L’ḥijāb e il niqāb: cosa dice l’Islām?

Parte 1 — Introduzione e Concetto di Modestia (Ḥayāʾ) nell’, Origine e Significato di Ḥijāb e Niqāb

L’abbigliamento prescritto nella Sharīʿah per la donna musulmana, rappresentato principalmente dall’ḥijāb e dal niqāb, è uno dei temi più discussi, fraintesi e talvolta attaccati nella società contemporanea. Per comprenderlo appieno, è necessario andare oltre la superficie degli indumenti per cogliere la profondità spirituale, sociale e giuridica che ne costituisce il nucleo.

Al centro di questa riflessione si trova il concetto di modestia, o ḥayāʾ (حَيَاء), che è molto più di una semplice norma estetica o sociale: è una qualità spirituale essenziale, parte integrante della fede stessa. Il Profeta Muhammad — pace e benedizioni su di lui — ha detto chiaramente:

“Ogni religione ha una qualità distintiva, e la qualità distintiva dell’Islām è la modestia (ḥayāʾ).” (Hadith autentico, Ibn Mājah)

La ḥayāʾ è la manifestazione della consapevolezza del rapporto tra il credente e Allah, un sentimento di riverenza che spinge a custodire la propria dignità, a proteggere ciò che è intimo e a comportarsi con pudore e rispetto verso sé stessi e gli altri. Essa nasce dalla fitrah, la natura innata con cui Allah ha creato ogni essere umano, e guida la persona a preservare la propria purezza interiore ed esteriore.

Il Profeta ﷺ ha altresì affermato:

“La modestia è parte della fede.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ Muslim)

Da ciò emerge con chiarezza che il ḥijāb, inteso non solo come abito ma come comportamento e atteggiamento spirituale, è un’estensione naturale di questa modestia.

Il termine Ḥijāb nel Corano e nella Tradizione

Il termine ḥijāb (حجاب) ha in arabo un significato ampio, che va ben oltre il semplice velo per i capelli. Deriva dalla radice ḥ-j-b, che significa “nascondere”, “separare” o “proteggere con un velo”. Nel Qurʾān il termine è usato anche per indicare barriere fisiche o metaforiche, come una separazione tra uomini e donne non consanguinei.

Ad esempio, nel versetto 33:53, Allah dice:

“E quando chiedete loro [alle mogli del Profeta] qualcosa, chiedetelo da dietro un velo (ḥijāb).” (Sūrah al-Aḥzāb, 33:53)

Qui il ḥijāb non è semplicemente un capo di vestiario, ma una barriera che tutela la sfera privata e il rispetto reciproco tra uomini e donne, sottolineando la necessità di mantenere una distanza rispettosa che protegga la dignità di entrambe le parti.

Gli esegeti classici, come Ibn Kathīr e al-Qurṭubī, interpretano questo versetto come l’istituzione di un principio di pudore che governa l’interazione sociale, estendendo questo concetto alla copertura del corpo femminile come atto di tutela spirituale e sociale.

Distinzione tra Ḥijāb e Niqāb

Nel linguaggio comune, spesso si confondono ḥijāb e niqāb, ma in realtà sono due elementi distinti nella prassi e nel significato:

Il ḥijāb è il velo che copre i capelli, il collo e talvolta il petto, accompagnato da abiti larghi, non aderenti, opachi e sobri che coprono tutto il corpo eccetto volto e mani (secondo la maggioranza delle scuole). È la manifestazione esteriore della modestia femminile ed è obbligatorio per tutte le donne musulmane pubere e libere in presenza di uomini non maḥram.

Il niqāb è il velo che copre anche il volto, lasciando scoperti solo gli occhi o, in alcune varianti, anche parte di essi. La sua obbligatorietà è oggetto di diversa interpretazione tra i sapienti e varia in base al madhhab (scuola giuridica), al contesto culturale e sociale.

L’Obbligo del Ḥijāb nel Qurʾān: Versetti Fondamentali

L’obbligo del velo non si riduce a un singolo versetto, ma emerge chiaramente da un insieme di rivelazioni che formano una normativa complessiva. Tra i più significativi:

1. Sūrah an-Nūr (24:31):

“E di’ alle credenti di abbassare il loro sguardo, di custodire la loro castità e di non mostrare i loro ornamenti se non quello che è apparente. E che coprano il loro petto con i loro khimār…”

Il termine khimār indica un velo che copre la testa, il collo e il petto, contrastando la pratica preislamica di lasciarlo cadere liberamente sulle spalle, esponendo parti considerate intime. L’interpretazione dei più grandi esegeti è che questo versetto obbliga a coprire tutto il corpo femminile, eccetto mani e volto secondo la maggioranza.

2. Sūrah al-Aḥzāb (33:59):

“O Profeta, di’ alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti di tirare su di loro i loro jalābīb: sarà più facile che siano riconosciute (come donne caste) e non vengano molestate…”

I jalābīb sono ampi mantelli o abiti esterni che coprono tutto il corpo. Questo versetto evidenzia il fine sociale della copertura: proteggere la donna dalla molestia e dall’attenzione indebitamente sessualizzata.

3. Sūrah al-Aḥzāb (33:33):

“…e restate nelle vostre case, e non mostratevi come facevano le donne nei tempi dell’ignoranza…”

Questo versetto si rivolge principalmente alle mogli del Profeta ﷺ ma è un modello ideale per tutte le donne credenti: distinguersi con modestia, riservatezza e decoro.

Parte 2 — Fonti della Sunnah, Hadith sul Ḥijāb e il Niqāb, Opinioni delle Scuole Giuridiche e Spiegazioni Dettagliate

La comprensione dell’obbligo e della pratica del ḥijāb e del niqāb non può prescindere dallo studio approfondito della Sunnah del Profeta Muhammad ﷺ, cioè le sue parole, azioni e consuetudini, che forniscono la guida pratica per la comunità musulmana.

Hadith Autentici sul Velo

Uno dei hadith più noti e citati riguarda la parola della madre dei credenti ʿĀ’ishah (che Allah sia soddisfatto di lei), riportata da Muslim:

“Quando il Profeta ﷺ ordinò alle donne di coprirsi, disse: ‘O donne, quando uscite, non esponetevi come le donne che non hanno fede; copritevi con un velo che vi copra, affinché nessuno vi guardi con desiderio.'” (Muslim, Kitāb al-Jilbāb)

Questo hadith sottolinea due aspetti fondamentali: il velo non è uno strumento di repressione della femminilità, ma una forma di protezione e rispetto sociale, per evitare lo sguardo malevolo e la tentazione, creando così un ambiente di purezza.

Un altro hadith riportato da Abū Hūrayrah (che Allah sia soddisfatto di lui) e raccolto da Abū Dāwūd e Tirmidhī dice:

“Ogni donna che muore mentre ha qualcosa di più del necessario scoperto, entrerà nell’Inferno.”

Questo passaggio, sebbene forte e severo, pone l’accento sull’importanza della copertura integrale, intesa come rispetto rigoroso dei limiti stabiliti dalla Sharīʿah, non semplicemente un’usanza culturale. La “parte scoperta più del necessario” fa riferimento a parti del corpo che secondo il consenso delle scuole giuridiche devono essere coperte.

Analisi dettagliata di hadith meno noti sul velo

Oltre ai hadith più famosi e comunemente citati riguardo al ḥijāb e al niqāb, esistono testimonianze meno note ma ugualmente significative, che contribuiscono a chiarire con maggior profondità e sfumature il valore e l’importanza della copertura femminile nell’Islām. Questi detti profetici, spesso trasmessi da Compagne minori o da narratori meno frequentati, arricchiscono la comprensione del ḥijāb come pratica spirituale e sociale.

Ad esempio:


Narrato da `Aisha:
(la moglie del Profeta)

`Umar bin Al-Khattab era solito dire al Messaggero di Allah (ﷺ) :

“Lasciate che le vostre mogli siano velate” Ma Egli (ﷺ) non lo fece. Le mogli del Profeta (ﷺ) erano solite uscire per rispondere alla chiamata della natura solo di notte ad Al-Manasi.

“Una volta uscì Sauda, ​​la figlia di Zam`a ed era una donna alta. “Umar bin Al-Khattab la vide mentre era in una riunione e disse: “Ti ho riconosciuto, o Sauda!”

Egli (`Umar) lo disse poiché era in ansia per alcuni ordini divini riguardo al velo. Così Allah rivelò il Versetto dell’hijab. (Al-Hijab; una copertura completa del corpo escluso il occhi).


Hadith Abu Dawud 4101
“Quando giunse il versetto 33:59, le donne uscirono come se avessero dei corvi sopra la testa”

Narrato da Umm Salamah, Ummul Mu’minin:
Quando fu rivelato il versetto “Che avrebbero dovuto far scendere i loro veli su tutto il corpo”, le donne degli Ansar uscirono come se avessero dei corvi sopra le loro teste, indossando dei mantelli. “


Hadith Al Bukhari 4759
“Le donne tagliarono i loro abiti/lenzuoli e si coprirono la testa e il viso con quelli

Narrato da Safiya bint Shaiba:
`Aisha diceva: “Quando (il verso): “Dovrebbero far scendere i loro veli sul collo e sul petto,” fu rivelato, (le signore) tagliarono i loro lenzuoli intorno ai bordi e si coprirono la testa e il viso con quei pezzi di stoffa tagliati.”


Narrato da ‘Ā’ishah, la madre dei credenti:

Safyia, figlia di Shaibah,  ‘Ā’ishah, menzionando le donne degli ansār (“ausiliari” della citta di Medina), pregò per loro e parlò bene di loro. Lei quindi disse: -Quando la sura An-Nûr discese, presero i loro tendaggi, li strapparono e ne fecero dei veli per coprire le loro teste-” (Abū Dāwūd, libro 27, hadith 4089).


(Sahīh al-Bukhārī volume 1 libro 8 hadith 368).

Narrato da ‘Ā’ishah:

“L’ Apostolo di Allāh usava praticare la preghiera del fajr (dell’ alba) e alcune donne credenti coperte con i loro teli velanti usavano attendere l’ ora della preghiera del fajr con lui e poi ritornavano alle loro case irriconosciute”


Ibn Abbas:

“le donne credenti stavano assistendo alla preghiera del Subh, in moschea, ed esse ritornavano a casa senza che nessuno potesse riconoscerle.”


(Ibn Hazm (XI secolo) nel “I gradi del consenso”)

Safiyya, figlia di Shaybah, riferì:

”Mentre stavamo da ‘Ā’ishah, menzionammo le donne dei Quraysh e i grandi benefici di cui godevano, ed ‘Ā’ishah commentò: «In verità, le donne dei Quraysh godono grandi benefici, ma, per Allāh, io non ho visto meglio delle donne degli Ansâr per la volontà di accettazione del Libro di Allāh e per la fede nella Rivelazione: al momento in cui Suratu-n-Nûr fu rivelata, (ed in essa Allāh dice): “…di lasciar scendere il loro velo fin sul petto…”, subito i loro mariti tornarono da loro recitando ciò che Allāh aveva fatto discendere su di loro. L’uomo lo recitava a sua moglie, a sua figlia, a sua sorella e ad ogni parente femmina. Non una sola donna fece obiezione a ciò, prese il proprio mantello e si coprì il capo e il volto con accettazione e fede in ciò che Allah aveva rivelato nel Suo Libro. Il mattino seguente, esse erano dietro al Profeta coperte come se dei corvi neri si fossero messi sulle loro teste»


(Sahih Bukhari, Volume 6, Libro 60, Num. 282)

Narrato da Safiyah figlia di Shaibah:

‘Ā’ishah era solito dire: -“Quando (scese il versetto):”Essi dovrebbero tirare la loro jalabib sopra il collo e petto”, (le signore) hanno tagliato i lembi di vestiti ai bordi e coperto i loro volti con i pezzi tagliati”


“una donna con un velo sopra il suo viso venne a vedere Mohammed; stava cercando suo figlio che era stato ucciso in battaglia. Il Profeta le chiese: “Sei venuta qui a chiedere di tuo figlio mentre ti copri la faccia col velo?” E lei rispose: “Io sono afflitta per la perdita di mio figlio, non voglio soffrire anche per la perdita della mia modestia”. Compiaciuto, Mohammed le disse: “Tu otterrai la ricompensa di due martiri per tuo figlio” perché “è stato ucciso dal Popolo del Libro”.


la Madre dei Credenti ‘Aisha, rady Allàhu ‘anha, disse:

I pellegrini passavano accanto a noi, mentre ci trovavamo col Messaggero di Allàh. Quando erano vicini a noi, abbassavamo una parte del velo che portavamo sulla testa per coprire il nostro viso
[Riportato da Abu Dawud e Ibn Majah. Ad-Daraquthi riporta un hadith simile sull’autorità di Umm Salama (rady Allahu anha)]


[Riportato da al-Bukhārī]

“Durante l’Hajj [il Pellegrinaggio a La Mecca] una donna non deve coprire il suo viso col niqāb, né indossare i guanti”


Hadith Abu Dawud 641
“Le preghiere delle donne che hanno raggiunto la pubertà sono accettate solo se indossano il velo”

Narrato da Aisha, Ummul Mu’minin:
“Il Profeta (ﷺ) disse: Allah non accetta la preghiera di una donna che ha raggiunto la pubertà a meno che non indossi un velo.”


Hadith Abu Dawud 4104
“Una donna che raggiunge la pubertà può mostrare solo il viso e le mani”

Narrato da Aisha, Ummul Mu’minin:
“Asma, figlia di Abu Bakr, entrò dal Messaggero di Allah (ﷺ) indossando abiti leggeri. Il Messaggero di Allah (ﷺ) distolse la sua attenzione da lei. Disse: O Asma’, quando una donna raggiunge l’età delle mestruazioni, non le conviene mostrare le parti del corpo tranne questa e questa, e indicò il suo viso e le sue mani.


Hadith Muslim 2181
“Agli eunuchi era permesso di stare con le mogli scoperte di Muhammad ﷺ, ma veniva chiesto loro di indossare il velo.”

“‘A’isha ha riferito che un eunuco veniva dalle mogli dell’Apostolo di Allah (ﷺ) e loro non facevano nulla di discutibile durante la sua visita, considerandolo un maschio senza alcun desiderio sessuale. L’Apostolo di Allah (ﷺ) un giorno arrivò mentre era seduto con alcune delle sue mogli ed era impegnato nel descrivere le caratteristiche corporee di una donna e dicendo:
Quando si avvicina di fronte appaiono delle pieghe sul suo lato anteriore e mentre lei gira la schiena e sul retro appaiono otto pieghe. Allora l’Apostolo di Allah (ﷺ) disse: Penso che lui (l’eunuco) conosca queste cose; non fatelo, quindi. permettergli di provvedere. Lei (“A’isha) disse: Poi iniziarono a osservare il velo davanti a lui.”


Hadith Abu Dawud 4107

Narrato da Aisha, Ummul Mu’minin:
Un mukhannath (eunuco) era solito entrare dalle mogli del Profeta (ﷺ). Loro (il popolo) lo annoveravano tra coloro che erano liberi da bisogni fisici. Un giorno il Profeta (ﷺ) entròda noi mentre era con una delle sue mogli, e stava descrivendo le qualità di una donna, dicendo: Quando si fa avanti, si fa avanti con quattro (pieghe nello stomaco), e quando lei va indietro, va indietro con otto (pieghe sullo stomaco). Il Profeta (ﷺ) disse: Non vedo che questo (uomo) sa cosa si trova qui. Poi loro (le mogli) osservarono il velo con lui.


Vi sono numerosi hadith minori che mostrano come il velo fosse praticato anche in situazioni di vita quotidiana o in particolari momenti spirituali. Ad esempio, si narra che alcune donne dei Ṣaḥāba usassero veli più ampi e coprenti durante la preghiera e in presenza di estranei, anche nelle loro abitazioni, per manifestare rispetto e modestia.

Infine, è utile ricordare che l’insieme di queste testimonianze rafforza il messaggio centrale che il velo non è solo un capo di abbigliamento, ma un simbolo profondo di sottomissione a Allah, di umiltà e di appartenenza a una comunità di credenti. Ogni hadith, anche quello meno noto, contribuisce a tessere una trama coerente di norme e valori che guidano la donna musulmana nel suo percorso di fede.

Le Quattro Scuole di Fiqh e il Velo

La Sharīʿah, come sapete, viene interpretata attraverso le scuole giuridiche (madhāhib), le quali hanno sviluppato una ricca casistica riguardo al ḥijāb e al niqāb.

  • Madhhab Ḥanafī: La scuola ḥanafita stabilisce che il ḥijāb è obbligatorio, coprire tutto il corpo femminile, tranne il volto e le mani. Il niqāb non è obbligatorio, ma raccomandato (mustahabb) in particolari situazioni di rischio o ambiente non sicuro.
  • Madhhab Mālikī: Simile all’Ḥanafī, considera il volto e le mani esclusi dall’obbligo di copertura, ma sottolinea l’importanza della modestia nel vestire.
  • Madhhab Shāfiʿī: Anche qui il volto e le mani sono generalmente esclusi dalla copertura obbligatoria; però in alcuni casi il niqāb è consigliato per maggior prudenza.
  • Madhhab Ḥanbalī: Più rigida su questo tema, molti Ḥanbalī sostengono l’obbligo del niqāb per le donne, a meno che non vi siano impedimenti pratici o ambientali.

Alcuni sapienti contemporanei hanno approfondito e chiarito le condizioni che determinano l’obbligo del niqāb, evidenziando come esso sia legato anche alla realtà sociale e culturale in cui la donna vive.

La divergenza tra i Sapienti tra obbligatorietà e raccomandazione è tra cosa rientra nell’awra femminile e cosa no.

Ma che cos’è l’ʿawrah della donna? Una questione di modestia e di interpretazione giuridica

Nel diritto islamico, il concetto di ʿawrah si riferisce alle parti del corpo che devono essere coperte secondo le prescrizioni della Sharīʿah, in base al contesto (preghiera, presenza di non maḥram, ecc.) e al sesso della persona. Ma quando si tratta della donna musulmana in pubblico, esiste una divergenza tra i sapienti riguardo a quale parte del corpo debba essere considerata ʿawrah e quindi coperta.

Le opinioni principali delle quattro scuole

Le quattro scuole giuridiche sunnite concordano unanimemente sull’obbligo del velo (ḥijāb), ma divergono nel definire se il viso e le mani della donna siano parte dell’ʿawrah o meno:

1. Scuola ḥanafita

Posizione prevalente: il viso e le mani (fino ai polsi) non sono ʿawrah, quindi non è obbligatorio coprirli, a meno che non vi sia fitnah (tentazione), cioè rischio concreto che l’aspetto della donna provochi turbamento o attrazione negli uomini.

Fonti: basano questa opinione su diversi ḥadīth, come quello in cui il Profeta ﷺ disse a Asmā’ bint Abī Bakr:

«O Asmā’, quando una ragazza raggiunge l’età del ciclo mestruale, nulla di lei deve essere visto tranne questo e questo» — indicando il viso e le mani.

(Abū Dāwūd, 4104 – sebbene la catena presenti alcune discussioni).

In preghiera: la donna deve coprire tutto tranne viso, mani e piedi (secondo l’opinione più diffusa).

2. Scuola mālikita

Opinione simile a quella ḥanafita: il viso e le mani non sono ʿawrah, ma è raccomandato coprirli per modestia, specialmente in presenza di estranei.

Tuttavia, se vi è forte fitnah o la società lo richiede, coprire il viso può diventare raccomandato o obbligatorio.

3. Scuola shāfiʿita

Posizione più restrittiva: viso e mani sono considerati parte dell’ʿawrah in presenza di uomini non maḥram, quindi devono essere coperti.

Anche qui, ci sono alcune opinioni più leggere all’interno della scuola, che permettono la scopertura se non c’è fitnah o necessità.

4. Scuola ḥanbalita

Due posizioni principali:

Alcuni ʿulamā’ affermano che viso e mani non siano ʿawrah, ma solo se non provocano fitnah.

Altri, come Ibn Qudāmah, ritengono che tutta la donna sia ʿawrah, compreso il viso, e che debba essere coperta.

La posizione secondo cui il niqāb (copertura del viso) è obbligatorio è molto più diffusa in questa scuola, specialmente tra i sapienti successivi.

Perché la divergenza?

La divergenza non nasce da una differenza nei principi fondamentali (il pudore, la protezione, il rispetto), ma da:

  • Differenze nelle interpretazioni di testi (ḥadīth e versetti),
  • Contesti storici e sociali differenti,
  • Differenti livelli di precauzione nei confronti della fitnah.
Il Velo come Protezione Spirituale e Sociale

L’ḥijāb ha un duplice ruolo:

1. Protezione spirituale: Serve a preservare la donna da comportamenti e sguardi indecorosi, mantenendo un legame costante con la coscienza di Allah e la purezza interiore.

2. Protezione sociale: Nelle società musulmane tradizionali, il velo agisce da segno identificativo di modestia e rispetto, riducendo le possibilità di molestie e ingiurie.

“Il ḥijāb è un segno di fede e un mezzo per proteggere la donna e la società dalla diffusione della corruzione e del vizio. Rimuoverlo sarebbe un grave danno per la donna e la comunità.”

Studio Psicologico e Sociale del Velo

Nel contesto islamico, il velo non è solo un indumento esteriore, ma un segno tangibile di un processo spirituale e sociale profondo. Esso rappresenta innanzitutto un atto di umiltà e sottomissione a Allah, Creatore e Signore dell’universo, in cui la donna musulmana sceglie consapevolmente di affidare la propria dignità e il proprio valore alla volontà divina piuttosto che alle opinioni mutevoli del mondo.

Il Profeta Muhammad — pace e benedizioni su di lui — ha affermato in un hadith autentico:

«Ogni religione ha una qualità distintiva, e la qualità distintiva dell’Islam è la modestia (ḥayā’).» (Ibn Mājah)

Questa modestia non è una semplice regola sociale, ma una virtù interiore, una manifestazione visibile di un cuore timorato e di una coscienza spirituale raffinata. Il velo, nel suo significato più autentico, diventa così lo specchio di questa virtù, un mezzo per “custodire il cuore” e proteggere la purezza interiore da sguardi e influenze che potrebbero turbarla.

Dal punto di vista sociale, il velo svolge un ruolo educativo e comunitario di enorme importanza. Identificare sé stesse come donne velate significa entrare in una relazione di appartenenza e solidarietà con una comunità di credenti, un’“ummah” che si fonda sul rispetto reciproco e sulla condivisione di valori spirituali profondi. La differenza visibile non è un mero simbolo esteriore, ma un legame che rinforza la coesione e offre protezione: in una società in cui spesso la donna è oggetto di sguardi e giudizi superficiali, il velo costituisce un baluardo, un confine che tutela la dignità e richiama al rispetto.

È importante sottolineare che questa funzione sociale non è priva di difficoltà. Le donne velate spesso si trovano a dover affrontare discriminazioni, pregiudizi e incomprensioni, soprattutto in contesti occidentali dove la paura dell’“altro” genera diffidenza. Per questo motivo, lo sviluppo di una consapevolezza resiliente diventa indispensabile: l’equilibrio interiore, la fermezza nella fede e la solidarietà tra sorelle rappresentano strumenti fondamentali per superare ostacoli esterni senza perdere la serenità spirituale.

In questo senso, il velo diventa un esercizio quotidiano di coraggio e pazienza, un costante richiamo a vivere in modo dignitoso e saggio in un mondo pluralistico e spesso ostile. È il simbolo di una bellezza che nasce dal cuore rivolto a Allah, il Misericordioso e Compassionevole, e che trascende le apparenze esteriori.

Come affermava il grande sapiente Imam al-Ghazālī,

«La modestia è un ornamento per il credente e una luce per il cuore; essa fa sì che la persona sia amata da Allah e dagli uomini.»

La vita con il velo è un esercizio continuo di equilibrio tra l’adesione ai precetti religiosi e la capacità di integrarsi con dignità in una società pluralistica. In contesti non musulmani, dove spesso il velo è visto come segno di separazione o addirittura di minaccia, la donna musulmana è chiamata a sviluppare una consapevolezza resiliente, affrontando con serenità sguardi indiscreti, pregiudizi o commenti negativi.

La solidarietà tra sorelle e la formazione continua sul proprio cammino spirituale diventano fondamentali strumenti di sostegno.

Il Velo come Messaggio di Bellezza Interiore

Molte donne dimenticano o sottovalutano che il velo non è un semplice abito ma un segno di bellezza interiore e di valore umano che trascende l’apparenza esteriore. Il vero “glow up” spirituale nasce dal cuore rivolto ad Allah, il Misericordioso e Compassionevole.

La donna che indossa il velo è portatrice di un messaggio di luce e modestia in un mondo spesso dominato dalla superficialità e dal materialismo.

Parte 3 — Tessuti, Culture, Testimonianze e Impatto Psicologico del Velo

La Diversità Culturale nel Mondo del Velo

Il velo nel mondo musulmano non è un monolite uniforme, bensì un simbolo che assume molteplici forme e significati secondo le culture, i climi, le tradizioni e le storie locali.

Colori, Stili e Usanze Culturali

I colori tradizionali del ḥijāb sono generalmente sobri e scuri, come il nero, il blu navy, il beige e il bianco, in particolare per l’uso quotidiano. Tuttavia, per eventi speciali come matrimoni, festività o celebrazioni religiose, è comune trovare veli riccamente decorati con ricami, paillettes, o motivi colorati.

Un esempio emblematico è quello dell’Indonesia e della Malesia, dove i veli si presentano in una gamma ampia di colori vivaci e fantasiosi, a volte abbinati a gonne lunghe e abiti tradizionali, manifestando così una cultura di gioia e celebrazione religiosa.

In Medio Oriente, invece, il velo nero è spesso preferito, specie nel contesto urbano, per sottolineare la sobrietà e la serietà del messaggio spirituale.

Il velo non è un semplice indumento uniforme e monolitico, ma un fenomeno complesso che si intreccia con la storia millenaria, le diverse culture musulmane, le tradizioni locali e le evoluzioni sociali. Comprendere questa pluralità aiuta a rispettare e valorizzare la scelta del ḥijāb e del niqāb in tutte le sue forme.

Il velo nella storia islamica: origini e diffusione

Già ai tempi dei Ṣaḥāba (Compagni del Profeta ﷺ), le donne musulmane indossavano forme di copertura, come narrano vari hadith. Le prime comunità musulmane, specialmente a Medina, diedero impulso alla diffusione del velo come segno di fedeltà a Allah e di modestia.

Storici come Ibn Kathīr descrivono come le donne dei primi secoli abbiano adottato diversi tipi di veli, in linea con le necessità culturali e climatiche. La pratica del jilbāb (mantello ampio) e del khimār (velo che copre la testa e il collo) era diffusa e citata nelle fonti classiche.

Nei secoli, l’uso del velo si è diffuso in tutto il mondo islamico, adattandosi ai contesti locali. Dalle donne beduine del deserto arabo, ai sultani e alle donne di corte nei palazzi dell’Impero Ottomano, ogni cultura ha dato al velo un proprio carattere e significato.

Il Velo come Simbolo Sociale

Il velo, oltre a essere un obbligo religioso, assume anche un valore sociale e identitario. In alcune società è considerato un segno di status e rispetto; in altre, semplicemente un abbigliamento pratico e quotidiano.

Come ricorda il grande studioso Imam al-Ghazālī:

“La modestia esteriore è lo specchio della purezza interiore. Il velo è dunque la prima linea di difesa della dignità della donna credente.”

Testimonianze di Donne Velate nel Mondo Occidentale

Nel contesto occidentale, molte donne musulmane hanno scelto di indossare il velo come atto di fede e identità, nonostante le difficoltà e le incomprensioni.

Un esempio noto è Malala Yousafzai, attivista pakistana per i diritti delle donne e dell’istruzione, che ha sempre portato il velo come segno di devozione e orgoglio culturale, resistendo a pressioni e minacce.

Molte donne nelle comunità musulmane europee e americane raccontano esperienze di discriminazione, ma anche di crescita personale e solidarietà. Alcune scelgono di portare il niqāb, manifestando la loro spiritualità in modo più intenso, mentre altre preferiscono il ḥijāb semplice, trovando un equilibrio tra la devozione e la vita sociale.

Aspetti psicologici e spirituali del velo nelle varie fasi della vita della donna musulmana

Il rapporto con il ḥijāb e con il niqāb è un percorso che si sviluppa e si trasforma nel corso della vita di una donna musulmana, intrecciandosi con le sue esperienze personali, spirituali e sociali. Non è solo un obbligo esteriore da adempiere, ma un cammino interiore di crescita, consapevolezza e autodisciplina.

Durante la giovinezza, indossare il velo rappresenta spesso il primo grande passo consapevole verso l’adesione ai precetti della fede. È un momento di formazione, in cui la giovane donna inizia a costruire la propria identità religiosa e sociale. Questo atto di devozione può suscitare un mix di orgoglio e difficoltà: l’orgoglio di affermare la propria fede in modo visibile e autentico, le difficoltà legate al giudizio degli altri, all’ostracismo o al senso di diversità. Il velo in questa fase è una sfida e un insegnamento: insegna la fermezza, la pazienza e la fiducia in Allah.

In età adulta, il velo diventa parte integrante della quotidianità e dell’identità personale. È una forma di autodisciplina che accompagna la donna in ogni ambito della sua vita — familiare, lavorativo, sociale. Il ḥijāb si trasforma in un costante richiamo alla spiritualità, un segno tangibile del legame con il Creatore. Spesso, le donne mature trovano nel velo non solo un obbligo, ma una fonte di conforto e forza, specialmente nei momenti di prova, fatica o incertezza. La consapevolezza della propria scelta e la stabilità interiore permettono di affrontare con equilibrio e serenità le difficoltà sociali e culturali.

In età avanzata, il velo assume un significato ancora più profondo: diventa simbolo di saggezza, modestia e rispetto sociale. La donna che ha vissuto la sua fede nel tempo porta con sé l’esperienza, la calma e la forza di chi ha interiorizzato i valori spirituali. Spesso, in questa fase, il velo si carica di significati affettivi e pedagogici, diventando uno strumento di trasmissione alle nuove generazioni. La nonna o la madre velata rappresentano un modello di devozione, e il velo si fa testimonianza viva di un cammino di fede che si perpetua.

Dal punto di vista psicologico, indossare il velo può essere un atto di empowerment spirituale: aiuta a definire i confini del sé, a stabilire una relazione protetta tra la persona e il mondo esterno. Il velo protegge la donna da sguardi oggettivanti e riduttivi, e allo stesso tempo la aiuta a coltivare un rapporto autentico con se stessa e con Allah. Non è dunque una limitazione, ma una forma di libertà interiore.

Infine, è importante riconoscere che il cammino del velo non è privo di sfide: l’insicurezza, il confronto con una società a volte ostile, la gestione dei rapporti familiari e sociali richiedono risorse interiori e supporto comunitario. La costruzione di una fede forte, la solidarietà tra sorelle e la guida dei sapienti sono elementi fondamentali per vivere questo percorso con serenità e successo.

Il Velo e il Femminismo Islamico

Nel dibattito contemporaneo sul femminismo, il velo è spesso frainteso o strumentalizzato. Il femminismo islamico, tuttavia, propone una visione differente, sottolineando che la scelta di indossare il velo è un diritto, una forma di autodeterminazione e empowerment spirituale.

Teoriche come Leila Ahmed e Amina Wadud hanno evidenziato come il velo, all’interno di una cornice teologica autentica, possa essere uno strumento di riaffermazione della dignità e soggettività femminile, opponendosi a stereotipi e imposizioni culturali.

Parte 4 — Aspetti Legali, Giuridici e Risposte ai Dubbi Contemporanei sul Velo

Il Quadro Giuridico in Italia e in Europa sul Niqāb e Ḥijāb:

La questione del velo in Europa, e in particolare in Italia, è al centro di un acceso dibattito politico, culturale e legale. È importante distinguere tra il ḥijāb, che copre capelli, collo e corpo ma lascia viso e mani scoperte, e il niqāb, che invece copre anche il volto.

In Italia, non esiste una legge specifica che vieti il velo o il niqāb. Spesso si cita l’articolo 5 della Legge 152/1975 che vieta “l’uso di indumenti che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona”, salvo giustificato motivo.

La Libertà Religiosa e il Riconoscimento Personale

Numerose sentenze e pareri giuridici riconoscono che la motivazione religiosa rappresenta un “giustificato motivo” per l’uso del niqāb. Ad esempio:

TAR Lombardia (2008): ha riconosciuto che il niqāb può essere considerato una manifestazione legittima della libertà religiosa.

Circolare Ministeriale 557/2000: sottolinea la necessità di bilanciare le restrizioni con la libertà religiosa, tutelata dalla Costituzione Italiana (Art. 19).

In pratica, le donne che indossano il niqāb devono poter essere riconosciute brevemente, ad esempio da personale di sicurezza di sesso femminile, ma possono poi indossare nuovamente il velo senza limitazioni.

Restrizioni e Contesti Specifici

In alcuni ambienti specifici, come scuole, ospedali, uffici pubblici o aziende private, possono essere imposte regole più stringenti, purché rispettino la libertà religiosa. Ciò significa che:

  • Le istituzioni possono richiedere l’identificazione temporanea e riservata.
  • Possono prevedere norme sul dress code, ma senza discriminazioni dirette.
  • È vietata ogni forma di esclusione o discriminazione basata sulla religione.
Il Caso del Burqini e l’Europa

Un capitolo a parte merita il burqini, costume da bagno integrale per donne musulmane che copre tutto il corpo tranne viso, mani e piedi.

In alcuni paesi europei, come la Francia, il burqini è stato oggetto di divieti e polemiche.

Tuttavia, il Consiglio di Stato francese (2016) ha annullato il divieto, affermando che non rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico.

Il burqini è dunque un simbolo importante della libertà religiosa e del diritto delle donne musulmane di partecipare alla vita sociale senza rinunciare alla loro identità.

Opinioni dei Sapienti sul Niqāb in Contesti Occidentali

La maggioranza dei sapienti concorda sull’obbligo del ḥijāb. Per quanto riguarda il niqāb, le opinioni variano:

Nessun sapiente, tuttavia, raccomanda di esporsi a gravi rischi o difficoltà legali a causa del niqāb. L’intenzione e la prudenza sono elementi fondamentali.

Risposte ai Dubbi e Critiche Più Comuni sul Velo

1. “Il velo è simbolo di oppressione?”

No. Il velo è un atto consapevole di adorazione e obbedienza a Allah. Certo, in alcune società il velo può essere imposto ingiustamente, ma per la donna musulmana che sceglie il velo con fede, esso è fonte di libertà spirituale e dignità.

2. “Il velo limita la donna?”

Al contrario, il velo protegge da giudizi superficiali legati all’aspetto fisico, liberando la donna per esprimere il suo valore interiore, la sua intelligenza, la sua cultura, la sua capacità lavorativa.

3. “Il velo è una pratica arcaica?”

Il velo è un precetto divino, eterno e non soggetto alle mode. La modestia non tramonta, ma è un valore universale e senza tempo.

4. “Le donne velate sono isolate o escluse dalla società?”

Non necessariamente. Molte donne velate vivono attivamente la loro vita sociale, lavorativa e culturale. Il velo può diventare un ponte di dialogo e rispetto, non un muro.

Parte 5 — Il Valore Spirituale e Comunitario del Velo: Un Cammino di Luce e Resilienza

Il velo, nella dimensione spirituale, non è solo un segno esteriore, ma un profondo impegno del cuore e dell’anima. Esso rappresenta una scelta quotidiana di obbedienza ad Allah, un gesto che segna il cammino di una donna verso la purezza interiore e la modestia, valori insiti nel messaggio islamico.

Il Profeta Muhammad — pace e benedizioni su di lui — ha detto:

«Ogni cosa ha un ornamento; e l’ornamento della donna è la modestia.» (Musnad Ahmad)

La modestia (ḥayā’) non è soltanto un modo di vestire, ma un atteggiamento spirituale che protegge la fede e il cuore. Indossare il velo è un esercizio continuo di ḥayā’, una barriera che preserva la dignità umana e la santità del corpo, dono sacro affidato da Allah.

Strategie spirituali per vivere il velo con serenità

Per affrontare questo cammino con successo, si possono adottare alcune pratiche fondamentali:

  • Coltivare la fede: La preghiera regolare (ṣalāh), il ricordo di Allah (dhikr) e la lettura del Corano rafforzano il cuore e il legame con il Creatore.
  • Formazione continua: Conoscere le ragioni religiose del velo, studiare la Sunnah e le parole dei sapienti permette di rispondere con saggezza alle critiche.
  • Sostegno comunitario: Frequentare le moschee, i circoli islamici e partecipare a gruppi di sorelle crea un ambiente di protezione e incoraggiamento.

Mantenere la dignità e la gentilezza: Come ha insegnato il Profeta ﷺ, la migliore tra le donne è colei che è più gentile e umile.

Il velo come bellezza interiore che trascende l’apparenza

Indossare il velo significa abbracciare una visione di bellezza interiore, che supera l’effimero dell’apparenza esteriore. Come sottolinea il Corano:

«In verità, Allah non guarda alle vostre forme esteriori né ai vostri beni, ma guarda ai vostri cuori e alle vostre azioni.» (Sahih Muslim)

Il velo, quindi, è la manifestazione esteriore di un impegno che nasce dal cuore rivolto ad Allah, il Misericordioso e Compassionevole.

A chi non è musulmano, a chi nutre dubbi o scetticismo sull’uso del velo, si rivolge un invito alla comprensione e al rispetto. Il velo non è un simbolo di oppressione o arretratezza, ma un segno di scelta personale e di identità spirituale. È un modo di vivere che aspira a valori universali quali la modestia, il rispetto di sé e degli altri, e la ricerca della pace interiore.

In un mondo pluralistico, il vero dialogo nasce dal riconoscimento delle diversità e dal rispetto delle libertà religiose e culturali. Il velo, dunque, diventa ponte di dialogo e non barriera, una testimonianza di una fede antica e viva che invita all’amore, alla tolleranza e alla saggezza.

Che questo trattato possa servire come guida di conoscenza e ispirazione, aiutando chi lo legge a comprendere la profondità e la bellezza dell’hijab e del niqab nell’Islam, e a riconoscere in essi un cammino di luce e dignità, per le donne musulmane e per l’intera umanità.

Infine, è importante ricordare che la libertà religiosa è un diritto fondamentale sancito dalle costituzioni moderne, compresa quella italiana (Articolo 19). La presenza del velo e del niqāb negli spazi pubblici non deve essere vista come un elemento di conflitto, ma come espressione legittima di pluralismo culturale e spirituale.


Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
Articoli: 48

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