Una riflessione profonda sull’hadith più frainteso dell’Islam
Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso
Quando l’ignoranza diventa arma
Quante volte lo abbiamo sentito. Quante volte ci è stato sbattuto in faccia con arroganza, con disprezzo, con quella certezza di chi pensa di aver trovato la prova definitiva che l’Islam “opprime le donne”.
“Il vostro Profeta ha detto che le donne sono stupide e incomplete nella religione. Come fate a seguire una religione così?”
Quante volte siamo rimaste in silenzio, senza sapere cosa rispondere, con il cuore che si stringe, con la sensazione di dover “difendere” l’Islam, ma senza avere gli strumenti giusti?
Quante volte abbiamo visto fratelli e sorelle in difficoltà, perplessi, quasi imbarazzati, cercando di spiegare qualcosa che loro stessi non comprendevano fino in fondo?
Questo articolo nasce da qui. Nasce dalla necessità di fare chiarezza, una volta per tutte, su uno degli aḥādīth più fraintesi, più strumentalizzati, più manipolati della tradizione islamica.
E la verità è molto più bella, molto più profonda, molto più misericordiosa di quanto i detrattori possano anche solo immaginare.
L’hadith in questione
Partiamo dal testo originale, quello che ha generato tanta confusione:
Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 1:6:301
Raccontato da Abū Saʿīd al-Khudrī (radiyAllahu anhu):
“Un giorno il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, andò fuori alla Muṣallā (per pregare). Allora passò accanto alle donne e disse: ‘O donne! Fate l’elemosina, perché ho visto che la maggioranza degli abitanti del Fuoco dell’Inferno eravate voi.’
Le donne chiesero: ‘Perché mai, o Messaggero di Allah?’
Egli rispose: ‘Voi maledite frequentemente e siete ingrate verso i vostri mariti. Io non ho mai visto nessuno con riduzioni di intelligenza e religione che possa sviare un uomo risoluto più di una di voi.’
La donna domandò: ‘O Messaggero di Allah! In che modo siamo ridotte in intelligenza e religione?’
Egli disse: ‘Non è forse vero che due donne equivalgono a un uomo nella testimonianza?’ Esse risposero affermativamente. Egli disse: ‘Questa è la riduzione della vostra intelligenza. Non è forse vero che una donna non può pregare né digiunare durante il ciclo mestruale?’ Le donne risposero affermativamente. Egli disse: ‘Questa è la riduzione nella vostra religione.'”
A prima vista, per chi non conosce l’Islam, questo hadith può sembrare scioccante. Ma quando si scava sotto la superficie, quando si comprende il contesto, la lingua, la giurisprudenza, il quadro completo diventa luminoso.
Il contesto: dove, quando, perché?
Questo hadith fu pronunciato durante il giorno di ʿĪd al-Fiṭr o ʿĪd al-Aḍḥā, dopo la preghiera collettiva. Il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, passò accanto alle donne e le esortò alla carità.
Perché lo fece? Per amore. Per preoccupazione spirituale. Per ricordare loro l’importanza della generosità e della gratitudine verso Allah e verso i mariti.
Non era un rimprovero crudele, ma un consiglio amorevole. Come un padre che, vedendo il figlio prendere una strada sbagliata, lo richiama con fermezza ma con affetto.
E le donne non si offesero. Anzi, chiesero spiegazioni. Volevano capire. Volevano migliorarsi. E il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, rispose con chiarezza e precisione.
Questo dialogo è un esempio di pedagogia profetica: insegnare con dolcezza, spiegare con pazienza, educare con amore.
La chiave di tutto: il termine “nuqṣān”
La parola araba usata nell’hadith è نُقْصَان (nuqṣān), che significa “riduzione”, “diminuzione”, “esonero”.
Non significa “difetto”, “stupidità”, “inferiorità ontologica”.
Questo è cruciale. Tutto il fraintendimento nasce da qui.
Quando traduci nuqṣān con “deficienza” o “carenza”, stai tradendo il significato originale. È come tradurre “facilitazione” con “incapacità”. Sono mondi diversi.
Il Qur’an stesso usa questa radice in senso funzionale, non morale:
“Non vedono forse che siamo intervenuti sulla terra, riducendola ai suoi confini?”
(Sūrah al-Anbiyā’, 21:44)
La terra non è “difettosa”. È ridotta nei suoi confini. È una descrizione geografica, non un giudizio di valore.
Allo stesso modo, quando il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, parla di “riduzione” nelle donne, si riferisce a un esonero da certi obblighi legali e religiosi, non a una mancanza intrinseca di intelligenza o spiritualità.
La “riduzione” nella religione
Il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, spiega chiaramente cosa intende:
“Non è forse vero che una donna non può pregare né digiunare durante il ciclo mestruale?”
Questa è la “riduzione” nella religione. La donna è esentata dalla preghiera e dal digiuno durante le mestruazioni.
È una misericordia di Allah, non una punizione. È una facilitazione, non una diminuzione del suo valore spirituale.
Allah sa che il ciclo mestruale comporta dolore fisico, stanchezza, disagio. E quindi, nella Sua infinita saggezza e compassione, esenta la donna da certi obblighi rituali durante quel periodo.
Ma questo non significa che la donna sia meno religiosa. Anzi, la sua sottomissione ad Allah nel rispettare questa esenzione è essa stessa un atto di adorazione.
Immagina un soldato che, ferito in battaglia, viene esentato dal servizio per recuperare. È forse meno valoroso? È forse meno fedele al suo esercito? No. È protetto e curato affinché possa tornare più forte.
Allo stesso modo, la donna non è diminuita nella sua religiosità. È protetta da Allah, che le concede riposo spirituale nei momenti di difficoltà fisica.
La “riduzione” nell’intelligenza
Il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, dice:
“Non è forse vero che due donne equivalgono a un uomo nella testimonianza?”
Questo si riferisce a un versetto specifico del Qur’an:
“O voi che credete, quando contraete un debito per un termine specificato, scrivetelo… e portate due testimoni tra i vostri uomini. Se non ci sono due uomini, allora un uomo e due donne… affinché se una delle due si dimentica, l’altra glielo ricordi.”
(Sūrah al-Baqarah, 2:282)
Analizziamo questo versetto con attenzione.
Allah non dice che le donne sono stupide. Dice che, in quel contesto specifico (contratti finanziari), una seconda donna può supportare la prima nel caso in cui dimentichi qualche dettaglio.
Perché? Perché, all’epoca della Rivelazione, le donne non erano abitualmente coinvolte in transazioni commerciali complesse. Non era il loro ambito di competenza quotidiana. Quindi, Allah, nella Sua saggezza, prevede un sistema di mutuo supporto per garantire giustizia e precisione.
Non è un giudizio sull’intelligenza femminile in sé. È una misura pratica per un contesto specifico.
Il contesto storico e culturale
Nell’Arabia pre-islamica, le donne erano trattate come proprietà. Venivano sepolte vive alla nascita. Non avevano diritti, non avevano voce, non avevano dignità.
L’Islam rivoluzionò tutto questo.
Diede alle donne diritti legali, proprietà, eredità, divorzio, autonomia economica. Le elevò da oggetti a soggetti.
Ma non cambiò la società dall’oggi al domani. Le donne, per secoli, erano state escluse dal commercio, dalla finanza, dalla vita pubblica. Quindi, in quel contesto, era ragionevole e misericordioso prevedere un sistema di testimonianza che riflettesse la realtà sociale dell’epoca.
Oggi, le donne sono avvocate, giudici, economiste, scienziate. Sono perfettamente competenti in ogni campo. E i sapienti islamici hanno chiarito che il versetto 2:282 non è una regola universale e immutabile, ma una disposizione contestuale.
I sapienti spiegano
I grandi sapienti dell’Islam hanno sempre compreso la vera natura di questo hadith.
Ibn al-Qayyim, raḥimahullāh:
“La donna onesta è come l’uomo onesto in sincerità e fede. Se si teme dimenticanza, viene rafforzata da un’altra donna. Ciò le rende, talvolta, più forti di un uomo solo.”
(al-Ṭuruq al-Ḥukmīyah, 1/136)
Ibn Taymiyyah, raḥimahullāh:
“In qualsiasi testimonianza dove non si tema dimenticanza, non si considera la donna come metà di un uomo.”
(al-Ṭuruq al-Ḥukmīyah, 1/128)
Ibn Rushd, raḥimahullāh:
“La testimonianza esclusiva di donne è accettata nei diritti del corpo, come il parto, l’allattamento, le malattie delle donne.”
(Bidāyat al-Mujtahid, 4/248)
In altre parole: la testimonianza femminile non è sempre considerata “metà” di quella maschile. Dipende dal contesto. Dipende dall’ambito. Dipende dalla competenza.
Nei campi in cui le donne hanno esperienza diretta (medicina femminile, parto, allattamento), la loro testimonianza è completa e sufficiente da sola.
Le donne come trasmettitori di ḥadīth
Se le donne fossero davvero “carenti di intelligenza”, come mai l’intera tradizione profetica dipende dalle loro testimonianze?
ʿĀ’ishah (radiyAllahu ‘anha), la moglie del Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, è una delle più grandi fonti di aḥādīth. Ha trasmesso oltre 2.210 aḥādīth.
Abū Mūsā al-Ashʿarī (radiyAllahu anhu) disse:
“Non ci fu mai una questione difficile per noi compagni del Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, senza che, chiedendola a ʿĀ’ishah, trovassimo presso di lei una risposta.”
(Sunan al-Tirmidhī, 3883 – grado: ṣaḥīḥ)
Masrūq disse:
“Ho visto i grandi sapienti tra i Compagni del Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, chiedere a ʿĀ’ishah riguardo agli obblighi religiosi.”
(Muṣannaf Ibn Abī Shaybah, 30387 – grado: ḥasan)
Al-Ḥāfiẓ al-Dhahabī, raḥimahullāh:
“Non conosco tra le donne narratrici alcuna accusata di menzogna.”
(Mīzān al-Iʿtidāl, 4/604)
Ha elencato oltre 120 donne affidabili come narratrici di ḥadīth.
Al-Shawkānī, raḥimahullāh:
“Mai nessuno degli studiosi ha rifiutato un ḥadīth solo perché tramandato da una donna.”
(Nayl al-Awṭār, 6/359-360)
Se le donne fossero “carenti di intelligenza”, perché i Compagni (radiyAllahu anhum) – i migliori uomini dopo i Profeti – le consultavano? Perché si affidavano alle loro testimonianze per questioni di fiqh, tafsīr, e Sunnah?
Perché non erano carenti. Erano complete, intelligenti, sagge, affidabili.
L’intelligenza di Umm Salamah (radiyAllahu ‘anha)
Dopo la conclusione del trattato di Ḥudaybiyyah, il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, chiese ai Compagni di offrire i sacrifici e radersi la testa, ma nessuno si mosse. Erano confusi, delusi, emotivamente scossi.
Il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, si ritirò nella tenda e parlò con sua moglie Umm Salamah (radiyAllahu ‘anha).
Lei disse:
“O Profeta di Allah, vuoi che obbediscano? Esci, offri il tuo sacrificio, e fatti radere la testa senza dire una parola.”
Egli seguì il consiglio e tutti i Compagni lo imitarono.
(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 2731)
Ibn Ḥajar, raḥimahullāh:
“Il parere di Umm Salamah fu talmente saggio che l’Imam al-Ḥaramayn disse: ‘Non conosciamo donna più saggia di lei nel consigliare il Profeta.'”
(Fatḥ al-Bārī, 5/347)
Una donna comprese ciò che gli uomini più saggi della Ummah non avevano compreso. E il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, seguì il suo consiglio senza esitazione.
Dov’è la “carenza di intelligenza”?
L’intelligenza emotiva e sociale della donna
L’Islam riconosce che uomini e donne hanno intelligenze diverse, non inferiori l’una all’altra, ma complementari.
Gli uomini tendono ad eccellere in certe aree (forza fisica, logica matematica, orientamento spaziale). Le donne tendono ad eccellere in altre (intelligenza emotiva, capacità relazionale, intuizione, multitasking).
La scienza moderna lo conferma. Gli studi neuroscientifici mostrano che il cervello femminile ha maggiore connettività tra emisferi, il che favorisce empatia, comunicazione, e capacità di gestire più compiti contemporaneamente.
Questo non rende le donne “meno intelligenti”. Le rende diversamente intelligenti. E questa diversità è un dono di Allah.
Come disse Ibn al-Qayyim, raḥimahullāh:
“Allah ha creato gli uomini e le donne con nature diverse, affinché si completassero a vicenda, non per creare gerarchia, ma per creare armonia.”
La donna nel Qur’an
Il Qur’an non parla mai delle donne come inferiori intellettualmente o spiritualmente. Anzi, le eleva costantemente.
“I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri.”
(Sūrah al-Tawbah, 9:71)
“Chi compie il bene, maschio o femmina, e sia credente, faremo vivere una vita eccellente e daremo la ricompensa secondo le migliori opere.”
(Sūrah al-Naḥl, 16:97)
“Il Signore risponde loro: ‘Non lascerò perdere le opere di nessuno di voi, maschio o femmina, gli uni vengono dagli altri.'”
(Sūrah Āl ʿImrān, 3:195)
Allah non fa distinzioni di genere nella ricompensa spirituale. Non dice: “Le donne riceveranno metà del Paradiso perché hanno metà dell’intelligenza.” No. Dice: stesso sforzo, stessa ricompensa.
Come rispondere alle obiezioni?
Quando qualcuno ti dice: “Il vostro Profeta ha detto che le donne sono stupide”, rispondi con calma, con sicurezza, con conoscenza:
“No. Il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, non ha mai detto che le donne sono stupide. Ha spiegato che, in un contesto giuridico specifico dell’Arabia del VII secolo, le donne erano esentate da certi obblighi e supportate in certi ambiti. Questo non è un giudizio sulla loro intelligenza, ma una misura pratica di giustizia e misericordia.”
“Se le donne fossero davvero carenti di intelligenza, perché i Compagni del Profeta consultavano ʿĀ’ishah per questioni legali e religiose? Perché migliaia di aḥādīth ci sono stati tramandati da donne? Perché nessuno studioso ha mai rifiutato un hadith solo perché narrato da una donna?”
“L’Islam è stata la prima religione a dare alle donne diritti legali, proprietà, eredità, divorzio, istruzione. Parlami di un’altra religione o cultura del VII secolo che faceva lo stesso.”
Conclusione: verità, luce, orgoglio
L’affermazione che le donne siano “carenti di intelligenza e religione” è basata su una lettura errata, una traduzione imprecisa, e una deliberata strumentalizzazione di un hadith profondo e misericordioso.
La riduzione di cui parla il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, riguarda esoneri funzionali, non valori morali, mentali o spirituali.
Le donne sono state e sono pilastri nella trasmissione della Sunnah, nella consultazione religiosa, nella guida della comunità. Hanno una prospettiva unica che arricchisce la Ummah. La loro intelligenza è completa, sfaccettata, e in certi ambiti persino superiore.
Non dobbiamo difendere l’Islam. Dobbiamo spiegarlo. Non dobbiamo scusarci. Dobbiamo educare.
E quando comprendiamo veramente la nostra religione, non proviamo imbarazzo. Proviamo orgoglio. Proviamo gratitudine. Proviamo amore.
Che Allah ci doni conoscenza, saggezza, e fermezza nella verità.
وَاللَّهُ أَعْلَمُ – E Allah sa meglio.




