Allāh: L’Essere Necessario, Indipendente e Autosufficiente – Un Percorso Razionale Verso la Fede

Ogni volta che ci confrontiamo con l’idea di Dio, emerge una domanda universale: “Come possiamo sapere che Dio esiste?” Spesso gli scettici avanzano argomentazioni apparentemente semplici: il mondo potrebbe essere nato dal caso, la religione è una costruzione culturale, la scienza spiega tutto. Tuttavia, la realtà che osserviamo e la ragione stessa ci conducono inevitabilmente verso una conclusione opposta.

Per comprendere davvero Dio, dobbiamo partire dalle sue caratteristiche essenziali. Un essere che sia veramente Dio, cioè il Creatore supremo, deve essere necessario, indipendente e autosufficiente. Queste non sono solo parole astratte: sono concetti profondamente logici, che permettono di capire perché la fede in Allāh non è un salto nel buio, ma una conclusione razionale.

Dio Necessario

Dio necessario significa che la Sua esistenza non è contingente: non può non esistere. Ogni ente che osserviamo nel mondo – stelle, pianeti, vita, leggi fisiche – è contingente: ha un inizio, dipende da altro, potrebbe non esistere. Senza un Essere necessario, tutto ciò che esiste rimarrebbe privo di fondamento. Il grande teologo e filosofo persiano Al-Ghazālī (1058-1111) spiega chiaramente: “Ogni ente creato esiste per causa di un altro, e la catena non può essere infinita. Deve esistere un Essere Necessario, che non dipende da alcuno e da nulla, causa ultima di ogni cosa.”. Senza un Essere necessario, l’universo stesso non avrebbe senso: la sua esistenza sarebbe un miracolo senza causa, un’assurdità logica.

Dio Indipendente

L’indipendenza di Dio significa che Egli non dipende da nulla, né dalla materia, né dal tempo, né dallo spazio, né dalle leggi naturali. Tutto ciò che esiste nel mondo dipende da qualcosa: una pianta ha bisogno di terreno e acqua, un atomo ha bisogno di energia, persino la luce dipende da una fonte. Dio, al contrario, esiste in se stesso, senza bisogno di alcuna condizione. Lo studioso e teologo Ibn Taymiyya (1263-1328) afferma: “Dio è libero da ogni condizione, libero da ogni limite. La Sua esistenza è assoluta, non derivata da nulla, e nulla può essere paragonato a Lui.”. Questa indipendenza non è una qualità tra le altre: è ciò che distingue Dio da ogni creatura, da ogni fenomeno naturale, da tutto ciò che è contingente.

Dio Autosufficiente

L’autosufficienza, infine, completa il quadro. Tutto ciò che dipende da altro è incompleto, fragile, transitorio. La vita, l’energia, persino la coscienza umana, richiedono cause esterne per esistere. Dio, al contrario, non ha bisogno di nulla: esiste pienamente in se stesso e mantiene l’universo senza alcuno sforzo. Il filosofo contemporaneo Seyyed Hossein Nasr (1933-) osserva: “La scienza può descrivere il ‘come’ dei fenomeni, ma non spiega il ‘perché’. La ragione pura porta alla necessità di un Essere supremo, indipendente e autosufficiente.”. Questa autosufficienza è anche alla base della perfezione divina: un Essere autosufficiente non può essere limitato, incompleto o imperfetto.

Esempi Concreti e Approfondimenti Scientifici

Per rendere questi concetti più concreti, consideriamo alcuni esempi alla luce delle scoperte scientifiche più recenti:

L’universo e il suo ordine cosmico: Le orbite dei pianeti, le costanti cosmologiche (come la costante di gravità, la velocità della luce), e l’espansione dell’universo sono regolati da leggi fisiche di una precisione sconcertante. Questo “fine-tuning” (sintonizzazione fine) dell’universo è un argomento molto discusso in astrofisica. Anche il Modello Standard Cosmologico, che descrive l’evoluzione dell’universo dal Big Bang a oggi, si basa su un insieme di parametri e leggi che devono avere valori estremamente precisi per permettere la formazione di stelle, galassie e vita. Il fisico Paul Davies ha scritto: “L’universo sembra essere ‘progettato’ in un modo molto intelligente.” Senza un Essere necessario, indipendente e autosufficiente, l’universo stesso sarebbe una casualità statisticamente incomprensibile.

La complessità del DNA e della vita: La struttura del DNA, con i suoi miliardi di coppie di basi che contengono le istruzioni per costruire un organismo, è di una complessità informazionale sbalorditiva. Il biologo Francis Collins, ex direttore del Progetto Genoma Umano, ha definito il DNA come “il linguaggio di Dio”. La casualità non può spiegare l’origine di un codice così intricato, che non è solo una sequenza di molecole ma un vero e proprio software biologico. L’ordine implicito in ogni organismo indica un Essere superiore e intelligente.

La coscienza e la moralità: La capacità della mente umana di ragionare, di distinguere il bene dal male, di provare empatia e amore, di creare arte e scienza non può essere ridotta a semplici reazioni chimiche o processi neuronali. Questi fenomeni non emergono dal nulla. Devono avere una fonte ultima: un Essere necessario e perfetto. La filosofia della mente continua a interrogarsi sul “problema difficile della coscienza”, ovvero come un’esperienza soggettiva possa nascere da una base fisica. Per la tradizione islamica, la coscienza e la moralità sono riflessi dei nomi e degli attributi di Dio, manifestazioni della sua perfezione nel mondo contingente.

Risposte alle Obiezioni e La Razionalità della Fede

Molti argomenti atei cadono in fallacie logiche evidenti. L’argomento della casualità, per esempio, assume che il “caso” possa generare ordine e complessità; ma il caso non è una causa: è un concetto vuoto senza origine. L’argomento secondo cui “la scienza spiega tutto” confonde la descrizione dei fenomeni con la spiegazione della causa ultima: la scienza descrive il ‘come’, ma non il ‘perché’. Ogni legge scientifica presuppone leggi e condizioni, tutte contingenti, che necessitano di una causa prima: Dio.

Il teologo Al-Rāzī (1149-1209) osserva: “Chi riflette sull’esistenza delle cose contingenti giunge necessariamente all’Essere Necessario, che è l’origine di tutto. L’intelletto umano non può non riconoscerlo.”.

Lo storico e filosofo Al-Shahrastānī (1086-1153) aggiunge: “Dio non è una mera ipotesi, ma la conclusione inevitabile di ogni ragionamento onesto sulla realtà e sulla causalità.”.

Infine, Ibn Qayyim al-Jawziyya (1292-1350) sottolinea che la mente razionale, osservando l’universo, non può non percepire la necessità di un Essere supremo: “Ogni creatura che esiste indica l’Essere che le ha dato esistenza.”

In definitiva, comprendere Dio non significa solo accettare una dottrina religiosa, ma riconoscere la realtà ultima dell’esistenza. La contemplazione del creato, la riflessione filosofica e la ragione stessa portano a Lui. Ogni cuore sincero che osserva e ragiona giunge alla stessa verità: l’universo parla, la complessità indica un progettista, la causalità rivela l’Essere necessario. E riconoscere Allāh, l’Indipendente, il Necessario e l’Autosufficiente, è il passo più logico, naturale e profondamente umano verso la verità.


Susanna Gagliano

Susanna Gagliano
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Articoli: 48

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