I sei pilastri della fede – arkān al-īmān

L’Islam non è soltanto un mero insieme di pratiche esteriori: è prima di tutto una fede che viene dal cuore, che si riflette nelle parole e nelle azioni. Quando l’Angelo Jibril – pace su di lui – apparve sotto forma umana al Messaggero di Allah – pace e benedizioni su di lui – e gli chiese “informami riguardo alla fede (al-iman)”, egli rispose “la Fede è che tu creda in Allah, nei suoi Angeli, nei suoi Libri, nei suoi Messaggeri, nell’Ultimo Giorno e nel decreto divino, sia esso favorevole o sfavorevole.” (Sahih Muslim)

Questa risposta è la base stessa della nostra Aqidah, il fondamento della nostra religione.

Ognuno di questi sei pilastri racchiude un oceano di significati, che vanno oltre la semplice affermazione verbale. Credere significa accettare con il cuore, pronunciare con la lingua e vivere con le azioni. L’īmān cresce e decresce, si alimenta con la conoscenza, l’invocazione, le buone azioni e la compagnia dei virtuosi. È una luce che Allah infonde nel cuore di chi Egli vuole guidare.

Il primo pilastro: Credere in Allah (al-īmān billāh)

Credere in Allah non è solo riconoscere la Sua esistenza, ma affermare con convinzione la Sua Unicità (tawḥīd) in tre aspetti: la Sua Signoria (rubūbiyyah), i Suoi Nomi e Attributi (asmāʾ wa-ṣifāt), e il Suo diritto esclusivo ad essere adorato (ulūhiyyah). Allah è l’unico Creatore, il Sostenitore di tutto ciò che esiste, il Signore dei mondi. Non ha bisogno di nulla, mentre tutto ha bisogno di Lui. Egli è il Vivente, Colui che non muore, il Misericordioso, il Sapiente, il Forte, il Giusto. Non Gli è simile nulla, ed Egli ode e vede ogni cosa.

Il credente ama Allah sopra ogni cosa, Lo teme più di ogni altra cosa e pone in Lui la sua speranza. L’adorazione è solo per Lui: nessun angelo, profeta, santo, spirito o idolo merita neanche un briciolo di ciò che spetta al Signore degli universi. L’idolatria (shirk) è il peccato più grave, e chi muore su di esso senza pentimento non sarà perdonato (Cor. 4:48).

Il cuore del credente è pieno di amore, umiltà e sottomissione verso Allah. Si meraviglia della Sua creazione, si rifugia nella Sua Misericordia e si affida al Suo decreto. La vera conoscenza di Allah è la radice della sincerità, della pazienza, della gratitudine, della sobrietà e della speranza. Ecco perché i sapienti dicono: «Chi conosce Allah, Lo ama».

Il secondo pilastro: Credere negli angeli (al-īmān bil-malāʾikah)

Gli angeli sono creature luminose, invisibili all’occhio umano salvo rare eccezioni. Non mangiano, non dormono, non disobbediscono ad Allah neppure per un istante, e trascorrono la loro esistenza nell’adorazione e nell’esecuzione degli ordini divini. Sono molti, e solo alcuni ci sono noti per nome e funzione: Jibrīl (l’angelo della Rivelazione), Mīkāʾīl (l’angelo della pioggia e della provvidenza), Isrāfīl (che soffierà nella tromba per annunciare la fine del mondo), Mālik (custode dell’Inferno), Ridwān (custode del Paradiso), e gli angeli che registrano le azioni (Kirāman Kātibīn), che interrogano nella tomba (Munkar e Nakīr), e tanti altri.

Credere negli angeli significa credere nella loro esistenza, nella loro natura, nei loro compiti, e in ciò che ci è stato riferito da Allah e dal Suo Inviato – pace e benedizioni su di lui. Non sono simboli né forze astratte: sono esseri reali, presenti, puri. In ogni istante, essi scendono sulla terra, portano benedizioni, scrivono i nostri atti, elevano le suppliche, si radunano intorno ai cerchi di conoscenza e accompagnano i credenti.

La consapevolezza della loro presenza ci aiuta a vivere con maggiore coscienza: ogni parola è registrata, ogni intenzione è scrutata, ogni azione ha testimoni. Sapere che Jibrīl ha portato il Corano ci ricorda la purezza e la solennità della Rivelazione. Sapere che ogni notte gli angeli vegliano su di noi è fonte di conforto e gratitudine.

Il terzo pilastro: Credere nei Libri (al-īmān bil-kutub)

Allah ha rivelato Libri ai Suoi Messaggeri come guida per l’umanità. Tra questi, i più noti sono: i fogli di Ibrāhīm, la Torah di Mūsà, i Salmi di Dāwūd, il Vangelo di ʿĪsà, e infine il Corano, rivelato a Muḥammad – pace e benedizioni su tutti i Profeti. Tutti questi Libri contenevano la verità, ma solo il Corano è rimasto integro, immutato, protetto dalla distorsione. Allah ha promesso: «In verità, siamo Noi a far scendere il Ricordo, e in verità siamo Noi i Suoi Custodi» (Cor. 15:9).

Credere nei Libri significa accettarli come Rivelazioni divine, rispettarli, credere nei contenuti autentici che ci sono giunti, e soprattutto vivere secondo il Corano. Non basta leggerlo: va interiorizzato, meditato, amato. È la Parola di Allah, eterna e miracolosa, guida dei cuori e luce delle menti.

Chi crede nei Libri non li pone in contraddizione, ma riconosce la progressiva rivelazione della Verità: ogni Libro ha preparato la venuta di quello successivo, fino alla Legge perfetta del Corano, che abroga ciò che è venuto prima e governa fino alla Fine dei Tempi. Non è possibile amare Allah senza amare la Sua Parola.

Il quarto pilastro: Credere nei Messaggeri (al-īmān bir-rusul)

I Profeti e Messaggeri sono gli uomini migliori che abbiano mai camminato sulla terra. Scelti da Allah, inviati con la Verità, dotati di purezza, pazienza, forza e intelligenza, hanno trasmesso il messaggio divino alle rispettive comunità. Alcuni sono stati menzionati nel Corano, altri non ci sono noti. Tra i principali ci sono Ādam, Nūḥ, Ibrāhīm, Mūsà, Dāwūd, Sulaymān, ʿĪsà e l’ultimo dei Profeti, Muḥammad – pace e benedizioni su di loro.

Credere nei Profeti significa amarli, rispettarli, credere nei loro miracoli, nei loro insegnamenti, nei loro caratteri purissimi. Essi non sono divini, né figli di Allah, ma uomini perfetti nell’obbedienza. Non mentono, non tradiscono, non peccano in ciò che riguarda la trasmissione del messaggio. Sono esempi viventi di come vivere secondo la volontà divina.

Il Profeta Muḥammad – pace e benedizioni su di lui – è il Sigillo dei Profeti, il più amato da Allah, guida di tutta l’umanità. Seguire la sua Sunnah è parte integrante della fede. Egli non parlava per capriccio, ma per ispirazione (Cor. 53:3-4). L’amore per il Profeta è condizione della fede: «Nessuno di voi crede davvero finché non mi ama più di se stesso, dei suoi genitori, dei suoi figli e di tutta l’umanità» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).

Il quinto pilastro: Credere nell’Ultimo Giorno (al-īmān bil-yawm al-ākhir)

Credere nell’Ultimo Giorno significa credere nella resurrezione dopo la morte, nel Giorno del Giudizio, nel Paradiso e nell’Inferno, e in tutti gli eventi che accadranno dopo la fine del mondo. Tutti saranno resuscitati, giudicati secondo le loro intenzioni e opere, e condotti alla ricompensa o al castigo. Nessuno subirà ingiustizia. Il Giudice sarà Allah, il Sapiente, il Giusto, il Padrone del Giorno del Giudizio.

Questa credenza è ciò che dà senso alla vita. Senza di essa, il male resterebbe impunito e la virtù sarebbe vana. Ma Allah promette: «Chi avrà fatto anche solo il peso di un atomo di bene, lo vedrà; e chi avrà fatto il peso di un atomo di male, lo vedrà» (Cor. 99:7-8).

Il credente crede nella prova della tomba, nella resurrezione, nella bilancia, nel registro delle azioni, nel Sirāt (ponte sul Fuoco), nell’intercessione, nelle fontane del Paradiso, nella visione di Allah da parte dei beati. Tutto questo rende il cuore vigile, la lingua umile, l’anima desiderosa di purificazione. Chi crede veramente nell’Ultimo Giorno vive ogni giornata come se fosse l’ultima.

Il sesto pilastro: Credere nel decreto divino (al-īmān bil-qadar)

Nulla accade senza il permesso di Allah. Ogni evento, gioia, dolore, successo, fallimento, è già stato scritto nella Preservata Tavola (al-Lawḥ al-Maḥfūẓ). Tuttavia, questo non significa che siamo forzati: Allah ci ha dato volontà e scelta, e giudicherà secondo ciò che scegliamo. Il decreto divino comprende la Scienza divina (Allah conosce tutto), la Scrittura (tutto è già scritto), la Volontà (nulla accade senza il Suo permesso), e la Creazione (ogni cosa è creata da Lui).

Credere nel qadar porta equilibrio e pace interiore. Ci insegna a non disperare nella difficoltà e a non insuperbirci nel successo. Ogni cosa ha un senso, anche se non sempre lo comprendiamo. E ogni prova è un mezzo di purificazione. Il Profeta – pace e benedizioni su di lui – disse: «Sii consapevole che se l’intera umanità si unisse per giovarti, non potrebbe farlo se non con ciò che Allah ha già scritto per te; e se si unisse per nuocerti, non potrebbe farlo se non con ciò che Allah ha già decretato» (Tirmidhī).

Chi crede nel decreto accetta la vita con serena sottomissione, si affida ad Allah, lavora con determinazione ma si rassegna con amore a ciò che Allah dispone.


Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
Articoli: 48

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