Paradiso è la vera patria dell’anima; finché non vi fa ritorno, sarà in esilio».

al-Ḥasan al-Baṣrī, uno dei grandi, affermò: «Il Paradiso è circondato da fatiche e prove, mentre il Fuoco è circondato dai desideri».

Una verità profonda che fu confermata dallo stesso Profeta ﷺ in un ḥadīth autentico.

Ibn Rajab al-Ḥanbalī disse: «Ogni sacrificio compiuto per Allah, ogni preghiera, ogni passo lasciato nella notte verso una moschea, è un gradino che si costruisce nel Giardino Eterno».

L’Inferno (Jahannam)

L’Inferno, Jahannam, è una verità terribile e concreta. È stato creato da Allah come luogo di punizione per chi Lo ha negato, per chi ha rifiutato la Sua misericordia, disprezzato i Suoi segni e persistito nella disobbedienza. Non è una metafora, non è un simbolo: è una realtà già esistente, con un corpo, una rabbia, una voce, un respiro. È un luogo in cui convergono la Giustizia e la Maestà del Signore dei mondi, e la sua descrizione, così come ci giunge dal Corano e dalla Sunnah, fa tremare i cuori e inumidire gli occhi.

Il suo stesso nome, Jahannam, indica profondità, oscurità e distanza. Ma non è l’unico nome: Allah, nella Sua parola, ha usato diversi nomi per descrivere i suoi volti, perché ciascuno rivela una sfumatura dell’orrore eterno. A volte è chiamato al-Nār (il Fuoco), altre volte al-Jaḥīm (la fiamma ardente), Saʿīr (il fuoco acceso), Laza (la vampata bruciante), Saqar, Ḥuṭamah, Hāwiyah. Ogni nome è più temibile del precedente. Ogni appellativo è una piaga che si apre nell’immaginazione del credente, e ogni descrizione ne scolpisce la realtà nei cuori tremanti.

Il Corano lo mostra come un fuoco divoratore, che divora la pelle, poi la ricrea, per ricominciare il tormento:

«Coloro che non credono nei Nostri segni, li getteremo nel Fuoco. Ogni volta che le loro pelli saranno bruciate, gliele sostituiremo con altre, affinché gustino il castigo. In verità, Allah è Possente e Saggio» (Sura al-Nisāʾ, 4:56)

Il Fuoco dell’Inferno è alimentato non da legna o carbone, ma da uomini e pietre, come se le anime stesse alimentassero la propria punizione:

«Temete il Fuoco il cui combustibile sono gli uomini e le pietre, preparato per i miscredenti» (Sura al-Baqarah, 2:24)

Ha sette porte, ognuna assegnata a un tipo di peccatore. Allah dice:

«In verità Jahannam è l’appuntamento per tutti loro. Ha sette porte, e per ciascuna vi è una parte assegnata» (Sura al-Ḥijr, 15:43–44)

Gli esegeti, come al-Qurṭubī e Ibn Kathīr, spiegano che ogni porta è una categoria di tormento, una dimensione specifica per le varie colpe: i miscredenti ostinati, i politeisti, gli ipocriti, i ribelli, gli oppressori, i lussuriosi, e coloro che trasgredivano con sapienza. Non tutti i peccatori sono uguali, e non tutti subiranno la stessa intensità. Ma l’orrore è unico.

Il Profeta ﷺ raccontò che l’Inferno sarà trascinato il Giorno del Giudizio da settantamila redini, e ad ogni redine ci saranno settantamila angeli che lo trattengono. Un milione di milioni di angeli per arginarlo, eppure esso si contorce, ringhia, emette suoni mostruosi, affamato delle anime dannate.

«Quel Giorno, Jahannam sarà portato. Avrà settantamila redini, e ad ogni redine settantamila angeli» (Muslim)

In un altro hadith, il Profeta ﷺ disse:

«L’Inferno si inalbera e respira. Ogni volta che respira, fa tremare tutto ciò che è nel cielo e sulla terra» (Ibn Mājah, autentico)

Le sue fiamme sono nere, perché hanno bruciato per millenni. Non rosse, non arancioni, ma nere come la notte più buia. Il Profeta ﷺ disse:

«Il Fuoco che voi accendete è solo una parte su settanta del Fuoco dell’Inferno».

Dissero: «O Messaggero di Allah, basterebbe quello!»

Rispose: «Il Fuoco dell’Inferno è stato bruciato sessantanove volte di più, ciascuna parte simile al fuoco che conoscete» (al-Bukhārī, Muslim)

Il guardiano dell’Inferno è un angelo temibile, di nome Mālik. Non ha sorriso mai. I dannati lo chiameranno per pietà, ma egli risponderà con parole severe:

«E grideranno: “O Mālik! Che il tuo Signore ci faccia morire!” Egli risponderà: “In verità, voi rimarrete qui”» (Sura al-Zukhruf, 43:77)

I peccatori grideranno finché le voci si spezzeranno, supplicheranno, prometteranno fedeltà, ma tutto sarà vano. Il Corano li descrive mentre chiedono di poter tornare indietro, anche solo per un’ora, ma ormai è troppo tardi:

«Se li vedessi mentre sono esposti al Fuoco: diranno, ‘Oh! Potessimo essere rimandati indietro…’» (Sura al-Anʿām, 6:27)

Ogni peccato avrà una punizione personalizzata: le lingue dei calunniatori saranno tagliate o trascinate, i corpi dei superbi saranno schiacciati dal fuoco, i cuori corrotti saranno incisi e rivoltati. Gli avari vedranno le loro ricchezze trasformate in catene ardenti. Le menzogne contro Allah diventeranno piaghe.

Il Profeta ﷺ vide durante il Miʿrāj uomini e donne legati, appesi, divorati, e disse:

«Quelli che ho visto con i visi graffiati erano i maldicenti. Quelli col petto squarciato erano coloro che avevano tradito la fiducia» (Musnad Aḥmad, autentico)

I munāfiqūn, gli ipocriti, subiranno la peggiore delle punizioni, nel livello più basso dell’Inferno:

«In verità, gli ipocriti saranno nei livelli più bassi del Fuoco» (Sura al-Nisāʾ, 4:145)

Ma vi è un terribile mistero: non tutti coloro che entrano in Jahannam vi rimarranno eternamente. I musulmani peccatori, se morirono senza aver compiuto shirk, potrebbero essere puniti temporaneamente, poi purificati e tratti in salvo. Questo concetto è confermato in diversi hadith, tra cui quello riportato da Abū Saʿīd al-Khudrī:

«Verrà un tempo in cui alcuni musulmani usciranno dall’Inferno dopo essere stati purificati dal fuoco, come il ferro nella fornace» (al-Bukhārī, Muslim)

Saranno riconosciuti dai segni del wudūʾ, e Allah permetterà l’intercessione del Profeta ﷺ. I sapienti, come al-Nawawī e Ibn Ḥajar, chiariscono che l’intercessione non varrà per chi muore nella miscredenza, ma sarà una misericordia per i monoteisti colpevoli.

Tuttavia, nessuno deve adagiarsi su queste speranze. Ibn al-Jawzī ammoniva: «Non ti fidare della tua fede se accompagni la disobbedienza. Non pensare di scampare a Jahannam solo perché pronuncerai “lā ilāha illa Allāh” con la lingua mentre il cuore si nutriva di veleno».

L’Inferno, nella sua realtà, è più vicino di quanto si creda. Il Profeta ﷺ disse che la distanza tra una persona e l’Inferno è come quella tra due dita. Ogni giorno, esso viene avvicinato. Eppure, Allah nella Sua Misericordia lo trattiene.

La Tomba, il Barzakh e le Prime Fasi dell’Aldilà

La tomba, o al-qabr, non è soltanto una fossa scavata nella terra: è l’inizio del viaggio eterno, la prima porta che si apre sull’Aldilà. Dopo la morte, l’anima del credente e quella del miscredente iniziano due percorsi completamente opposti, e il tempo della tomba — definito anche al-Barzakh, l’intervallo tra la vita terrena e la Resurrezione — è un mondo a sé, dove si manifestano le prime ricompense o i primi castighi.

Il Profeta Muḥammad ﷺ disse:

«La tomba è la prima delle stazioni dell’Aldilà. Se una persona vi trova salvezza, ciò che segue sarà più facile. Ma se vi fallisce, ciò che segue sarà ancora più duro» (Sunan al-Tirmidhī, 2308, ḥasan)

Quando l’anima lascia il corpo, non scompare, né si dissolve nel nulla. L’anima del credente sale verso i cieli, accompagnata da angeli profumati, che la portano fino al settimo cielo, e lì Allah la onora, come viene narrato nel lungo ḥadīth di al-Barāʾ ibn ʿĀzib:

«Quando il credente sta per lasciare questo mondo, angeli bianchi come il sole scendono dal cielo, con sudari profumati dal Paradiso. L’anima esce dolcemente come una goccia d’acqua dalla bocca di un otre, e viene avvolta in quel sudario. Il suo profumo si diffonde, e gli angeli salgono con essa fino a che Allah dice: “Riportatela nella terra, perché da essa li ho creati, e ad essa li restituirò”» (Aḥmad, autentico)

Per il miscredente, invece, la scena è opposta: angeli neri, minacciosi, scendono con un sudario grezzo e maleodorante, e l’anima viene strappata come un uncino che lacera la carne. Viene respinta dai cieli, e Allah dice:

«Scrivete il suo nome nel Sijjīn, e riportatelo sulla terra…»

Una volta deposto il corpo nella tomba, iniziano le domande: due angeli – Munkar e Nakīr – si presentano. Sono spaventosi nell’aspetto e nella voce. Fanno tre domande:

“Chi è il tuo Signore?”

“Qual è la tua religione?”

“Chi è il tuo Profeta?”

Se il defunto era credente, Allah gli dona fermezza, come dice nel Corano:

«Allah rafforza i credenti con la parola salda nella vita presente e nell’Aldilà» (Sura Ibrāhīm, 14:27)

Egli risponderà con serenità: “Il mio Signore è Allah, la mia religione è l’Islām, il mio Profeta è Muḥammad ﷺ”. Allora una voce dai cieli dirà: “Il mio servo ha detto la verità”, e la tomba si allargherà fino a diventare come una distesa. Un letto del Paradiso gli sarà offerto, e una finestra si aprirà mostrando la sua futura dimora. L’odore del Paradiso riempirà l’aria, e dormirà come un neosposo, felice e sicuro.

Se invece era un miscredente o ipocrita, confuso, risponderà: “Eh… non so… ho sentito la gente dire qualcosa e l’ho detto anch’io…” e una voce dirà: “Ha mentito!” Allora la tomba si stringerà finché le sue costole si toccheranno, sarà colpito con un martello che, se fosse usato su una montagna, la distruggerebbe. Griderà con un urlo che tutti gli esseri viventi udiranno, eccetto gli uomini e i jinn.

Queste narrazioni sono confermate nei Ṣaḥīḥ, e i sapienti dell’Ahl al-Sunnah wa al-Jamāʿah le considerano parte del credo. Ibn Taymiyyah, al-Qurṭubī, al-Ṭaḥāwī, Ibn Qayyim e altri affermano che il castigo o la beatitudine della tomba sono reali, anche se non visibili agli occhi terreni. Si tratta di una realtà barzakhīyah, tra questo mondo e il Giorno del Giudizio.

Il castigo della tomba colpirà per peccati che molti considerano leggeri. Il Profeta ﷺ, passando davanti a due tombe, disse:

«Questi due stanno subendo un castigo, e non per qualcosa di grande agli occhi della gente. Uno non si proteggeva dall’urina (durante il bisogno), e l’altro sparlava tra la gente» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)

Ibn Rajab al-Ḥanbalī commentò: “Il più pericoloso dei peccati è quello che viene sottovalutato. Poiché l’uomo non si pente, il castigo lo coglie all’improvviso.”

Il Barzakh, questa fase intermedia, dura fino al Soffio nella Tromba. È il tempo in cui i martiri sono vivi, come Allah disse:

«Non dite che coloro che sono stati uccisi per la causa di Allah sono morti. Anzi, sono vivi presso il loro Signore e ricevono sostentamento» (Sura Āl ʿImrān, 3:169)

Il Profeta ﷺ disse che le anime dei martiri vivono in uccelli verdi nei cieli del Paradiso, posandosi sotto il Trono, volando liberamente finché Allah non le farà tornare ai loro corpi il Giorno della Resurrezione (Ṣaḥīḥ Muslim).

Alcune anime possono essere trattenute nella tomba, altre muoversi liberamente. Ibn al-Qayyim spiegò che le anime dei giusti si visitano, si conoscono, si raccontano ciò che accade nel mondo, mentre quelle malvagie sono imprigionate, tormentate, confuse.

I bambini piccoli, se muoiono prima della pubertà, sono tra gli abitanti del Barzakh più puri. Secondo alcuni ḥadīth, fanno duʿāʾ per i loro genitori e insistono davanti ad Allah affinché Egli li riunisca a loro.

Durante il Barzakh, le visite alle tombe non sono vietate, anzi, raccomandate. Il Profeta ﷺ disse:

«Visitate le tombe, poiché vi ricordano l’Aldilà» (Muslim)

E la pace si invia alle tombe dei profeti e dei martiri: «La tua pace mi giunge ovunque tu sia», disse il Profeta ﷺ, indicando che i salām arrivano anche nel Barzakh.

Il Giorno del Giudizio (Yawm al-Qiyāmah)

Yawm al-Qiyāmah, il Giorno della Resurrezione, è il giorno più lungo, più terribile e più decisivo che l’umanità vivrà. È un giorno promesso da Allah, menzionato nel Corano con decine di nomi, ciascuno dei quali svela un volto diverso della sua maestà e potenza: Yawm al-Ḥisāb (il Giorno del Resoconto), Yawm al-Faṣl (il Giorno della Separazione), Yawm al-Taghābun (il Giorno del Rimpianto), Yawm al-Ḥasrah (il Giorno del Rammarico), Yawm al-ʿAṣīr (il Giorno Difficile), Yawm al-Dīn (il Giorno della Retribuzione), e infine al-Ṣākhkhah, al-Ṭāmmat al-Kubrā, al-Qāriʿah, nomi che indicano il fragore che spazzerà ogni cosa.

Il Giorno del Giudizio inizierà con il soffio nella Tromba (al-Ṣūr), affidata all’angelo Isrāfīl, già pronto, con le labbra appoggiate al corno, attendendo solo l’ordine divino. Il Profeta ﷺ disse:

«Come potrei essere felice mentre l’angelo del Soffio ha già piegato la fronte e ha già sollevato la tromba alla bocca, aspettando il permesso di soffiare?» (Musnad Aḥmad)

Con il primo soffio, tutto ciò che vive nei cieli e sulla terra morirà, eccetto coloro che Allah vorrà risparmiare. Il mondo intero collasserà: le montagne voleranno in aria come lana cardata, il mare ribollirà, le stelle si spegneranno, il cielo si spaccherà. Allah dice:

«Il giorno in cui la tromba sarà suonata, tutti moriranno nei cieli e sulla terra, tranne coloro che Allah vorrà. Poi essa sarà soffiata ancora, ed essi si rialzeranno, in piedi, osservando» (Sura al-Zumar, 39:68)

Con il secondo soffio, tutti gli esseri umani saranno resuscitati: nudi, scalzi, non circoncisi, su una terra bianca e piatta, diversa da quella che conoscevano. ʿĀʾishah (che Allah sia soddisfatto di lei) chiese:

«O Messaggero di Allah, uomini e donne si guarderanno gli uni gli altri?»

E il Profeta ﷺ rispose:

«O ʿĀʾishah, la situazione sarà troppo grave perché qualcuno guardi qualcun altro» (Ṣaḥīḥ Muslim)

Le persone saranno in piedi per 50.000 anni, sotto un sole che si avvicinerà a un miglio di distanza. Il sudore sommergerà gli uomini: alcuni fino alle caviglie, altri fino alle ginocchia, altri fino al petto, e alcuni affogheranno nel loro stesso sudore, secondo i loro peccati. In quel giorno, le madri dimenticheranno i figli, gli amici si eviteranno, i profeti pregheranno per se stessi. Solo uno implorerà per la salvezza dell’umanità: Muḥammad ﷺ.

«O Allah! La mia Ummah, la mia Ummah!»

In quel giorno, le pagine delle azioni (ṣuḥuf) voleranno e saranno consegnate:

chi riceverà il proprio libro nella mano destra, sarà tra i salvati.

Chi lo riceverà nella mano sinistra o dietro la schiena, sarà tra i dannati.

«Quanto a chi riceverà il suo libro con la mano destra, sarà giudicato con facilità. Quanto a chi lo riceverà dietro la schiena, invocherà la distruzione, e brucerà nel fuoco» (Sura al-Inshiqāq, 84:7–12)

Seguirà il momento del Mīzān, la Bilancia. Le buone e cattive azioni verranno pesate, finanche un atomo, come dice Allah:

«Chi avrà fatto il peso di un atomo di bene lo vedrà. E chi avrà fatto il peso di un atomo di male lo vedrà» (Sura al-Zalzalah, 99:7–8)

La Bilancia è reale, con due piatti e un ago, come descritto da Ibn ʿAbbās e altri. Ibn Taymiyyah e Ibn Qayyim affermano che anche le parole e le intenzioni verranno pesate, e che una sincera testimonianza di fede (lā ilāha illa Allāh) potrà superare montagne di peccati.

Dopo il giudizio, si passerà sul Sirāṭ, il ponte che attraversa l’Inferno, più sottile di un capello e più tagliente di una spada. Tutti dovranno attraversarlo. Alcuni lo faranno come un lampo, altri come un cavallo al galoppo, altri strisciando. Sotto il ponte, i ganci dell’Inferno afferreranno i peccatori e li trascineranno giù. Solo chi ha luce nel cuore riuscirà a passare.

«E non vi è nessuno tra voi che non vi passerà sopra: è un decreto del tuo Signore» (Sura Maryam, 19:71)

I profeti guideranno le loro comunità, e Muḥammad ﷺ sarà alla testa dell’intercessione, dicendo:

«O Signore, salvami e salva la mia Ummah» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)

Prima del passaggio sul Sirāṭ, il Profeta ﷺ attenderà la sua Ummah accanto al Lago di Kawthar, un bacino che Allah gli ha donato:

«In verità ti abbiamo dato al-Kawthar» (Sura al-Kawthar, 108:1)

Il suo profumo è più dolce del muschio, la sua acqua più bianca del latte, e chi berrà da esso non avrà più sete, mai più. Le coppe sono numerose come le stelle nel cielo. Ma alcuni verranno respinti dagli angeli. Il Profeta ﷺ dirà: «Sono della mia Ummah!», ma gli verrà detto: «Tu non sai cosa hanno fatto dopo di te!»

Ibn Ḥajar e altri spiegano che si tratta di innovatori, ipocriti e peccatori noti, che hanno deviato dalla Sunnah. Un monito per tutti coloro che abbandonano l’Islam autentico.

Alla fine, coloro che sono salvati vedranno la ricompensa suprema: la Visione del Volto di Allah. Dopo che i beati avranno preso posto nei giardini, e i cuori saranno sereni, una voce chiamerà:

«O gente del Paradiso!»

Essi risponderanno: «Siamo presenti, o nostro Signore!»

Egli dirà: «Siete soddisfatti?»

Essi diranno: «Come potremmo non esserlo? Ci hai salvato dal Fuoco!»

Allora Allah solleverà il velo e nulla sarà più dolce per loro del guardare il Suo Volto Sublime. (Ṣaḥīḥ Muslim)

E così si concluderà il Giudizio, con la giustizia perfetta e la misericordia infinita. Ognuno avrà il proprio destino eterno. I giusti entreranno nei Giardini del Paradiso, e i miscredenti saranno trascinati nell’Inferno, dove vi rimarranno per sempre.

Riflessioni spirituali e preparazione all’Aldilà

Chi comprende davvero cosa significhi Paradiso, Inferno e Tomba, non può più vivere nello stesso modo. Il credente che medita seriamente sull’Aldilà cambia il suo passo, il suo tono, il suo sguardo. Cammina sulla terra con una consapevolezza diversa: non è più un semplice viandante, ma un ambasciatore della propria anima in terra straniera. Il Profeta ﷺ disse:

«Sii in questo mondo come se fossi uno straniero o un viaggiatore» (al-Bukhārī)

ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che trasmise questo ḥadīth, aggiungeva sempre:

«Quando sopraggiunge la sera, non aspettarti il mattino. E quando giunge il mattino, non aspettarti la sera. Approfitta della tua salute prima della malattia, e della tua vita prima della morte.»

L’Islām non insegna a scappare dal mondo, ma a vederlo come un ponte, non una dimora. I Salaf amavano dire:

«Il mondo è la prigione del credente e il paradiso del miscredente.»

Ibn al-Qayyim disse:

«Chi riconosce la natura del viaggio non si addormenta nell’osteria del mondo.»

Le prime generazioni vivevano con un’intensità che oggi ci sembra sconvolgente. ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, califfo giusto e devoto, ogni notte apriva la finestra, guardava il cielo e piangeva finché non bagnava la barba, dicendo: «Ah, la tomba… ah, il Giorno del Giudizio…» Sua moglie disse che non conobbe mai notte in cui non piangesse per l’Aldilà.

Ḥasan al-Baṣrī, quando sentiva parlare della tomba, sbiancava e tremava. Diceva:

«Non stupirti di chi piange, ma stupisciti di chi ride mentre sa che la Tomba è la prima tappa!»

Fāṭimah al-Zahrāʾ, figlia del Profeta ﷺ, sveniva quando sentiva parlare del Fuoco. Le donne del suo tempo, come Rābiʿah al-ʿAdawiyyah, non desideravano il Paradiso per i suoi fiumi e frutti, ma per la vicinanza a Allah. Rābiʿah diceva:

«Non ti amo per il Paradiso, ma perché sei degno d’amore.»

Ma ciò non deve indurci a pensare che amare Allah significhi dimenticare il Fuoco: al contrario, chi ama Allah teme la Sua ira più di chiunque altro, perché conosce la Sua Maestà. Il Profeta ﷺ, che era il più amato da Allah, piangeva notte dopo notte, e diceva:

«Come potrei dormire, sapendo che Isrāfīl ha già posto la tromba sulle labbra?» (Aḥmad)

Tutti i profeti hanno parlato dell’Aldilà: è il messaggio eterno. Nūḥ, Ibrāhīm, Mūsā, ʿĪsā – pace su di loro – tutti hanno ammonito i loro popoli sul Giorno della Resurrezione, la Ricompensa, il Castigo.

L’Islām è la chiusura del messaggio, ma anche la sintesi più chiara: ogni sura, ogni ḥadīth, richiama il destino eterno. E chi ci pensa, vive con lucidità.

Il consiglio dei sapienti era chiaro: «Medita ogni giorno sulla morte almeno una volta.»

al-Ḥasan al-Baṣrī diceva:

«Non passa giorno senza che l’Aldilà bussi al tuo cuore. Se non rispondi oggi, lo farai domani… o sarà troppo tardi.»

E ʿAlī ibn Abī Ṭālib – che Allah sia soddisfatto di lui – diceva:

«La gente dorme. Quando muore, si sveglia.»

Come prepararsi, allora?

Non con rituali vuoti. Non con paura sterile. Ma con azioni sincere, nascoste, costanti.

Una preghiera di notte, anche solo due rakʿāt.

Un giorno di digiuno a settimana.

Una mano tesa a un povero.

Una lacrima in duʿāʾ, anche in silenzio.

Un istighfār ripetuto mille volte nel cuore.

Il Profeta ﷺ disse:

«Proteggetevi dal Fuoco, anche con metà di un dattero.» (al-Bukhārī)

Ibn Rajab scrisse:

«Una parola può salvare, un sussurro può cambiare il destino. Non sottovalutare mai un piccolo bene.»

E tra le cose più grandi: studiare e trasmettere la conoscenza. Il Profeta ﷺ disse:

«Chi percorre una via per cercare scienza, Allah gli spiana una via verso il Paradiso.» (Muslim)

Chi insegna il Corano, chi insegna i nomi di Allah, chi insegna la preghiera ai bambini… sta costruendo la propria luce sul Sirāṭ.

E infine: invoca Allah ogni giorno, chiedendo ciò che il Profeta ﷺ insegnava:

«O Allah, proteggimi dal castigo della Tomba, dal tormento dell’Inferno, dalle prove della vita e della morte, e dal male del falso Messia» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)

E in un altro duʿāʾ:

«O Allah, rendi la Tomba un giardino del Paradiso, e non una fossa dell’Inferno!»

Questo trattato si chiude, ma il suo messaggio è eterno.

Non temere la morte se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo. Non temere l’Aldilà se Allah è il tuo rifugio.

E se mai sentirai il cuore tremare leggendo queste righe, sappi che è Allah che ti sta parlando, svegliandoti con dolcezza.

Che Allah ti doni la luce nel Barzakh, la salvezza sul Sirāṭ, il Kawthar tra le mani, il Paradiso come casa e il Suo Volto come gioia eterna.


Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
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