La Famiglia del Profeta Muhammadﷺ

La casa del Messaggero di Allah ﷺ non era che una fila di stanze umili, fatte di fango secco e fronde di palma. Eppure quelle mura contennero ciò che nessuna reggia al mondo potrebbe mai racchiudere: la rivelazione, la dolcezza profetica, l’esempio eterno di come si ama e si vive nella Via di Allah. Il Profeta Muḥammad ﷺ visse la sua intimità con una sincerità disarmante: sorrise, pianse, fu tradito nelle emozioni e fu consolato dalla misericordia del Signore. Ogni gesto dentro quella casa è stato raccolto, custodito e trasmesso, perché nella sua quotidianità risiedono i segreti dell’eccellenza spirituale.


Le sue Mogli, Le Madri dei Credenti

Nessuna figura influenzò la sua vita come Khadīja bint Khuwaylid. Donna nobile, raffinata, potente nel commercio e ancora più nobile nel cuore, lo scelse quando lui non era ancora Profeta. Egli la servì come commerciante, e lei vide in lui ciò che nessuno ancora vedeva.

Quando ricevette la prima rivelazione, tremante e turbato, corse da lei, ed ella lo avvolse col suo mantello e lo rassicurò con parole che ancora risuonano nei cuori:

“Mai! Per Allah, Allah non ti umilierà mai. Tu mantieni i legami, sostieni i deboli, aiuti i bisognosi, ospiti il viandante e soccorri chi è colpito da calamità” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).

Morì nel decimo anno della missione, e il Profeta ﷺ non la dimenticò mai. Spesso, sacrificava pecore e diceva:

“Inviatele alle amiche di Khadīja»”

Quando ‘Ā’isha, molto tempo dopo, manifestò la sua gelosia, egli le disse:

Mi fu donato il suo amore” (Ṣaḥīḥ Muslim).

Dopo Khadīja, sposò Sawda bint Zam‘a, donna anziana, semplice e devota. Lo sposò per offrire protezione e compagnia, e Sawda gli offrì una serenità silenziosa. Quando si rese conto di non poter essere vicina a lui come lo erano le più giovani, donò volontariamente il suo turno notturno a ‘Ā’isha. Il Qur’ān lodò questo gesto con le parole:

“Non c’è colpa se la donna rinuncia a parte del suo diritto per riappacificarsi, e la conciliazione è migliore” (al-Nisā’, 4:128).

‘Ā’isha bint Abī Bakr fu la più giovane delle sue mogli

Ella narrò:

Il Profeta ﷺ mi sposò quando avevo sei anni, ed entrò da me quando ne avevo nove. Io giocavo ancora con le bambole. Mia madre mi preparò e mi consegnò a lui” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ Muslim).

(Sebbene oggi possa sembrare insolito, all’epoca era consuetudine in quasi tutte le culture. ‘Ā’isha stessa era già promessa ad un altro uomo, Jubayr ibn Muṭ‘im, prima della proposta del Profeta ﷺ. Nessun nemico dell’Islam all’epoca utilizzò questo matrimonio come argomento contro di lui, poiché era considerato normale.

In Occidente, fino a meno di due secoli fa, anche l’età media del matrimonio era tra i 10 e i 13 anni. Bambine di un tempo erano donne adulte in responsabilità, e i matrimoni combinati avvenivano ben prima della maturità biologica.)

Ella era colei che, per ammissione del Profeta ﷺ stesso, amava più di tutte. Disse:

“Tra le donne, ‘Ā’isha, tra gli uomini, Abū Bakr” (al-Tirmidhī).

Il loro amore era giocoso e tenero. Ella narrò:

“Il Messaggero di Allah ﷺ gareggiò con me e vinsi. Poi, dopo qualche tempo, gareggiammo di nuovo e vinse lui. Disse: “Questa è la rivincita” (Abū Dāwūd).

Tuttavia, la sua gelosia era nota. In un episodio memorabile, Um Salama aveva mandato una ciotola con cibo al Profeta ﷺ mentre egli era con ‘Ā’isha. Lei, spinta dalla gelosia, colpì la ciotola facendola cadere. Il Profeta ﷺ non si adirò, ma sorrise e disse: «Vostra madre è gelosa» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).

Un episodio emblematico avvenne dopo la battaglia di Khaybar. Ṣafiyya bint Ḥuyayy, figlia del capo dei Banū Naḍīr, fu fatta prigioniera. Dihya al-Kalbī chiese una delle prigioniere, e gli fu data Ṣafiyya. Alcuni Compagni dissero al Profeta ﷺ: «O Messaggero di Allah, ella è figlia del capo di una tribù, degna solo di te». Il Profeta ﷺ le offrì la libertà e la proposta di matrimonio.

‘Ā’isha uscì di casa, velata completamente, per osservare di nascosto la donna prigioniera che, si diceva, sarebbe stata offerta al Profeta ﷺ. Appena la vide, comprese che era bella, nobile e intelligente. Disse tra sé: «Se è davvero così, il Profeta la sposerà». E così fu.

Lei accettò. Trascorsero la prima notte in una tenda, e Abū Ayyūb al-Anṣārī vegliò fuori per timore che Ṣafiyya potesse vendicarsi. Il mattino seguente, il Profeta ﷺ le mise il velo e i Compagni compresero che era divenuta Madre dei Credenti (al-Bukhārī, Ibn Saʿd).

Durante un viaggio, ogni moglie faceva a turno accanto alla portantina del Profeta ﷺ. Un giorno, ‘Ā’isha scambiò per gioco il proprio posto con quello di Sawda. Il Profeta ﷺ conversò con Sawda per tutto il tragitto. Al ritorno, ‘Ā’isha disse: «Non potevo biasimare che me stessa».


Tra le sue mogli vi furono anche

Ḥafṣa bint ‘Umar, figlia di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, vedova di martire, saggia e pia;

Zaynab bint Jaḥsh, cugina del Profeta ﷺ, sposata dopo la rivelazione di al-Aḥzāb 33:37;

Umm Salama, colta e madre di orfani;

Umm Ḥabība, figlia di Abū Sufyān, sposata in Abissinia;

Juwayriyya e Maymūna, entrambe vedove;

Rayḥāna bint Zayd, inizialmente prigioniera, poi liberata;

e Mariya al-Qibṭiyya, concubina cristiana donata dall’Egitto, da cui nacque Ibrāhīm.

Alcune, come Asmā’ bint al-Nu‘mān, rifiutarono o non accettarono il matrimonio.


Ogni moglie aveva una virtù:

  • ‘Ā’isha, colta e brillante, narratrice di oltre 2.000 hadith;
  • Zaynab, generosa;
  • Ḥafṣa, custode del Qur’ān;
  • Umm Salama, saggia;
  • Ṣafiyya, nobile;
  • Mariya, devota;
  • Sawda, semplice e leale;
  • Juwayriyya, paziente;
  • Maymūna, ascetica.

Nessuna fu trascurabile: tutte furono colonne.


Un appunto sui figli:

Da Khadīja nacquero tutti i figli eccetto Ibrāhīm: al-Qāsim, ‘Abd Allāh, Zaynab, Ruqayya, Umm Kulthūm e Fāṭima. I figli maschi morirono in tenera età. Ibrāhīm, figlio di Mariya, morì a 18 mesi.

Il Profeta ﷺ pianse:

L’occhio versa lacrime, il cuore si addolora, ma non diciamo se non ciò che soddisfa il nostro Signore. Certamente, o Ibrāhīm, siamo afflitti per la tua partenza” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).

Zayd ibn Ḥāritha fu suo figlio adottivo, chiamato “Zayd ibn Muḥammad” fino alla rivelazione (al-Aḥzāb, 33:5).

Usāma, figlio di Zayd, era amato profondamente. Il Profeta ﷺ lo chiamava “il figlio dell’amato”.

Anas ibn Mālik disse:

Servii il Profeta ﷺ dieci anni. Mai mi disse “uff”, né mi rimproverò” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).


La casa del Profeta ﷺ fu casa di luce. Non aveva tappeti preziosi, né letti d’oro. Dormiva su una stuoia che lasciava segni sulla pelle. Quando ʿUmar entrò, pianse e disse: «O Messaggero di Allah, i re della Persia e di Roma vivono nel lusso e tu, l’Eletto di Allah, dormi così?» Egli rispose: «Non sei contento che per loro sia il mondo e per noi l’aldilà?» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī).

Tale era la casa del Profeta ﷺ. Una casa semplice, ma che rifletteva il cielo.

Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
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