La nascita, il sogno profetico e il matrimonio benedetto
Nel cuore della Mecca, in una delle famiglie più nobili e sincere, nacque una bambina destinata a cambiare la storia dell’Islam: ʿAisha bint Abī Bakr (che Allah sia soddisfatto di lei). Figlia dell’intimo amico del Profeta ﷺ, Abū Bakr aṣ-Ṣiddīq, primo califfo dell’Islam, la sua infanzia fu immersa nella luce della rivelazione e nella spiritualità autentica. Fin da piccola si distinse per una memoria vivace, un’intelligenza penetrante e una forza d’animo sorprendente.
Aisha crebbe in una casa piena dello spirito dell‟Islam. Il Profeta ﷺ veniva spesso in visita. Con Abu Bakr (radiallahu anhu) si sedeva per ore a discutere. La piccola Ā’isha giocava intorno a loro. Ma anche così piccola, il suo spirito vivace assorbiva rapidamente il grande cambiamento in atto in quegli anni.
Il padre di Ā’isha costruì nel suo cortile una piccola moschea, dove pregava e recitava il Corano.
La piccola Ā’isha imparava con devozione le pratiche islamiche.
Fù una bambina precoce. La sua crescita fisica e morale stupiva tutti. Anche se bambina, poneva domande estremamente intelligenti e acute. Aveva un’ottima
memoria. I suoi commenti su persone o cose stupivano i suoi genitori.
Naturalmente, Ā’isha amava giocare, soprattutto con le bambole. Pur essendo una bambina piccola, rispettava il Profeta ﷺ. Quando lui veniva, nascondeva le bambole, e
le sue compagne di gioco seguivano il suo esempio. Ma il Profeta ﷺ amava veder giocare i bambini. Non voleva che fossero spaventati da qualcuno. Così, chiamava A’isha’ e le sue compagne e diceva loro di continuare a giocare.
Un giorno, ‘Aisha’ era occupata con le sue bambole quando arrivò il Profeta ﷺ. Vide un piccolo cavallo con le ali, vicino alle bambole. “Cos‟è questo?” domandò.
“Un cavallo!”.
“Ma i cavalli non hanno le ali, non è vero?”
“Perché no? Il cavallo di Sulayman aveva le ali!”.
Tale era l’intelligenza di ‘A’isha gia a quell‟età.
Aveva poco più di 8 anni quando ebbe luogo l’Hijrah. Qualche anno dopo, nessuno poteva descrivere
l’avvenimento in maniera così precisa come’ A’isha’
Dopo la morte di Khadījah (che Allah sia soddisfatto di lei), il Profeta ﷺ visse un periodo di profondo dolore e solitudine. Fu allora che avvenne un evento straordinario, narrato in prima persona da Aisha:
“Il Profeta ﷺ disse: ‘Ti ho vista in sogno per tre notti. Un angelo ti portava da me avvolta in un panno di seta e diceva: ‘Questa è tua moglie’. Quando lo vidi, dissi: ‘Se ciò proviene da Allah, Egli lo realizzerà.’”
(Sahih al-Bukhari, 3895 – Sahih Muslim, 2438)
Alcuni sapienti, come Ibn Hajar, affermano che questi sogni erano una forma di rivelazione (waḥy), che guidavano il Profeta ﷺ nella sua missione, e che mostrano quanto ʿĀ’isha fosse scelta da Allah per ricoprire un ruolo straordinario.
Uthman ibn Muzum era un Compagno del Profeta ﷺ. Raccontò a sua moglie come la morte di Khadijah avesse rattristato il Profeta ﷺ. Sua moglie Khawlah rifletté
attentamente sulla questione, finché un giorno andò a dire al Profeta ﷺ:
“O Messaggero di Allah! Sposa un‟altra donna!”
“Chi?” domandò il Profeta ﷺ.
“Beh, ci sono sia giovani ragazze che vedove” rispose la donna; “se permetti, potrei
parlartene”.
“Chi hai in mente?”
“Sawdah figlia di Zam‟ah è la vedova e A’isha figlia di Abu Bakr è la vergine”.
“D’accordo” disse il Profeta ﷺ “contatta i loro tutori”.
Quando Khawlah parlò della questione ad Abu Bakr, la sua prima reazione fu di sorpresa.
Disse: “Il Profeta ﷺ ed io ci siamo sempre considerati come fratelli. ‘Aisha è
dunque sua nipote. Come potrebbe sposarlo?”.
Khawlah trasmise la risposta al Profeta ﷺ, che osservò: “Abu Bakr non è il mio fratello di sangue, è soltanto mio fratello nella Fede. L’Islam non vieta il matrimonio in questo caso”.
Khawlah riportò il commento del Profeta ﷺ ad Abu Bakr che ne fu molto contento. Donandogli sua figlia in sposa, poteva avvicinarsi ancora di più al Profeta ﷺ.
C’era però un ostacolo. A’isha era già fidanzata. Ma il ragazzo e i suoi genitori erano ancora politeisti. Abu Bakr pensò che bisognasse prima di tutto regolare questa questione. Andò dai genitori del ragazzo e disse loro: “Voglio una risposta definitiva rispetto al fidanzamento con ‘A’isha”.
L’uomo consultò sua moglie, che disse, “Faremmo meglio a rompere il fidanzamento. Questa Musulmana porterà nostro figlio lontano dalla religione dei nostri avi”.
L’uomo disse allora ad Abu Bakr che non voleva più che suo figlio sposasse A’isha. Abu Bakr era felice. Ora poteva sposare sua figlia al Profeta ﷺ e guadagnare un onore immortale.
Qualche giorno dopo, ebbe luogo il matrimonio. Fu una cerimonia semplice. A’isha giocava con le sue bambole quando la serva la chiamò per condurla da suo padre.
Abu Bakr condusse da solo la cerimonia di nozze. Da quel momento in poi, la bambina cominciò a rimanere a casa.
Durante i primi tre anni di matrimonio, A’isha continuò a vivere a casa dei suoi genitori.
Per la maggior parte del tempo era occupata a giocare, e quando era un po’ discola sua madre la sgridava e la picchiava. Ma il Profeta ﷺ era contrario a queste punizioni e lo fece sapere alla madre.
Un giorno, trovò A’isha in lacrime dietro una porta. “Non hai tenuto conto della mia richiesta!” disse a Umm Ruman.
“Racconta delle storie contro di me a suo padre” gli spiegò lei.
“Non importa” osservò il Profeta ﷺ “non la picchiare!”.
Il contratto matrimoniale fu stipulato quando Aisha aveva sei anni. Il Profeta ﷺ, uomo di profonda modestia e pudore, attese finché non raggiunse la maturità fisica e mentale. La consumazione del matrimonio avvenne all’età di nove anni, nel rispetto delle norme del tempo. Aisha racconta:
“Il Messaggero di Allah mi sposò quando avevo sei anni, e consumò il matrimonio quando ne avevo nove.”
(Sahih al-Bukhari, 5133 – Sahih Muslim, 1422)
Questa unione fu preceduta da un periodo di malattia: i capelli di Aisha caddero, ma, come lei stessa narra, ricrebbero ancora più belli. Quando il momento fu giunto, fu la madre, Umm Rūmān, a condurla alla casa del Profeta ﷺ.
Uno degli episodi più toccanti della cerimonia nuziale è il momento in cui il Profeta ﷺ la accoglie con tenerezza e si svolge un piccolo rito tra le donne:
“Quando fui portata dal Profeta ﷺ, avevo con me la mia bambola e stavo giocando. Mia madre mi lavò e mi acconciò i capelli, poi mi portò dal Profeta e le donne ansarite mi accolsero battendo il tamburo e dicendo:
‘Che possiate vivere in felicità e benedizione,
Che possiate vivere in felicità e benedizione!’”
(Sunan Ibn Mājah, 1890 – Sahih Ibn Hibban – Al-Adab al-Mufrad di al-Bukhari)
In un’altra narrazione:
“Il Profeta ﷺ entrò e io giocavo con le mie bambole. Mi lavò il viso, mi accarezzò con la mano e sorrise. Mi porse un bicchiere di latte e disse: ‘Bevi.’ Poi lo offrì alle donne presenti.”
(Musnad Aḥmad – Ibn Saʿd)
I sapienti spiegano che questa cerimonia fu semplice ma colma di dolcezza profetica. L’offerta del latte, un simbolo di purezza, condivisione e inizio benedetto, sottolinea la spiritualità anche nei momenti apparentemente ordinari.
L’amore tra ʿĀ’isha e il Profeta ﷺ crebbe in un contesto di povertà dignitosa, con una casa modesta, ma piena di luce. Era la casa della rivelazione, della preghiera notturna, della pazienza e della dolcezza reciproca. Aisha raccontò:
“A volte vedevamo due lune in un mese e non accendevamo un fuoco in casa.”
“Mangiavamo solo datteri e acqua.”
(Sahih al-Bukhari; Sahih Muslim)
I Compagni dicevano: “Non c’era donna più amata dal Profeta ﷺ di Aisha.”
E, sull’amore che il Profeta nutriva per la sua giovane sposa, una narrazione inequivocabile sulla superiorità e le virtù speciali di A’isha:
Hisham riferì, basandosi sull’autorità di suo padre, che ‘A’isha (che Allah sia soddisfatto di lei) era solita dire:
“La superiorità di ‘Aishah sulle altre donne è come la superiorità del Tharid sugli altri tipi di cibo.“
Il tharid era la pietanza preferita degli arabi di quel tempo, che non avevano riso e pasta, ma preparavano questa zuppa di pane e carne, quindi era il pasto con proteine completo principale della loro dieta, molto amato.
(Sunan al-Tirmidhi, 3880)
Nonostante la sua giovane età, ʿĀ’isha dimostrò una maturità spirituale sorprendente. Era assetata di conoscenza e divenne una delle massime autorità in materia di hadith, fiqh e tafsīr. ʿUrwah ibn al-Zubayr, suo nipote, disse:
“Non ho mai visto nessuno più esperto di Aisha nel fiqh, nella medicina e nella poesia.”
(al-Dhahabi, Siyar Aʿlām al-Nubalāʾ)
E fu così che, dalla tenera età, iniziò il suo cammino come Madre dei Credenti, compagna del Profeta ﷺ, custode della sua intimità, trasmettitrice della sua Sunnah e guida per l’intera Ummah.
Vita coniugale, povertà profetica e il microcosmo dell’harem
La casa che il Profeta ﷺ condivideva con ʿĀ’isha era minuscola: pochi metri quadrati, costruita in fango e palma intrecciata. Il tetto era talmente basso che si poteva toccare con una mano. Nonostante ciò, fu lì che discesero alcuni dei versetti più potenti del Corano, ed è lì che si formarono generazioni di sapienti e giusti.
Il clima della casa era intriso di dhikr, ma anche di umanità, affetto, momenti di gioco, e – come in ogni rapporto autentico – anche incomprensioni e gelosie. I periodi di povertà estrema furono costanti nella loro vita. Aisha narra:
“A volte trascorrevamo un mese intero senza accendere fuoco in casa per cucinare. Vivevamo solo di datteri e acqua.”
(Sahih Muslim)
E in un’altra narrazione:
ʿUrwah ibn al-Zubayr disse: “Domandai a ʿĀ’isha: ‘Oh zia, di cosa vivevate?’ Lei rispose: ‘Datteri e acqua, per due lune consecutive.’”
(Sahih al-Bukhari, 2567)
Il Profeta ﷺ legava una pietra al suo stomaco per placare la fame. Ma mai, mai si udì da A’isha una lamentela. Anzi, come narrano diverse fonti, quando divenne benestante dopo la morte del Profeta ﷺ, si rifiutava di mangiare pasti completi, dicendo che il ricordo di quella povertà benedetta la faceva stare male. Spesso, dava in carità tutto ciò che possedeva, fino all’ultimo dinar, temendo di rendersi colpevole di accumulo.
Il suo acume e l’educazione islamica con il Migliore degli Insegnanti ﷺ
A quell‟epoca l’alfabetismo era una cosa rara. Con l‟avvento dell‟Islam, il valore del Sapere assunse grande importanza.
Il Nobile Corano era la Scrittura per eccellenza. Il Profeta ﷺ stesso incoraggiava l’alfabetismo. Una delle condizioni, per i prigionieri della battaglia di Badr, di guadagnarsi la libertà, era quella di insegnare a leggere e a scrivere ai Musulmani. Il Profeta ﷺ, chiese a sua moglie Hafsah di imparare a leggere e a scrivere, e così lei fece.
A’isha’ sapeva soltanto leggere. Inizialmente aveva imparato a leggere il Corano. La sua educazione era cominciata nella casa di suo padre. Abu Bakr era conosciuto per le sue conoscenze in materia di poesia e per quelle relative alle vicende delle antiche tribù. A’isha aveva ereditato queste conoscenze.
Più importanti ancora erano la cortesia nelle maniere e la formazione del carattere.
L‟Islam vuole che l’educazione metta l’accento su questi punti. L’alfabetizzazione è un mezzo per realizzarli.
Il più grande miracolo dell’Islam e dono all’umanità è stata la conoscenza, dono di Allah tramite gli insegnamenti del Profeta Muhammad ﷺ nello spirito di milioni di uomini. L’educazione di A’isha avvenne sotto le cure dirette del più grande Professore della storia ﷺ . A’isha mise i suoi talenti al servizio della sua educazione.
Ciascuna virtù umana si trovava espressa alla perfezione nella personalità del Profeta ﷺ, il migliore del Creato. A’isha’ era continuamente a stretto contatto con questa personalità unica, ancora di più essendo la sua moglie preferita.
Lei e il Profeta ﷺ parlavano e discutevano di ogni genere di argomento quando erano insieme, quindi lei aveva l’occasione di porre domande, di perfezionare il suo din, la sua comprensione della Religione di Allah.
La porta della sua stanza dava sul cortile della moschea ed era separata da una cortina. Quando il Profeta ﷺ si sedeva
nella moschea per insegnare, A’isha restava accanto alla porta e ascoltava ogni parola, imparava ogni cosa, apprendeva piano piano, giorno dopo giorno, la religione e tutte le saggezze che il Profeta ﷺ aveva da offrire alla gente.
Il risultato fu una conoscenza incredibilmente vasta. Tra i Sahaba pochi ptevano eguagliare A’isha’ nella comprensione del Corano e della Sunnah. Poneva delle domande interessanti che gettarono luce su molti aspetti del fiqh e della comprensione della religione.
Ecco qualche esempio:
“Combattere per la Causa di Allah (subhanahu wa Ta’ala) (Jihad fisabilillah) è un dovere per ogni
Musulmano“. Un giorno A’isha domandò:
“O Messaggero di Allah, le donne
dovrebbero andare al campo di battaglia, come gli uomini?”
“No, il Pellegrinaggio è sufficiente per loro” rispose il Profeta ﷺ.
Oppure, ancora:
È stato narrato da ‘Aishah che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse:
“Il popolo sarà resuscitato nel Giorno della Resurrezione a piedi scalzi, nudi e incirconcisi”. ‘A’isha chiese: “E la loro ‘Awrah?” e lui rispose: “Ogni uomo quel giorno avrà abbastanza da rendersi incurante degli altri”.
E ancora:
Un’altra volta, gli chiese: “Messaggero di Allah, il consenso di una donna è necessario prima del matrimonio?”.
“Sì!” fu la risposta.
“Ma le ragazze sono generalmente troppo timide per esprimere il loro consenso!” continuò A’isha.
“Il loro silenzio varrà come consenso” spiegò il Profeta ﷺ .
Un giorno, il Profeta ﷺ disse:
“Allah (subhanahu wa ta’ala) ama incontrare colui che ama incontrarLo, e non ama incontrare colui che non ama incontrarLo”.
A questo punto, A’isha fece notare: “Messaggero di Allah, nessuno desidera morire”.
“E‟ vero” disse il Profetaﷺ “ma ecco ciò che penso. Quando un Credente aspetta la Bontà di Allah (subhanahu wa ta’ala), la Sua Misericordia e il Paradiso, ama Allah (subhanahu wa ta’ala) più di tutto. E anche Allah (subhanahu wa ta’ala) lo ama. Ma quando un miscredente aspetta la punizione che gli è riservata, ha poco da fare dinanzi ad Allah (subhanahu wa ta’ala). Allora anche Allah (subhanahu wa ta’ala) comincia a detestarlo”.
Una volta, il Profeta ﷺ disse: “Seguite la via di mezzo. Cercate di avvicinare la gente. Dite loro che entreranno in Paradiso non solo per merito, ma per Grazia Divina!”.
Quest‟annuncio suonava strano alle orecchie diA’isha, che
domandò: “Messaggero di Allah, questo si applica anche a te?”.
“Sì” rispose il Profeta ﷺ, “anch‟io prego per il Favore di Allah (subhanahu wa ta’ala) e il Suo Perdono!”.
Il gioco e la giovinezza
Una delle bellezze della relazione tra il Profeta ﷺ e A’isha fu il modo in cui il Profeta ﷺ riconosceva la sua giovinezza. Le permetteva di giocare, di divertirsi, e persino di correre:
A’isha disse: “Corsi una volta con il Messaggero di Allah ﷺ e lo superai. Poi corsi di nuovo dopo che ero ingrassata un po’, e lui mi superò, e disse: ‘Questa è per quella volta.’”
(Sunan Abi Dawud, 2578 – Hasan)
In un altra narrazione che trasuda di amore e complicità ‘Aisha (che Allah si compiaccia di lei) disse:
“Vidi il Profeta (la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui) in piedi sulla soglia della mia camera mentre gli Abissini danzavano con le spade in mano nella sua moschea; ed egli mi nascondeva con un suo indumento affinché potessi osservarli, e così rimanemmo finché io stessa decisi di andarmene e la mia condotta fu considerata appropriata alla mia età, visto che ero una ragazzina interessata al divertimento.” Narrato da Muslim.
E ancora:
“Il Profeta ﷺ un giorno mi trovò mentre giocavo con una bambola, e non mi rimproverò. Al contrario, mi sorrise.”
(Sahih Muslim – Al-Adab al-Mufrad)
Questi hadith mostrano come l’Islam non reprime l’infanzia né la femminilità, ma li santifica nel rispetto, nella gioia, e nell’educazione spirituale. La relazione tra loro era spirituale, intellettuale e affettiva
Un bellissimo esempio di amore coniugale appare in questo hadith, A’isha disse:
” Mangiavo un “‘irq” (ossa mischiata con carne), durante il ciclo mestruale, poi lo davo al Profeta (la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui), e lui poneva la sua bocca nello stesso posto in cui avevo posto la mia! Inoltre, bevevo dalla coppa poi gliela davo e lui poneva la sua bocca nello stesso posto in cui avevo bevuto!” Narrato Ahmad e Abu-Dawud
e in questa bellissima narrazione:
Il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) aveva un vicino persiano che preparava un’ottima zuppa. Ne preparò un po’ per il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) e poi andò da lui per invitarlo a mangiare.
Lui (il Messaggero di Allah) disse: “E anche lei”, riferendosi ad ‘Aisha. L’uomo disse: “No”, quindi il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) disse: “No”.
Tornò più tardi per invitarlo di nuovo, quindi il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) disse: “E anche lei”. L’uomo disse: “No”, quindi il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) disse: “No”.
Tornò un’altra volta per invitarlo e il Messaggero di Allah (sallAllahu alayhi wa sallam) disse: “E anche lei”. L’uomo disse di sì questa terza volta, e poi si alzarono impazienti per andare insieme a casa dell’uomo.
Il Profeta ﷺ si rifiutava persino di accettare un invito a cena se la sua amata moglie A’isha’ non era inclusa, insistendo finchè non potè portarla con se. Infatti, A’isha amava mangiare cibo esotico e il Profeta ﷺ voleva farla felice. Che stupendo esempio di amore e cura matrimoniali!
Aìisha traboccava d’amore per suo marito ﷺ. Amava servirlo. Anche quando aveva una serva per aiutarla, preferiva fare le cose con le sue stesse mani. Impastava da sola la
farina e faceva il pane. Era lei che rifaceva il letto e lavava gli abiti del Profeta ﷺ . Era lei a preparare il miswak e l’acqua per le abluzioni. La notte, era lei che metteva la brocca
d’acqua e il miswak vicino al letto del Profeta ﷺ. Era lei a spalmare l’olio sul corpo del Profeta ﷺ e sulla sua testa.
La devozione di A’isha era così grande che amava tutto ciò che amava lui ﷺ e detestava ciò che lui detestava.
Una volta, ricevette in dono delle tende con delle figure d’uomini e d’animali. La sola vista delle tende fece arrossire il Profeta ﷺ. A’isha ne fu molto scossa e chiese:
“Dimmi, o Messaggero di Allah, che cosa ti ha offeso?”. “Queste tende! Gli Angeli non entrano in case dove ci sono immagini d’uomini e d’animali!”. A’isha tolse immediatamente le tende.
Un giorno, uno dei Sahaba doveva dare una festa di nozze, ma non aveva il denaro sufficiente. Chiese l’aiuto del Profeta ﷺ.
“Vai da A’isha” gli rispose “e dille di darti un paniere di grano”. A’isha obbedì, nonostante questo la lasciasse senza cibo per tutta la notte.
La devozione di A’isha era tale che l’assenza del Profeta ﷺ la rendeva nervosa. Una notte si svegliò e, non trovandolo nel suo letto, cominciò a tastare nell’oscurità. La sua
mano toccò il piede di lui, perciò comprese che stava pregando.
Un’altra volta, fu svegliata dal rumore della porta. “Il Profeta ﷺ è uscito” pensò “ma per andare dove? Forse a casa di un‟altra moglie!”. A’isha lo seguì di nascosto. Lui ﷺ si
diresse verso il cimitero di Madinah e si abbandonò a ferventi invocazioni. “Possano i miei genitori morire per lui ﷺ!” sospirò A’isha “Quanto era lontana la realtà dalla mia immaginazione”.
Molto spesso il Profeta ﷺ si addormentava con la testa sulle ginocchia di A’isha e lei non si muoveva per non disturbarlo ﷺ
L’amore di Aisha era pienamente ricompensato. Di tutte le mogli, era la preferita. In ogni situazione, il Profeta ﷺ trattava tutte le mogli nello stesso modo, ma non poteva
rendere loro lo stesso amore. In questo, A’isha superava le altre. E’ per questo che il Profeta ﷺ diceva spesso: “Signore, faccio con giustizia tutto ciò che è in mio potere, ma perdonami per ciò che è al di sopra del mio controllo!”.
I Sahaba erano ben consci dell’attenzione speciale del Profeta ﷺ per A’isha. Generalmente gli portavano da mangiare il giorno in cui si trovava a casa sua. Le co-spose non apprezzavano questo fatto. Spinsero Fatimah, l’amata figlia del Profeta ﷺ, a trasmettergli il loro punto di vista. Fatimah gli parlò della questione, ma la risposta fu: “O Fatimah! Io amo colei che voi non amate!”. Il rimprovero fece zittire Fatimah. Allora le co-spose persuasero una di loro, Umm Salamah ﷺ, a portare il problema all’attenzione del Profeta ﷺ. Umm Salamah aveva molto tatto, aspettò dunque la buona occasione e, un giorno, pose la questione al Profeta ﷺ. “Umm Salamah” rispose lui, “non dire nulla contro A’isha. E‟ la sola donna nel letto della quale ho ricevuto una Rivelazione”
La gelosia: un lato umano e spirituale
Aisha era una donna intensa. Amava profondamente il Profeta ﷺ e, per questo, la gelosia era viva nel suo cuore. Ma ciò che sorprende è la delicatezza con cui il Profeta ﷺ trattava ogni sua emozione. A’isha stessa racconta con sincerità:
“Non sono mai stata così gelosa di nessuna delle mogli del Profeta ﷺ quanto lo ero di Khadījah, anche se non l’ho mai vista. Il Messaggero di Allah ﷺ la menzionava così spesso…”
(Sahih al-Bukhari, 3818)
Un giorno, presa da gelosia, Aisha disse:
“Ma che aveva in più Khadījah? Una donna anziana che Allah ti ha sostituito!”
Il Profeta ﷺ rispose con parole che ancora oggi fanno vibrare i cuori: “No! Allah non mi ha mai dato una donna migliore di lei: ha creduto in me quando nessun altro ci credeva; mi ha sostenuto con la sua ricchezza; mi ha dato figli quando nessun’altra me ne diede.”
(Sahih al-Bukhari, 3816 – Sahih Muslim)
In un altro episodio emblematico, narrato in Sahih Muslim, Aisha racconta che una volta il Profeta ﷺ era da lei, ma uscì di casa nel cuore della notte. Aisha, travolta da un senso di sospetto, lo seguì in silenzio finché non lo vide entrare nel cimitero di al-Baqi’ per fare du‘āʾ per i defunti.
Quando tornò, lui disse:
“Aisha, sei tu? Cosa ti ha spinta a venire?”
Lei rispose con sincerità. Il Profeta ﷺ allora le spiegò la verità con dolcezza, la ammonì con pazienza e non la sgridò.
(Sahih Muslim, 974)
Il Profeta ﷺ conosceva il cuore di Aisha. E le sue parole non furono mai dure, anche nei momenti più delicati. Ibn Qayyim scrisse:
“La sua pazienza con A’isha era l’apice della sua misericordia. Non ridicolizzò mai la sua gelosia, né la condannò, ma la guidò dolcemente.”
Anche con le altre mogli, Aisha mostrava a volte la sua personalità forte. Una volta, Ummi Salama preparò un piatto per il Profeta ﷺ mentre egli era nella casa di Aisha. Lei, presa dalla gelosia, colpì il piatto facendolo cadere e rompendolo.
Il Profeta ﷺ sorrise e disse:
“Tua madre è gelosa.”
E prese un altro piatto per sostituirlo.
Una volta, una donna entrò nella casa del Profeta ﷺ e si offrì in matrimonio a Lui ﷺ, il Profeta ﷺ la osservò e gentilmente rifiutò la proposta. In seguito A’isha, colma di gelosia, commentò:
Hisham riferì, sulla base dell’autorità di suo padre, che ‘A’isha (Allah sia soddisfatto di lei) era solita dire:
La donna non si vergogna forse di offrirsi a un uomo? Allora Allah, l’Eccelso e il Glorioso, rivelò questo versetto: “Puoi rimandare qualsiasi cosa tu voglia e prendere per te qualsiasi cosa tu voglia”.
Io (‘A’isha dissi): Mi sembra che il tuo Signore si affretti a soddisfare ogni tuo desiderio.
Nessun altro avrebbe potuto rivolgere parole del genere al Profeta ﷺ, ma ad A’isha era concesso anche questo, sia in virtù del suo status di moglie (le dinamiche tra marito e moglie non sono certo uguali a quelle in altre occasioni con altre persone!), sia per l’amore che il Profeta ﷺ nutriva per lei.
(Sunan an-Nasa’i, 3957 – Hasan)
In un altro episodio, si narra che Aisha e Hafsa si allearono per scambiarsi le portantine durante un viaggio, in modo da passare più tempo con il Profeta ﷺ. Ma il piano non funzionò, e Aisha esclamò:
“Mi biasimo da sola per questo.”
L’hadith corrispondente:
‘A’isha riferì che quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si metteva in viaggio, era solito tirare a sorte tra le sue mogli. Una volta la sorte uscì a mio favore e a favore di Hafsa. Entrambe (Hafsa e ‘A’isha) lo accompagnarono e il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) viaggiava (a dorso di cammello) di notte insieme ad ‘A’isha e parlava con lei. Hafsa chiese ad ‘A’isha:
Ti piacerebbe salire sul mio cammello stanotte e permettermi di salire sul tuo, così tu vedresti (ciò che di solito non vedi) e io vedrei (ciò che di solito non vedo)? Lei rispose: Sì. Così ‘A’isha cavalcò sul cammello di Hafsa e Hafsa cavalcò sul cammello di ‘A’isha e il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si avvicinò al cammello di ‘A’isha. (Mentre) Hafsa stava cavalcando sopra quello. La salutò e poi cavalcò con lei fino al loro ritorno. Lei (‘A’isha) sentì la mancanza (della compagnia del Santo Profeta) e quando si sedettero, ‘A’isha si sentì gelosa. Mise il piede nell’erba e disse: O Allah, che lo scorpione mi punga o il serpente mi morda. E per quanto riguarda il tuo Messaggero, non posso dire nulla di lui.
(Sahih al-Bukhari)
Tutti questi episodi dimostrano come l’umanità delle Madri dei Credenti non diminuisca la loro grandezza, ma la renda ancora più reale. Aisha fu gelosa, affettuosa, impulsiva, ma sempre sinceramente innamorata e spiritualmente presente.
La collana perduta, la rivelazione e la benedizione per l’intera Ummah
Un giorno, mentre la carovana del Profeta ﷺ si preparava a ripartire da una spedizione, ʿĀ’isha (radiyAllahu ʿanha) si rese conto di aver perso una collana di onice, un dono della madre. Scese dalla sua portantina e andò a cercarla. I portatori, non sapendo che lei fosse scesa, sollevarono la lettiga e la carovana partì lasciandola indietro.
Aisha stessa racconta:
“Ero una ragazza giovane e leggera, e la mia portantina non rivelava la mia assenza.”
(Sahih al-Bukhari, 3662)
Dopo essere rimasta sola, si addormentò fiduciosa che qualcuno sarebbe tornato a cercarla. E così accadde: Ṣafwān ibn al-Muʿaṭṭal, un Compagno onesto e fidato, la trovò e le disse solo:
“Inna lillāhi wa inna ilayhi rājiʿūn” (Apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo).
Coprendola col suo mantello, la fece salire sul cammello senza pronunciare una parola, e la riportò alla carovana.
La gente vide arrivare Aisha con Safwan… e gli ipocriti di Medina, capeggiati da ʿAbdullah ibn Ubayy ibn Salūl, colsero l’occasione per lanciare una calunnia ignobile. Iniziò a spargersi la voce che tra Aisha e Safwan ci fosse stata indecenza.
La notizia si diffuse come veleno. Aisha cadde malata. Non capiva ancora la portata della calunnia finché un giorno, uscendo con Umm Mistah per necessità, sentì quest’ultima maledire suo figlio Mistah. Le chiese:
“Perché maledici tuo figlio, un uomo che ha partecipato alla battaglia di Badr?”
E Umm Mistah rispose:
“Non hai saputo ciò che dice sul tuo conto?”
Fu allora che Aisha comprese tutto.
Quando tornò a casa, chiese il permesso al Profeta ﷺ di andare dai suoi genitori. Scoppiò in lacrime. Racconta:
“Piangevo così tanto che pensavo il mio fegato si sarebbe spezzato. Il Profeta non ricevette alcuna rivelazione per giorni.”
Il versetto del Tayammum – una benedizione da Aisha
In un altro viaggio, verso il luogo chiamato al‑Baidaʾ o Dhāt al‑Jaysh, ʿĀʾisha perse una collana che apparteneva ad Asmāʾ bint Abī Bakr. Il Profeta ﷺ fermò tutta la carovana per cercarla, rinunciando a continuare il viaggio. La gente protestò perché erano in un luogo arido senza acqua.
Secondo Ṣaḥīḥ al‑Bukhārī (330‑332), Abu Bakr (radiyallāhu ʿanhu) rimproverò educatamente la figlia:
“Hai trattenuto il Profeta ﷺ e la gente dove non c’era acqua. Non hanno da bere.”
MaʿĀʾisha non poté muoversi perché il capo del Messaggero era appoggiato al suo fianco, dormiva su di lei.
Nel frattempo, alcuni Compagni iniziarono a lamentarsi: “Perché ʿĀ’isha ci ha trattenuti qui, dove non c’è acqua?”
E Allah rivelò i versetti del Tayammum:
“Se non trovate acqua, allora fate pure tayammum con terra pulita…” (4:43)
“…e se non trovate acqua, allora purificatevi con della terra pulita, passandola sui vostri volti e mani.”
(Corano, Sura 4:43)
Zayd ibn Harithah, figlio adottivo del Profeta ﷺ, disse:
“Questa non è la prima benedizione che riceviamo a causa tua, o famiglia di Abu Bakr.”
La calunnia (al-Ifk): la più dura delle prove
Nel frattempo, l’episodio della calunnia si ingigantì e raggiunse un livello così doloroso che il Profeta ﷺ tenne una khutbah (discorso pubblico), chiedendo ai presenti:
“Chi mi darà giustizia contro un uomo (ʿAbdullah ibn Ubayy) che ha fatto del male alla mia famiglia?”
(Sahih al-Bukhari, 4141)
Il Profeta ﷺ chiese consiglio ad ʿAli e ad Usāmah. Usāmah lo esortò a non credere alla calunnia. ʿAli, pur volendo alleggerire la tensione, gli disse:
“O Messaggero di Allah, le donne non mancano. Se chiedi a una sua serva, ti dirà la verità.”
Barirah, la serva di Aisha, giurò che non aveva mai visto nulla di sospetto.
Il Profeta ﷺ si recò allora da Aisha. Lei disse:
“Se dico che sono innocente, non mi crederete. Se dico di aver peccato, mentirei. Non trovo parole se non quelle del padre di Yusuf (pace su di lui): ‘Per me, pazienza bella. Allah è Colui da cui si cerca aiuto contro ciò che dite.’”
(Corano 12:18 – Sahih al-Bukhari)
Ed ecco che discesero i versetti del Corano (Sura an-Nūr, 24:11–26), proclamando l’innocenza di Aisha e condannando i calunniatori.
“In verità, coloro che hanno lanciato la calunnia sono un gruppo fra voi. Non lo considerate un male per voi; è piuttosto un bene. A ogni uomo fra loro toccherà ciò che si è meritato del peccato, ma a chi tra loro si è assunto la parte maggiore spetta un castigo immenso.”
(Corano, 24:11)
Quando il Profeta ﷺ le portò la buona notizia, lei disse solo:
“Per Allah, non ringrazierò altro che Lui. Egli è Colui che ha proclamato la mia innocenza.”
I commenti dei sapienti
L’Imām al-Qurṭubī scrisse che questo evento rappresenta una delle prove più forti del rango spirituale di Aisha, tanto che Allah non affidò la sua innocenza nemmeno a una visione profetica, ma rivelò parole eterne nel Corano.
L’Imām Nawawī sottolineò come il comportamento del Profeta ﷺ durante l’intera vicenda – tra amore, giustizia, pazienza e autocontrollo – fosse un esempio supremo di profezia e guida.
Shaykh Ibn ʿUthaymīn commenta:
“Questa vicenda mostra che anche i più alti tra i puri sono messi alla prova. Aisha, la preferita del Profeta, fu accusata e scagionata da Allah stesso.”
Dopo questo incidente il rispetto e l’amore del Profeta per la giovane moglie A’isha aumentarono. ‘Amr bin’ Aas una volta chiese a Muhammad chi amava di più in questo mondo, e lui rispose che amava A’isha più di chiunque altro altro. Poi gli chiese chi amasse di più tra gli uomini. E il Profeta rispose che amava suo padre, Abu Bakr Siddiq.
Amr Ibn Al-‘As (che Allah si compiaccia di lui) gli chiese: “O Messaggero di Allah, chi è la persona che ami di più?” Gli rispose: “‘A’isha”. Allora chiese: “E degli uomini?” Gli rispose: “Suo padre”. Narrato da At-Tirmidhi.
In una occasione ‘Umar disse a sua figlia Hafsah di non provare a competere con Aisha, perché Muhammad la rispettava e la valorizzava molto.
Il Voto di Astinenza, la Gelosia delle Mogli e la Rivelazione della Surah At-Tahrīm
La vita del Profeta Muhammad ﷺ non fu esente dalle dinamiche umane che si creano in una famiglia poligama. Le sue mogli, pur essendo donne di profonda fede, erano esseri umani con le loro emozioni, gelosie e affetti. Questo capitolo della sua vita è un esempio della sua infinita pazienza, della sua saggezza e di come Allah intervenne con una rivelazione coranica per ristabilire l’armonia.
Gli studiosi classici e moderni riportano un episodio che rappresenta il culmine delle tensioni tra le mogli. Il Profeta ﷺ, a causa di una questione legata a una delle sue concubine, Mariya la Copta (che Allah sia soddisfatto di lei), decise di astenersi dall’intimità con le sue mogli per un mese, come forma di ammonizione e per ristabilire l’ordine. Questo episodio è noto come “Il Voto di Astinenza” (al-Ila).
Secondo l’opinione più accreditata tra i sapienti, e che trova riscontro in diverse narrazioni, il Profeta ﷺ si appartò per trenta giorni in una stanzetta separata. La causa scatenante fu un incidente avvenuto con la moglie Hafsa radiyallahu anha. Un giorno il Profeta ﷺ entrò nella casa di Hafsa, ma la trovò assente. Mariya si trovava lì, e il Profeta ﷺ ebbe un rapporto con lei. Quando Hafsa tornò e li vide, la sua gelosia esplose.
Hafsa disse al Profeta ﷺ:
“Nella mia casa, o Messaggero di Allah, è questo il rispetto che hai di me? Non hai altro luogo se non la mia casa per farlo?”
Il Profeta ﷺ, per placarla, fece a Hafsa un giuramento: non avrebbe più toccato Mariya, a condizione che lei non rivelasse l’accaduto a nessuno, soprattutto ad ‘A’isha!
Hafsa, tuttavia, spinta dalla gelosia, non riuscì a mantenere il segreto e lo rivelò ad A’Isha. Quest’ultima, a sua volta, ne parlò alle altre mogli. Il Profeta ﷺ, profondamente addolorato da questo comportamento, decise di separarsi da tutte loro per un mese.
Questa vicenda è raccontata in vari hadith, tra cui un lungo racconto narrato in Sahih al-Bukhari (2468) e Sahih Muslim (1474). In queste narrazioni, A’Isha stessa racconta che Hafsa le confidò l’accaduto, e che in seguito le mogli si misero d’accordo per esprimere il loro malcontento.
Dopo questo mese di astinenza, scesero i primi versetti della Surah at-Tahrīm (Sura 66 del Corano). Allah si rivolse direttamente al Profeta ﷺ e alle sue mogli:
“O Profeta, perché ti privi di ciò che Allah ti ha reso lecito, per far piacere alle tue mogli? Allah è Perdonatore, Misericordioso.”
(Corano 66:1)
Successivamente, il Corano ammonì duramente Hafsa e A’Isha per la loro alleanza:
“Se voi due vi pentite ad Allah, i vostri cuori si sono certamente piegati [a ciò]. Se invece vi coalizzate contro di lui, in verità Allah è il suo protettore, e Jibrīl, i credenti devoti e gli angeli sono i suoi sostenitori.”
(Corano 66:4)
Questa rivelazione non solo condannò la loro gelosia e le loro azioni, ma sancì anche il ruolo di A’Isha come guida per l’intera Ummah, anche nei momenti di prova.
Gli studiosi commentano: Questo episodio, lungi dal diminuire il rango delle mogli del Profeta ﷺ, serve a mostrare la loro umanità e, in ultima analisi, la grandezza della misericordia di Allah e la pazienza del Suo Messaggero. L’Imam al-Qurtubi e Ibn al-Qayyim, tra gli altri, spiegano che Allah ha reso pubbliche queste dinamiche familiari nel Corano non per esporre le Madri dei Credenti, ma per renderle un esempio per tutti i musulmani. L’episodio del voto di astinenza culminò con la rivelazione dei versetti di scelta (Ayat at-Takhyīr).
La Spiegazione del Contesto: Milk al-Yamin e la Condizione Sociale delle Donne
Per comprendere appieno gli eventi che portarono alla rivelazione di at-Tahrīm, è essenziale capire la condizione delle concubine (milk al-yamīn) nell’Islam delle origini. Il termine milk al-yamīn si riferisce alle donne rese prigioniere in guerra e la cui vita era soggetta al volere dei loro padroni. L’Islam, pur non abolendo immediatamente questa istituzione, ne ha limitato drasticamente l’uso e ha posto le basi per la sua completa abolizione, come si può notare nei seguenti punti:
* Il trattamento umano: Il Profeta ﷺ raccomandò innumerevoli volte di trattare queste donne con giustizia, gentilezza e compassione.
- La libertà: L’Islam ha aperto diverse strade per la loro liberazione, rendendola un atto meritorio di grande ricompensa (es. come espiazione per un giuramento rotto, un peccato commesso o come gesto di carità).
- Mariya la Copta: Mariya era una concubina data in dono al Profeta ﷺ dal governatore d’Egitto. Nonostante il suo status, era trattata con grande dignità. Era la madre del figlio del Profeta, Ibrāhīm, e aveva un posto speciale nel suo cuore.
Gli studiosi, come l’Imam Ibn Kathir e al-Tabari, spiegano che il sistema della schiavitù di quel tempo era una realtà sociale che l’Islam ha progressivamente cercato di mitigare e superare, non istituendolo, ma regolandolo e fornendo vie di emancipazione.
Ricordiamoci sempre di non giudicare usi e costumi di più di 1400 anni fa con gli occhi della moralità dei nostri giorni, poichè è un approccio e scorretto quando si studiano cose storiche.
Esiste però, lo faccio presente per dovere di verità e completezza del trattato, una seconda versione della storia:
Secondo un racconto autentico riportato daʿĀʾisha stessa e trasmesso nei Ṣaḥīḥayn (al-Bukhārī e Muslim), il Profeta ﷺ era solito recarsi con una certa frequenza da Zaynab bint Jaḥsh, la quale gli offriva del miele particolarmente profumato. Ciò suscitava una velata gelosia in alcune delle altre mogli, tra cui ʿĀʾisha e Ḥafṣa.
ʿĀʾisha narra:
“Il Messaggero di Allah ﷺ era solito restare più a lungo presso Zaynab bint Jaḥsh per bere del miele. Io e Ḥafṣa ci mettemmo d’accordo: se il Profeta fosse venuto da una di noi, gli avremmo detto: ‘Hai mangiato maghāfī? (una pianta dal cattivo odore)’. Così quando venne da me, glielo dissi. Poi Ḥafṣa fece lo stesso. Il Profeta disse: ‘Non berrò più miele da Zaynab.’”
(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 4912; Muslim, 1474)
La Rivelazione giunse subito dopo:
“O Profeta! Perché proibisci ciò che Allah ti ha reso lecito, cercando il compiacimento delle tue mogli? Allah è Perdonatore, Misericordioso.”
(Corano, 66:1)
“E quando il Profeta confidò un segreto a una delle sue mogli, e lei lo divulgò, e Allah glielo fece sapere, egli le rese nota una parte e ne ignorò un’altra. Quando glielo riferì, ella disse: ‘Chi te l’ha detto?’ Egli rispose: ‘Me lo ha riferito Colui che tutto conosce e tutto sa.’”
(Corano, 66:3)
I sapienti come Ibn Kathīr e al-Qurṭubī indicano che il segreto svelato fu proprio la confidenza fatta dal Profeta ﷺ a Ḥafṣa: che non avrebbe più bevuto quel miele. Tuttavia, Ḥafṣa lo riferì ad altre spose, come ʿĀʾisha, il che causò un ammonimento divino.
Allah sa meglio quale delle due versioni sia la più autentica o se si tratta di due avvenimenti distinti e separati.
La Scelta delle Mogli e la Rivelazione di at-Takhyīr
Negli anni successivi alla battaglia del Trench e alla conquista di Khaybar e della cittadella ebraica di Quraizah, il neonato stato musulmano cominciò a ricevere ricchezze notevoli. Nonostante ciò, la famiglia del Profeta ﷺ viveva sempre in ristrettezze e povertà. È in questo contesto che, secondo Dr. Yasir Qadhī, intorno al 8° o 9° anno dell’Egira, le mogli del Profeta, guidate da ʿĀʾisha e Ḥafṣah, si unirono per avanzare una richiesta: desideravano uno standard di vita simile a quello delle donne dei governatori (zaim) e dei re. Non si trattava di un’istanza scandalosa, ma di un desiderio umano dopo anni di povertà condivisa .
Hadith (Ṣaḥīḥ Muslim 1478-1479):
ʿĀʾisha narra: “Il Profeta ﷺ si allontanò da tutte le sue mogli per circa un mese. Quando andai da lui, mi lessi i versetti e mi diede la scelta. Gli chiesi se potevo consultare i miei genitori, e poi risposi: ‘Scelgo Allah e il Suo Messaggero’.”
I versetti rivelati furono:
“O Profeta! Di’ alle tue mogli: se desiderate la vita di questo mondo e i suoi abbellimenti, venite: vi darò qualcosa e vi lascerò in modo bello. Ma se desiderate Allah, il Suo Messaggero e l’Oltre, allora Allah ha preparato per le buone di voi una ricompensa immensa.”_ (Corano 33:28‑29)
Spiegazione accademica e dei sapienti
Ibn Kathīr spiega che questa rivelazione rispondeva non solo alla richiesta materiale, ma alla dinamica interiore delle mogli: l’aspirazione a comparire “alla pari” con le nobildonne cristiane ed ebraiche scosse la retta comprensione del valore spirituale della vita profetica. L’isolamento per 29 giorni fu un atto deliberato del Profeta ﷺ per gestire il dissenso familiare con dignità.
ʿAbd al-ʿAzīz ibn Bāz sottolinea che la risposta elevò la consapevolezza della Ummah: la scelta tra il mondo e la lode di Allah non era un rimprovero, ma un invito alla sobrietà spirituale.
Dopo l’ammonimento di Allah, il Profeta ﷺ entrò da A’Isha e le offrì la scelta, come narrato in un lungo hadith in Sahih al-Bukhari (4786) e Sahih Muslim (1478). Le disse:
“Ti esporrò una cosa, ma non affrettarti a rispondere finché non avrai consultato i tuoi genitori.”
Aisha rispose:
“Sono forse i miei genitori quelli che devo consultare su questo? O Messaggero di Allah, scelgo te e Allah!”
Il Profeta ﷺ le offrì la stessa scelta alle altre mogli. Tutte, senza esitazione, scelsero Allah e il Suo Messaggero. Questa fu la loro risposta definitiva all’ammonizione, e il segno della loro fede sincera e del loro amore per il Profeta ﷺ.
La Morte del Profeta ﷺ e gli Ultimi Giorni di Amore
Quando la salute del Profeta ﷺ iniziò a peggiorare, la sua preoccupazione era quella di trascorrere i suoi ultimi giorni nella casa di A’Isha. Gli hadith in Sahih al-Bukhari (2588) e Sahih Muslim (2443) descrivono questa scena in modo molto toccante. Il Profeta ﷺ, durante la malattia, chiedeva continuamente:
“Dove sono domani? Dove sono domani?”
Le sue mogli capirono che desiderava ardentemente stare con A’Isha. In un gesto di profonda generosità, tutte le Madri dei Credenti si misero d’accordo e concessero ad A’Isha i propri turni.
A’Isha narra:
“Quando la sua malattia si aggravò, le sue mogli si riunirono, e lui continuava a chiedere: ‘Dove sono domani?’ capimmo che desiderava stare con me. Così, tutte le sue mogli mi concessero i loro giorni, e lui rimase con me fino alla sua morte.”
Il Profeta ﷺ morì nel grembo di A’Isha, nella sua stanza, il dodicesimo giorno del mese di Rabi’ al-Awwal dell’anno 11 dell’Egira. Un altro dettaglio estremamente commovente, narrato in Sahih al-Bukhari (4438), è legato all’uso del miswak (un rametto usato come spazzolino da denti naturale).
A’Isha racconta:
“Mio fratello ʿAbdur-Rahmān ibn Abī Bakr entrò con un miswak in mano. Il Profeta ﷺ lo guardò con desiderio, e io capii. Chiesi: ‘Vuoi che te lo dia?’ Lui annuì. Presi il miswak, lo masticai per renderlo morbido e glielo passai. Lui lo usò con forza. In quel momento le nostre salive si unirono. Quella fu l’ultima cosa che lui usò prima di morire, e fu nel mio petto che la sua anima lasciò il corpo.”
Dopo la morte del Profeta ﷺ, A’Isha urlò disperata, stringendo il suo corpo e piangendo. La sua vita, da quel momento in poi, fu segnata dal dolore per la perdita del suo amato marito e dal peso della responsabilità di preservare la sua Sunnah.
La Profonda Spiritualità e il Ruolo di Guida
Dopo la morte del Profeta ﷺ, A’Isha visse per molti anni, diventando una delle figure più influenti nella storia dell’Islam. Il suo ruolo di “Madre dei Credenti” si manifestò pienamente. Era la custode della Sunnah, la massima autorità in materia di giurisprudenza (fiqh), medicina e poesia. Il suo stile di vita era improntato a una semplicità estrema.
Nonostante le ingenti donazioni e le ricchezze che le giungevano, A’Isha dava tutto in elemosina. Un episodio famoso, riportato da al-Bayhaqi, narra che un giorno le arrivarono 100.000 dirham. A sera, li aveva distribuiti tutti in carità.
La sua serva disse:
“Non avresti potuto conservare almeno un dirham per comprare la carne per l’iftar (il pasto che rompe il digiuno)?”
A’Isha rispose:
“Se me lo avessi detto prima, l’avrei fatto.”
La sua spiritualità era tale che era disposta a sopportare la fame pur di purificare la sua ricchezza.
Un altro esempio:
Un giorno A’Isha stava digiunando e una mendicante venne nel suo appartamento e le chiese del cibo. Disse allora alla sua cameriera di darle il pezzo di pane che avevano. La cameriera rispose che non avevano nient’altro e che poteva pensarci lei a mandarla via. A’Isha si risentì e le rispose bruscamente che lei avrebbe aiutato la donna affamata e la sera –al momento di rompere il digiuno- avrebbe pensato a se stessa e a cosa mangiare. Alla sera qualcuno le mandò un piatto di carne cotta; lei fece notare alla cameriera che Dio le aveva fornito qualcosa di ancora migliore di quello che aveva dato via.
La Battaglia del Cammello
Uno degli episodi più controversi e dolorosi della vita di A’Isha è la sua partecipazione alla Battaglia del Cammello (656 d.C.). Per capire il suo ruolo, è fondamentale considerare il contesto storico. Dopo l’assassinio del terzo califfo ʿUthmān ibn ʿAffān, la comunità musulmana si trovò in una profonda crisi politica. Il califfato passò ad ʿAlī ibn Abī Tālib. Molti Compagni, tra cui A’Isha, Talha e al-Zubayr, ritenevano che ʿAlī non avesse agito con sufficiente rapidità per punire gli assassini di ʿUthmān.
A’Isha, convinta che fosse necessario agire per far valere la giustizia, decise di marciare da Mecca verso l’Iraq per radunare un esercito e chiedere ad ʿAlī di agire. La sua partecipazione non fu un atto di sete di potere, ma un errore di giudizio, un tentativo di ripristinare ciò che lei percepiva come giustizia.
La battaglia fu cruenta e causò migliaia di morti. Dopo la sconfitta, ʿAlī la trattò con il massimo rispetto, scortandola personalmente a Medina. Questo evento, tuttavia, fu un profondo trauma per A’Isha. Gli anni successivi furono segnati da un rammarico costante.
In un hadith riportato da Ibn Sa’d nel suo Tabaqat al-Kubra, si narra che A’Isha, negli anni successivi, quando recitava il versetto coranico:
“E rimanete con dignità nelle vostre case…”
(Corano 33:33)
… piangeva così tanto che le sue lacrime le bagnavano il velo. Questo versetto, che era sceso per le mogli del Profeta ﷺ, le ricordava il suo errore. A’Isha, con umiltà e sincerità, arrivò a dire che avrebbe voluto non aver mai partecipato a quella battaglia, desiderando di essere stata una roccia o un albero, pur di non aver commesso quell’errore. Questo dimostra la sua grandezza morale, poiché riconobbe il suo sbaglio e se ne pentì sinceramente, diventando così un esempio di umiltà e di ritorno a Dio.
La Sapiente dell’Ummah e la Guida dei Musulmani
A’Isha è considerata una delle massime autorità nella storia dell’Islam. Ha trasmesso oltre 2.200 hadith, superata solo da Abu Hurayrah. Moltissimi studiosi, sia uomini che donne, si recavano da lei per imparare. Per via del suo status di “Madre dei Credenti”, insegnava da dietro una tenda, e le sue risposte erano chiare, dirette e basate su una conoscenza profonda del Corano e della Sunnah. Urwah ibn al-Zubayr, suo nipote, affermò:
“Non ho mai visto nessuno più esperto di A’Isha nel fiqh, nella medicina e nella poesia.”
Un episodio che sottolinea ulteriormente la sua umiltà e il suo profondo rispetto per la sapienza altrui riguarda un interrogante che le chiese una questione relativa alla preghiera in viaggio. A’Isha, nonostante la sua vasta conoscenza, non fu in grado di rispondere con certezza. Lo rimandò ad ʿAlī ibn Abī Tālib, dicendo:
“Vai da ʿAlī, lui ha viaggiato col Profeta ﷺ più di me, e ti dirà la risposta.”
Questo aneddoto, riportato da diversi studiosi, dimostra che la conoscenza di A’Isha non era basata sull’ego, ma sulla ricerca della verità, riconoscendo la sapienza altrui anche in coloro con cui aveva avuto dissidi politici.
Una straordinaria insegnante
L’Islam insiste molto sull’importanza dell’educazione.
Il Profeta ﷺ stesso fu il più grande professore della Storia. Perché il Sapere divenisse comune, riunì tutte le
persone di talento e le formò in maniera speciale, perché lavorassero come insegnanti dopo di lui. ‘A’isha
era una di queste persone.
‘A’isha aiutò le persone a trovare soluzioni per i loro problemi in un periodo così diverso da quello in cui era cominciata la Rivelazione. Divise questo compito con grandi Sahaba come ‘Abdullah ibn ‘Umar,
‘Abdullah ibn ‘Abbas Abu Hurayra e Zayd ibn Thabit.
Questi celebri Sapienti fecero di Madinah il più grande centro di studi del mondo.
La scuola di ‘A’isha era considerata come sede del Sapere.
‘A’isha continuò a dormire ancora per qualche tempo nella camera del Profeta ﷺ, accanto alla sua tomba.
Una notte, però, lo vide in sogno. Il giorno seguente, traslocò nella camera accanto. Nel corso del tempo,
questa camera divenne il centro più importante dell’educazione.
La Madre dei Credenti sedeva dietro la tenda che si trovava all’entrata. Le donne, i bambini, e gli uomini
suoi parenti (mahram) davanti ai quali non doveva osservare l’Hijab, entravano nella stanza e si sedevano davanti a lei. Gli altri uomini prendevano posto nel cortile della moschea, accanto alla tenda.
Qualche volta, ‘A’isha parlava di un argomento e gli altri ascoltavano. Altre volte, la lezione prendeva la forma di domande poste dagli allievi e di risposte dettagliate fornite dall’insegnante.
Alcuni adulti assistevano ai corsi di tanto in tanto. La maggior parte dei giovani, però, erano studenti regolari.
Gli orfani di Madinah beneficiavano di un’attenzione speciale da parte di ‘A’isha. Lei si occupava di tutte le loro necessità. Coloro che avevano avuto il privilegio di studiare con ‘A’isha superavano i loro compagni.
‘A’isha era più gentile con i suoi allievi delle loro stesse madri.
Il numero dei giovani che beneficiò della sua educazione si conta in centinaia.
Rari erano i Sapienti di Ahadith che non avessero attinto direttamente alla sua conoscenza. Tra loro ricordiamo:
- ‘Urwa, fratello di ‘Abdullah ibn Zubayr e nipote di ‘A’isha. Fu allevato da lei e divenne uno dei
maggiori Sapienti di Madinah; - Qasim, un altro nipote di ‘Aisha. Era figlio di suo fratello Muhammad e, una volta rimasto orfano, fu allevato dalla zia e divenne un grande Sapiente della Legge Islamica (Shari’ah);
- Abu Salma, figlio di ‘AbdurRahman ibn ‘Awf. Anche lui orfano, fu allevato da ‘Aisha e divenne
un grande Sapiente degli Ahadith; - Masruq, un piccolo iracheno che ‘Aisha aveva allevato. Divenne, più tardi, l’autorità principale
della Shari’ah in Iraq; - ‘Umarah bint ‘AbdurRahman, una ragazza Ansari. Era la più brillante allieva tra le ragazze, ed era
molto amata da ‘Aisha. Era lei a scrivere le lettere di Aisha. Le tradizioni raccolte da ‘Umar durante il suo califfato, erano criticamente esaminate da ‘Umarah.
‘Aisha compiva regolarmente l’Hajj ogni anno. Durante il Pellegrinaggio, la sua tenda diveniva il luogo
più frequentato dell’immensa assemblea. Gente di differenti Paesi correva verso questa tenda per trovare
una risposta alle proprie domande. ‘Aisha era molto gentile con tutti. Se qualcuno esitava a porre una
questione, gli diceva: “Puoi liberamente pormi qualsiasi domanda che porresti alla tua stessa madre!”.
La sua morte
Nel mese di Ramadan dell’anno 58 dell’Hijrah, ‘Aisha si ammalò improvvisamente. I giorni passavano e le
sue condizioni si aggravavano. La gente accorreva per avere notizie sulla sua salute. La sua sola risposta era:
“Sto bene”. Alcuni parlavano della ricompensa che l’attendeva nell’Altro Mondo. A queste parole rispondeva: “Avrei voluto essere una pietra! Avrei voluto essere un filo d’erba!”(riguardo al suo rimorso per l’errore della battaglia del cammello).
Il celebre Sahaba e cugino del Profeta ﷺ, ‘Abdullah ibn ‘Abbas, un giorno le rese visita. Lei esitava a riceverlo, perché aveva paura che cominciasse a fare gli elogi sui suoi servizi resi all’Islam. Spinta dai suoi nipoti, lo ricevette. Dopo aver chiesto notizie sulla sua salute, il visitatore cominciò a fare dei complimenti alla Madre dei Credenti: “Dal primo giorno della Creazione sei stata scelta per divenire la Madre dei
Credenti. Sei stata la moglie preferita del Profeta ﷺ. Nel momento stesso in cui la tua anima lascerà il tuo
corpo, sarai in compagnia di tuo marito. A causa tua Allah (Subhanahu wa Ta’ala) ha rivelato i versetti del tayammum.
Versetti coranici parlano della tua purezza. Questi versetti vengono ora recitati nelle moschee, giorno e
notte!”.
“Ibn ‘Abbas!” lo interruppe lei con voce debole “per favore, non dire più niente! Avrei voluto non essere nata!”.
Quando la sua fine fu prossima, ‘A’isha dettò le sue ultime volontà: “Non mi seppellite nella mia vecchia
camera, accanto a mio marito ﷺ, perché ho commesso un errore. Seppellitemi di notte, non aspettate il mattino!”.
Qualcuno suggerì: “Sarebbe meglio seppellirti là dove il Messaggero di Allah ﷺ e tuo padre Abu Bakr
riposano!”.
“In questo caso” fece notare ‘A’isha, “tutto il mio pentimento sarà stato vano!”.
La sera del 17 Ramadan, ‘Aisha Siddiqa, la Veridica, morì in pace. Aveva 67 anni.
La preghiera della sera era appena terminata quando la notizia si sparse in città. Tutti ne furono profondamente afflitti.
La folla si raccolse nelle strade: “Abbiamo perduto un grande Sapiente, formato dal Profeta ﷺ stesso!”.
In accordo con le sue volontà, ‘A’isha fu seppellita nel cimitero di Madinah. Migliaia di persone assistettero alla preghiera funebre, diretta da Abu Hurayra.
Mai, prima di allora, nella storia di Madinah, dei funerali erano stati così seguiti di notte.
Enormi folle di donne uscirono nelle strade, più numerose che in occasione dell’ ‘Id.
Che Allah l’Altissimo sia soddisfatto di lei!
Conclusione: Il Retaggio di A’Isha
A’Isha (che Allah sia soddisfatto di lei) ha lasciato un’eredità inestimabile. Fu la compagna amata del Profeta ﷺ, la custode della sua intimità, la sua studentessa e la sua maestra. La sua vita è un esempio di fede, intelligenza, umiltà, pazienza e dedizione. La sua innocenza fu proclamata da Allah stesso, rendendo eterna la sua purezza. La sua spiritualità e il suo impegno nel trasmettere l’Islam hanno plasmato la storia della Ummah. L’Imam al-Dhahabī scrisse:
“A’Isha era una delle figure più sapienti e eloquenti della sua epoca. Se la conoscenza di tutte le mogli del Profeta ﷺ fosse stata pesata contro la sua, la sua avrebbe prevalso.”
Il suo status è altissimo e, come narrato in diversi hadith, sarà una delle prime donne a entrare in Paradiso.
Che Allah sia soddisfatto di lei, la Madre dei Credenti, la sapiente dell’Islam, la figlia di Abu Bakr, “l’amata dell’amato di Allah”, veniva definita, la donna che ha nutrito spiritualmente intere generazioni di musulmani...amin.



