Cos’è l’Islām? L’ḥadīth di Jibrīl – Un trattato completo

In uno dei più profondi e completi ḥadīth della tradizione profetica, il Messaggero di Allah – pace e benedizioni su di lui – ci ha trasmesso una sintesi perfetta dell’intero Dīn: Islām, Īmān, Iḥsān. È il celebre ḥadīth conosciuto come ḥadīth Jibrīl, narrato da ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb – Allah si compiaccia di lui – e riportato nei Ṣaḥīḥ di Muslim e al-Bukhārī, oltre che in altri testi fondamentali. Questo ḥadīth è spesso definito “la madre della Sunnah” (Umm al-Sunnah) per la sua straordinaria capacità di riassumere le fondamenta dell’Islām in poche frasi colme di significati.

Come disse Imām an-Nawawī: “Questo ḥadīth raccoglie tutto l’Islām, e ogni altro insegnamento della religione è riconducibile ad esso.”

Il ḥadīth recita:

“Un giorno, mentre eravamo seduti con il Messaggero di Allah – pace e benedizioni su di lui – si presentò un uomo dai vestiti di un bianco intenso, con capelli nerissimi. Non si notavano su di lui segni di viaggio, e nessuno di noi lo conosceva. Si sedette di fronte al Profeta – pace e benedizioni su di lui – poggiando le sue ginocchia contro le sue, e posò le mani sulle sue cosce. Disse: ‘O Muḥammad, informami circa l’Islām’. Il Messaggero – pace su di lui – rispose: ‘L’Islām è che tu testimoni che non c’è dio all’infuori di Allah e che Muḥammad è il Messaggero di Allah, che tu esegua la preghiera, dia la zakāt, digiuni il mese di Ramaḍān e, se puoi, compia il ḥajj alla Casa’. Disse: ‘Hai detto il vero’. Noi ci stupimmo che gli facesse una domanda e poi lo confermasse. Poi disse: ‘Informami sull’Īmān’. Rispose: ‘Che tu creda in Allah, nei Suoi angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Messaggeri, nell’Ultimo Giorno e nel Decreto, nel bene e nel male’. Disse: ‘Hai detto il vero’. Poi disse: ‘Informami sull’Iḥsān’. Disse: ‘Che tu adori Allah come se Lo vedessi, e anche se non Lo vedi, sappi che Egli ti vede’. Disse: ‘Informami sull’Ora’. Rispose: ‘Il chiesto non ne sa più del chiedente’. Disse: ‘Informami sui suoi segni’. Rispose: ‘Che la schiava partorirà la sua padrona e che vedrai scalzi, nudi, poveri pastori competere nella costruzione di edifici altissimi’. Poi se ne andò. Rimasi un po’, poi il Profeta disse: ‘O ʿUmar, sai chi era il domandante?’ Dissi: ‘Allah e il Suo Messaggero ne sanno di più’. Disse: ‘Era Jibrīl. È venuto ad insegnarvi la vostra religione.’”

(Ṣaḥīḥ Muslim, 8; Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 50)

L’intero ḥadīth è un evento di rivelazione pedagogica. L’angelo Jibrīl – pace su di lui – viene in forma umana, così che l’insegnamento possa essere trasmesso a tutti i presenti con forza ed efficacia. Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī spiega nel suo Fatḥ al-Bārī che il fatto che nessuno lo riconoscesse e che non avesse segni di viaggio, pur apparendo in un bianco splendente, indica un’apparizione straordinaria: “era un’apparizione angelica in veste umana perfetta, simbolo di purezza e autorità divina”.

Inizia chiedendo del ‘Islām’ – non nel senso generico del termine, ma nei suoi aspetti esterni, le fondamenta visibili della religione. La testimonianza di fede (shahāda), la preghiera rituale (ṣalāh), l’elemosina obbligatoria (zakāh), il digiuno di Ramaḍān e il pellegrinaggio a Mecca (ḥajj). Questi cinque atti sono le colonne su cui si regge la struttura del Dīn. Ibn Rajab afferma: “Sono i pilastri che distinguono il musulmano dal non-musulmano. L’assenza di uno di essi, consapevolmente e volontariamente, porta alla rovina dell’individuo”.

Il secondo livello è l’Īmān, la fede interiore. Qui il Profeta – pace su di lui – elenca i sei articoli della fede. Ognuno è un universo di conoscenza e riflessione. Il credere in Allah significa conoscerLo attraverso i Suoi Nomi e Attributi, amarlo, temerLo e affidarsi a Lui. Credere nei Suoi angeli implica sapere che sono creature reali, che eseguono i Suoi ordini, e che accompagnano le nostre azioni. I Libri di Allah includono il Qur’ān e le rivelazioni precedenti, credere nei Profeti implica rispettarli tutti e seguirne l’insegnamento. L’Ultimo Giorno è il grande ritorno, il Giorno del Giudizio in cui ogni anima riceverà il suo compenso. Il Decreto (Qadar) è uno degli aspetti più profondi, accettare che ogni cosa avviene per sapienza e volontà divina, come disse il Profeta – pace su di lui –: “Credi in Allah e poi resta saldo” (Musnad Aḥmad).

Nel suo commentario, Imām an-Nawawī afferma che la distinzione tra Islām e Īmān serve a mostrare che la religione ha un corpo e un cuore: l’Islām è l’esterno, l’Īmān è l’interno. Chi ha solo Islām è un muslim, chi ha anche Īmān è un muʾmin — ed è questo secondo livello che distingue i gradi dell’avvicinamento a Dio.

Il terzo livello, l’Iḥsān, è il più elevato. Adorare Allah “come se Lo vedessi” (ka-annaka tarāhu) è lo stato di massima presenza spirituale, uno sguardo costante alla Presenza Divina. Ibn al-Qayyim scrive: “Chi raggiunge l’Iḥsān è colui il cui cuore è sveglio anche quando il corpo è stanco, il cui spirito è in dialogo con il Signore anche quando le labbra tacciono”. Se il primo livello è la pratica, il secondo è la credenza, il terzo è la bellezza (ḥusn), l’eccellenza spirituale.

Quando Jibrīl chiede del Giorno del Giudizio, il Profeta risponde: “Il chiesto non ne sa più del chiedente”. Questo ci insegna umiltà, perché anche il Messaggero – pace su di lui – ammette di non sapere il momento dell’Ora. Ma elenca alcuni segni: la schiava che partorisce la sua padrona, interpretata da vari sapienti come rovesciamento sociale, perdita dei ruoli familiari, oppure diffusione della disobbedienza filiale; e i beduini poveri che costruiscono grattacieli, segno del capovolgimento dei valori, del materialismo che prende il posto della semplicità.

Infine, la frase conclusiva del Profeta – pace su di lui – “È venuto ad insegnarvi la vostra religione” è un’epifania. Non era solo una visita, era una lezione diretta. Jibrīl – pace su di lui – apparve per trasmettere e formare. Per questo il ḥadīth è considerato una sintesi perfetta di al-Dīn.

Approfondimenti Teologici, Spirituali e Linguistici sull’ḥadīth di Jibrīl

L’ḥadīth di Jibrīl, nel suo incipit, ci presenta un quadro scenico straordinariamente simbolico. L’uomo misterioso che entra nella moschea, vestito di bianco candido, con capelli neri come l’inchiostro, privo di segni di viaggio, sconosciuto ai presenti, è una descrizione così meticolosa da costringere il lettore o ascoltatore attento a soffermarsi. I sapienti hanno estratto da questo solo passaggio dozzine di significati.

Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, nel suo Fatḥ al-Bārī, commenta che la bianchezza dei vestiti (shayādan abyaḍa) e il nero dei capelli rappresentano la purezza e la vitalità. Il suo aspetto privo di segni di viaggio, nonostante fosse venuto “dal nulla”, evidenzia la natura soprannaturale dell’apparizione. Al-Qāḍī ʿIyāḍ sottolinea che l’assenza di segni di viaggio e l’essere sconosciuto ai presenti — pur trattandosi di una società in cui chiunque era conosciuto per tribù e provenienza — mostra che l’apparizione era un miracolo, una lezione teatrale, uno scenario costruito divinamente affinché il significato penetrasse nei cuori.

Il modo in cui Jibrīl si siede: ginocchia contro ginocchia, mani sulle cosce del Profeta — pace su di lui — è una posizione di estrema concentrazione, sottomissione e rispetto. Ibn Rajab al-Ḥanbalī osserva che questa postura dimostra adab (etichetta e buona educazione) nell’apprendere. L’intera scena è una lezione su come si apprende la religione: con umiltà, prossimità e attenzione.

Quando l’angelo chiede: “Cos’è l’Islām?”, e il Profeta – pace su di lui – risponde elencando i cinque pilastri, viene definita la dimensione rituale e giuridica del Dīn. Ogni pilastro ha significati profondi:

La shahāda (la ilāha illā Llāh, Muḥammad rasūl Allāh) è la chiave dell’Islām. Ma non è solo una dichiarazione: è una liberazione da ogni forma di schiavitù. “Non c’è dio” significa negazione totale di ogni autorità illegittima, materiale o spirituale, “se non Allah” è l’affermazione dell’unicità assoluta. Ibn Taymiyyah scrisse che la ilāha illā Llāh è un’ascia che abbatte gli idoli dei cuori prima ancora di quelli materiali. E aggiunse: “Chi la pronuncia con sincerità e conoscenza, ha spezzato le catene che lo legano al creato.”

La ṣalāh (preghiera rituale) è l’asse (ʿamūd) della religione. Il Profeta – pace su di lui – disse: “La ṣalāh è la prima cosa per cui si sarà giudicati nel Giorno del Giudizio.” (Sunan al-Tirmidhī). Ibn al-Qayyim dedicò interi volumi alla ṣalāh come mezzo di purificazione dell’anima. La preghiera non è solo un insieme di gesti, ma un’ascesa, un dialogo tra il servo e il suo Signore. Allah dice: “Stabilisci la preghiera per ricordarMi.” (Qurʾān, 20:14).

La zakāh, purificazione dei beni e dell’anima, è un atto economico, ma anche spirituale. Ibn Kathīr nel suo tafsīr scrive: “Allah ha reso la zakāh obbligatoria non per depauperare, ma per purificare e moltiplicare.” È un dovere che incarna la solidarietà della comunità, uno dei segni che distingue l’umano dall’egoista.

Il ṣawm di Ramaḍān è una disciplina dell’anima. Come disse il Profeta – pace su di lui –: “Chi digiuna il mese di Ramaḍān con fede e ricerca della ricompensa, gli saranno perdonati i peccati passati.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī). Al-Ghazālī, nel Iḥyāʾ ʿUlūm al-Dīn, insegna che il vero digiuno è astensione dei sensi, del cuore e del pensiero da ciò che allontana da Allah. Il solo astenersi da cibo e acqua è il livello più basso, il vero ṣawm è quello dei ṣāliḥūn (i pii), che si privano anche di pensieri impuri e giudizi.

Il ḥajj è il pellegrinaggio dell’anima, una rievocazione del cammino di Ibrāhīm – pace su di lui – e della sottomissione assoluta ad Allah. Ogni rituale del ḥajj è simbolico: il ṭawāf (girare intorno alla Kaʿba) simboleggia l’anima che orbita intorno al Centro Divino, il saʿy (la corsa tra Ṣafā e Marwa) richiama la lotta e la ricerca di Hājar, la lapidazione del diavolo simboleggia la resistenza costante alle tentazioni. Come disse Ibn ʿAṭāʾ Allāh: “Il pellegrinaggio è un abbandono, un ritorno, una rinascita.”

Poi l’angelo chiede: “Cos’è l’Īmān?”. Il termine Īmān, linguisticamente, deriva da amana, che significa “credere”, “avere fiducia”, “essere sicuro”. Ma nel contesto religioso è qualcosa di più: è l’accettazione convinta e cosciente di ciò che Allah ha rivelato, nel cuore e nella pratica. Imām al-Ṭaḥāwī disse: “Īmān è credere con il cuore, confessare con la lingua e agire con gli arti.” Per questo il vero muʾmin è colui che non separa pensiero, sentimento e azione.

Credere in Allah è il cuore dell’Islām. Ma non in modo astratto. Significa conoscere i Suoi Nomi e Attributi, affermarli senza negazione (taʿṭīl), senza distorsione (taḥrīf), senza somiglianza (tashbīh), come insegnato dagli Ahl al-Sunnah wa al-Jamāʿah. Credere nei Suoi angeli significa riconoscere che essi sono creature di luce, infallibili, che compiono i Suoi ordini, tra cui Jibrīl (portatore della Rivelazione), Mīkāʾīl (responsabile della pioggia e provvigione), Isrāfīl (che suonerà la tromba del Giorno del Giudizio), e gli angeli della morte e della registrazione.

Credere nei Libri implica accettare che Allah ha rivelato Scritture precedenti al Qurʾān, tra cui la Tawrah (a Mūsā), i Salmi (a Dāwūd), l’Injīl (a ʿĪsā), ma che il Qurʾān è la rivelazione definitiva, protetta e immutabile. È la Parola di Allah, non creata, eterna.

Credere nei Messaggeri significa riconoscere e amare tutti i Profeti, da Ādam a Muḥammad – pace su di loro – senza discriminare. E significa accettare che Muḥammad – pace e benedizioni su di lui – è il Sigillo dei Profeti, e che nessuno verrà dopo di lui.

Credere nel Giorno del Giudizio è credere nella resurrezione, nel giudizio, nel Paradiso e nell’Inferno. Ibn al-Jawzī disse: “Se gli uomini ricordassero davvero l’Ora, non dormirebbero in pace, non riderebbero con leggerezza.”

Credere nel Qadar, il Decreto, è uno dei misteri più profondi. Ma ogni cosa è iscritta nella al-Lawḥ al-Maḥfūẓ (Tavola Preservata). Nulla avviene senza volontà divina. Ma questo non ci esime dal nostro agire. Il Profeta – pace su di lui – disse: “Agite! Ciascuno sarà facilitato per ciò per cui è stato creato.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī). Al-Qarṭābī disse che credere nel Decreto richiede una fiducia completa, senza fatalismo, ma con consapevolezza che l’uomo ha la responsabilità delle proprie scelte.

Iḥsān, Adab, e i Segni dell’Ora nell’ḥadīth di Jibrīl

Dopo aver delineato le due fondamenta – l’Islām nelle sue manifestazioni esteriori e l’Īmān nella sua essenza interiore – il Messaggero di Allah ﷺ giunge, per ispirazione divina, al cuore del cammino spirituale: l’Iḥsān. È qui che l’angelo Jibrīl – pace su di lui – chiede: “Informami dell’Iḥsān.” E il Profeta – pace e benedizioni su di lui – risponde con parole di luce: “Che tu adori Allah come se Lo vedessi. E se non Lo vedi, sappi che Egli ti vede.”

Questa è una definizione che non contiene solo una dottrina, ma un intero stato d’animo, una condizione esistenziale. È il culmine dell’adorazione: vivere ogni azione, ogni respiro, come se fossimo al cospetto del Signore dei mondi. L’Imām Ibn Rajab al-Ḥanbalī, nel suo straordinario commentario a questo ḥadīth nel libro Jāmiʿ al-ʿUlūm wa al-Ḥikam, afferma che: “L’Iḥsān è il livello più alto della religione. È il grado dei Siddīqīn, coloro che sono veritieri nella loro fede, il cui cuore è sveglio alla presenza di Allah in ogni istante.”

Nel Qurʾān, Allah descrive l’Iḥsān con parole che evocano perfezione e amore:

In verità Allah ama coloro che agiscono con Iḥsān.” (Sūrah Āl-ʿImrān, 3:134)

E compi il bene (aḥsin), come Allah ti ha fatto del bene.” (Sūrah al-Qaṣaṣ, 28:77)

L’Iḥsān implica vivere con murāqabah – la consapevolezza costante che Allah ti osserva. Come spiega Al-Ghazālī nell’Iḥyāʾ ʿUlūm al-Dīn, “La vera adorazione non è quella dei muscoli, ma quella del cuore. L’adoratore che ha raggiunto l’Iḥsān è colui che, mentre si prostra, è interiormente annientato nella Maestà del suo Signore.”

Il termine stesso “iḥsān” deriva dalla radice ḥ-s-n, che indica bellezza, perfezione, eccellenza. Secondo i linguisti classici come Ibn Fāris, al-ḥusn è ciò che delizia sia i sensi sia il cuore. L’Iḥsān, quindi, è il lato “bello” del Dīn: l’eleganza nell’adorazione, la grazia nella fede, la dolcezza nella pratica. Non è un rituale meccanico, ma un atto vissuto con presenza, amore, umiltà, ed entusiasmo per compiacere Allah.

Ibn al-Qayyim distingue due gradi:

al-murāqabah: adorare con consapevolezza della sorveglianza divina;

al-mushāhadah: adorare come se si vedesse davvero Allah, una condizione rara, ma realizzata dai cuori puri.

Inoltre, l’Iḥsān si riflette anche nei rapporti umani. Il Profeta ﷺ disse: “In verità Allah ha prescritto l’Iḥsān in ogni cosa: se uccidete, uccidete con eccellenza; se sgozzate, sgozzate con eccellenza. Affilate bene il coltello e risparmiate sofferenza all’animale.” (Ṣaḥīḥ Muslim). Questo ci insegna che l’Iḥsān pervade ogni gesto della vita, non solo il culto, ma anche l’etica, il lavoro, il silenzio, la parola.

Il ruolo pedagogico dell’angelo Jibrīl – pace su di lui

Come notano Ibn Ḥajar e altri sapienti, il fatto che Jibrīl – pace su di lui – abbia assunto sembianze umane e si sia seduto come uno studente modello non è casuale: è un esempio perfetto di adab – l’educazione spirituale. Come si impara? Con postura dignitosa, con domande mirate, con rispetto assoluto.

In effetti, Jibrīl non dice semplicemente: “Insegnami l’Islām.” Ma chiede: “Informami (akhbirnī)”, “Parlami, fammi comprendere.” Poi, quando il Profeta ﷺ risponde, lui dice: “Hai detto il vero.” Questo rafforza l’insegnamento nella mente degli astanti. È un metodo didattico di altissimo livello: porre una domanda per far emergere la risposta in pubblico, e poi approvarla davanti a tutti.

ʿUlamāʾ come al-Qarī e al-Nawawī sottolineano che ogni passaggio della scena è stato scelto con cura divina per insegnare non solo contenuti, ma anche forma: la pazienza nel chiedere, la precisione nel rispondere, la reverenza nei confronti del sapere.

I segni dell’Ora – L’inversione dell’ordine naturale

Dopo i tre pilastri fondamentali (Islām, Īmān, Iḥsān), l’angelo domanda: “Informami dell’Ora (as-Sāʿah).” Il Profeta ﷺ risponde con una frase che trasuda umiltà profetica:

“Il chiesto non ne sa più del chiedente.”

Questo è uno degli insegnamenti più potenti sul tema della conoscenza: ci sono realtà che Allah ha riservato solo a Sé. Come recita il Qurʾān:

Nessuno conosce l’Ora eccetto Lui.” (Sūrah al-Aʿrāf, 7:187)

Ma Jibrīl chiede allora: “Informami dei suoi segni.” E il Profeta elenca due segni straordinari:

1. “Che la schiava partorisca la sua padrona” – interpretato in più modi:

  • Inversione dell’ordine familiare: i figli tratteranno le madri come schiave, disobbedendo e comandando su di esse (Ibn Ḥajar).
  • Diffusione dell’illegittimità e perdita della filiazione corretta: molti non sapranno nemmeno chi sono i propri genitori, e nasceranno da relazioni illecite (al-Qurṭubī).
  • Degrado sociale: i valori si invertiranno, chi un tempo era onorato sarà umiliato e viceversa.

2. “Che vedrai i pastori scalzi, nudi e poveri competere nella costruzione di edifici altissimi” – un segno evidente dell’orgoglio materiale. Ibn Kathīr scrive: “Questo è un segno della decadenza: quando i poveri si arricchiscono improvvisamente e spendono per vanagloria, e non per carità o conoscenza.”

Altri sapienti hanno aggiunto che la gara nella costruzione di torri è anche simbolo di arroganza collettiva. Il ṭāghūt moderno si manifesta nella verticalità, nella superbia architettonica. Ma anche nel voler “toccare il cielo” senza Dio.

La chiusura del ḥadīth – Una rivelazione inaspettata

Alla fine, il Profeta – pace e benedizioni su di lui – si rivolge a ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb – Allah si compiaccia di lui – e chiede: “Sai chi era colui che ha chiesto?” E quando lui risponde: “Allah e il Suo Messaggero ne sanno di più,” il Profeta dice:

“Era Jibrīl. È venuto ad insegnarvi la vostra religione.”

Questo è straordinario: l’angelo non era lì per apprendere, ma per insegnare attraverso le domande. È la pedagogia divina del dialogo, l’insegnamento per stimolo, la rivelazione interattiva. Come disse Ibn al-Qayyim: “A volte, la domanda di un angelo può contenere più sapienza di mille parole.”

Con questa conclusione si comprende perché l’ḥadīth di Jibrīl sia considerato il riassunto perfetto del Dīn. Racchiude i tre livelli su cui si costruisce la vita del credente:

  • Islām – l’obbedienza esteriore, l’impegno fisico;
  • Īmān – la credenza interiore, il radicamento nel cuore;
  • Iḥsān – la bellezza dell’adorazione, la presenza costante davanti a Dio.

Ed è proprio per questo che i sapienti hanno detto: “Chi comprende questo ḥadīth, ha capito l’Islām.”

Lezioni Spirituali, Benefici e Applicazioni Contemporanee dell’ḥadīth di Jibrīl

A questo punto, avendo sviscerato i tre livelli del Dīn – Islām, Īmān, Iḥsān – e avendo riflettuto sui segni dell’Ora e sull’intervento angelico di Jibrīl – pace su di lui –, possiamo ora trarre alcune delle lezioni più profonde e universali di questo ḥadīth, che resta perenne guida per ogni epoca, ogni popolo, ogni singolo cuore che cerca la verità.

🌙 1. L’Islām è un cammino a tre livelli, non una stasi

I sapienti, da al-Ghazālī a Ibn Taymiyyah, da al-Nawawī a Ibn ʿĀshūr, hanno sottolineato che il ḥadīth di Jibrīl descrive non solo la struttura dell’Islām, ma anche il cammino dell’anima.

Il livello dell’Islām è il primo ingresso nella religione. È l’obbedienza pratica, i doveri visibili. È lo stadio del muslim.

Il livello dell’Īmān è il radicamento nel cuore. È la fede viva, coerente, razionale e spirituale. È lo stadio del muʾmin.

Il livello dell’Iḥsān è il fine ultimo: vivere ogni istante sotto lo sguardo di Allah, con amore e timore. È lo stadio del muḥsin.

Ibn al-Qayyim dice: “Il Dīn è come una casa: l’Islām è la porta, l’Īmān è l’arredamento, l’Iḥsān è la luce che la illumina.”

Ogni musulmano deve aspirare a salire. Non basta essere muslim per ereditare la vera felicità dell’Aldilà. Allah dice nel Qurʾān:

“Coloro che hanno creduto e compiuto il bene, avranno i giardini del Firdaws.” (Sūrah al-Kahf, 18:107)

🕊️ 2. La conoscenza si trasmette con adab

Il modo in cui Jibrīl – pace su di lui – si siede, domanda, ascolta, approva, e poi scompare, è un modello pedagogico sublime. Come spiegano i grandi sapienti del taʿlīm, tra cui al-Zarnūjī (Taʿlīm al-Mutaʿallim), la conoscenza non è solo contenuto, ma etica.

“L’adab è metà della religione.” – Ibn al-Mubārak

Il vero studente è umile, attento, presente. Il vero maestro è paziente, chiaro, spirituale. Chi cerca il sapere sacro senza adab, come dicevano i maestri, “è come chi semina in terra sterile”.

Anche oggi, nell’epoca digitale, possiamo applicare questo insegnamento: cercare il sapere con rispetto, citare le fonti, evitare arroganza, e distinguere tra sapere utile e chiacchiera sterile.

🔍 3. La fine dei tempi e la crisi dell’ordine

I segni dell’Ora indicati nel ḥadīth non sono semplici profezie, ma allarmi etici. Quando vedremo:

  • relazioni familiari invertite (la figlia che domina la madre),
  • competizione nel lusso e negli edifici tra i poveri un tempo umili (i pastori nudi e scalzi),

sappiamo che l’essere umano ha perduto la centralità del cuore. In realtà, i segni esterni parlano di malattie interiori: orgoglio, ostentazione, ribellione ai valori tradizionali.

Oggi, più che mai, viviamo questi tempi: genitori ignorati, figli che si sentono padroni, società che venera il denaro, grattacieli vuoti di pietà, un Islām ridotto a parole e slogan.

Ma il rimedio è lì: tornare all’Iḥsān, adorare Allah come se Lo vedessimo. Perché chi vive con presenza divina non si corrompe, non si perde.

🧭 4. L’ḥadīth è una bussola per la vita del musulmano

Imām al-Nawawī lo scelse come ḥadīth iniziale nelle sue 40 Nawawiyyah, proprio perché racchiude tutta la religione. Non è solo un insegnamento dottrinale: è un programma di vita. Ogni sorella, ogni fratello, può prendere questo ḥadīth e costruirci sopra il proprio cammino.

Ecco un’applicazione pratica:

LivelloPratica quotidianaObiettivo spirituale
IslāmPreghiera puntuale, zakat, digiunoObbedienza e Ordine
ĪmānStudio del Qur’an, lettura di hadith, du’a sinceroFede radicata, Consapevolezza
IḥsānRicordo costante, dhikr profondo, sguardo puroPresenza, amore, pace interiore

💖 5. Per ogni sorella, un invito alla crescita

Sorella cara, se sei in una fase in cui l’Islām ti sembra solo un insieme di regole, non temere. È normale iniziare così. Ma non fermarti. Il Profeta ﷺ ci ha mostrato che si parte dalla shahāda e si arriva alla mushāhadah – la visione del cuore.

Inizia con costanza, cerca compagnia buona, prega anche quando sei stanca, piangi anche quando sei vuota. Ogni piccolo passo verso Allah è un enorme passo di Allah verso di te.

Come disse il Profeta – pace su di lui – in un ḥadīth qudsī:

“Chi si avvicina a Me di un palmo, Io Mi avvicino a lui di un braccio. Chi viene a Me camminando, Io vado a lui correndo.”

(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)

🌺 Conclusione – Una religione viva, profonda, luminosa

L’ḥadīth di Jibrīl non è un semplice testo da studiare. È una rivelazione pratica. È il riassunto del nostro cammino. Ci ricorda che l’Islām non è una gabbia, ma una scala verso Allah. Che la conoscenza non è solo nozione, ma luce nel cuore. Che ogni adorazione può diventare bellezza. E che ogni epoca – anche la più corrotta – può essere riscattata da un cuore sincero.

“Era Jibrīl. È venuto ad insegnarvi la vostra religione.”

Che Allah ci renda tra coloro che ascoltano, comprendono e agiscono.

Che ci elevi dal livello dell’Islām a quello dell’Iḥsān, e che ci accolga tra i Suoi amati.

Che ci faccia camminare alla luce di questo ḥadīth, e che ci conceda di incontrarLo nel Giorno in cui i visi saranno luminosi.

Amin.


Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
Articoli: 48

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

💬 Chiedi a Noor