Le delizie Del Jannah…e come arrivarci!

Comincia sempre così: con un desiderio antico, profondo, che nessuna stagione terrena riesce a saziare. L’uomo assaggia gioie brevi e ne custodisce la nostalgia, come se il cuore conoscesse già una casa più vasta. L’Islam non nasconde questo segreto: esiste una dimora promessa in cui la felicità non è mescolata a perdita né a paura, un giardino in cui ogni bene rimane e ogni male è tolto alla radice. Allāh la chiama al-Jannah. La Scrittura la ricorda come un annuncio e un invito, e l’invito è rivolto a chi vuole tornare al suo Signore con un cuore pacificato.

Allāh promette: «Dà la lieta novella a coloro che credono e compiono il bene: avranno Giardini sotto i quali scorrono i ruscelli; ogni volta che ne gusteranno un frutto diranno “È quello che ci era stato dato prima”, ma ne avranno solo qualcosa di simile; avranno compagne pure e vi rimarranno in eterno» (2:25). Ibn Kathīr spiega che il somigliante non è ripetizione ma sorpresa rinnovata: il gusto non invecchia, l’abbondanza non stanca, la novità non delude. Al-Qurṭubī osserva che la parola “giardini” (jannāt) è plurale: la misericordia distribuìta in gradazioni, ampie come i cieli e la terra. E chi entra non teme più la scadenza, perché «non desidereranno esserne allontanati» (18:108).

Le descrizioni scendono con concretezza fino alla soglia delle nostre sensazioni. Ci sono fiumi: «di acqua incorruttibile, di latte dal gusto immutabile, di vino delizioso che non ubriaca, e di miele purissimo» (47:15). L’ordine è volutamente pedagogico, dicono gli esegeti: prima la purezza che disseta, poi il nutrimento continuo, quindi una dolcezza che non confonde la mente, infine il nettare che consola. Ci sono sorgenti dal nome amato: Kāfūr per chi ha pazientato, Zanjabīl come un’aroma di calore e conforto:

Dice Allah:

“In verità i giusti berranno da una coppa in cui è un miscuglio di [acqua e di] Kafûr [attinta da una] fonte da cui berranno i servi di Allah, che la faranno fluire con abbondanza, coloro che assolvono ai loro voti e temono il giorno il cui male si propagherà ovunque, [loro] che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l’orfano e il prigioniero; [e interiormente affermano:] «È solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine. Invero noi temiamo un Giorno terribile e catastrofico da parte del nostro Signore». Allah li preserverà dal male di quel Giorno e verserà su di loro splendore e gioia, li compenserà del loro perseverare con il Giardino e la seta. Adagiati su alti divani, non dovranno subire né il sole, né il freddo pungente. Le sue ombre li copriranno e i suoi frutti penderanno a portata di mano. Verranno serviti da un vassoio d’argento e coppe di cristallo, di cristallo e d’argento, convenientemente riempite. E berranno colà, da una coppa contenente una mistura di zenzero”

(76:5-17)

Tasnīm come bevanda eccelsa (83:27-28),

“[un nettare] mescolato con Tasnîm,fonte di cui berranno i ravvicinati.”

Salsabīl come scorrere fluido e lieve

“…[attinta] da una fonte di quel luogo chiamata Salsabîl.”

(76:18)

«Gireranno fra loro coppe d’argento e cristallo di cristallo d’argento» (76:15-16): non è ostentazione, è trasparenza; ciò che si porge si comprende, nulla inganna.

Ci sono tende e case.

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, disse: «Nel Paradiso vi è una tenda di una perla cava, lunga sessanta miglia; in ogni angolo il credente avrà la sua famiglia senza che gli uni vedano gli altri» (al-Bukhārī, Muslim).

In altri detti descrisse i mattoni d’oro e d’argento, la malta di muschio, i ciottoli di perle e zaffiri; e disse di aver visto un palazzo per ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb e un altro per una donna che vi pregava in pazienza. Nulla di tutto ciò è decorazione senza senso: i sapienti ricordano che la bellezza è un linguaggio della verità; in Jannah la verità non ferisce, consola.

Il cibo non è necessità che genera scarto, è ospitalità pura: «saranno serviti con frutti che sceglieranno e carne d’uccelli di ciò che desidereranno» (56:20-21). I commentatori precisano: mangeranno e berranno senza impurità né peso, il corpo perfettamente obbediente alla beatitudine; la fragranza del sudore sarà come muschio e il ruttare come profumo, senza fastidio (Muslim). Le bevande gireranno in coppe misurate, non si sporca né si eccede: il vino del Paradiso non stordisce, amplifica lucidità e gratitudine. Perfino il clima è mite: una brezza che porta letizia senza inverno né arsura, riportano le narrazioni.

Tutto questo però è ancora anticamera.

Il Profeta disse, riferendo parola divina: «Ho preparato per i Miei servi devoti ciò che nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha udito e ciò che non è mai passato nel cuore umano» (al-Bukhārī, Muslim). È come dire: prendete queste immagini per mano e lasciatele condurvi oltre sé stesse. Ibn al-Qayyim commenta che le descrizioni sono chiavi, non recinti: il gusto ultimo è ciò che la lingua non sa dire, ed è per questo che la rivelazione non tace ma neppure esagera; indica e frena, promette e preserva il mistero.

Nella società del Jannah non ci sono rivalità né sospetti. «Strapperemo dai loro petti ogni rancore: staranno come fratelli su troni gli uni di fronte agli altri» (15:47). È il versetto che guarisce i legami: chi ha amato Allāh e si è amato in Lui sarà riunito senza ombre. «L’uomo sarà con coloro che ama» dissero i Compagni di fronte a questo annuncio, e la gioia che provarono era già paradiso. Il Libro accenna a una promessa delicata: «Coloro che credono e la cui discendenza li ha seguiti nella fede, Noi li ricongiungeremo ai loro discendenti senza diminuire nulla delle loro opere» (52:21). Al-Ṭabarī spiega: elevazione per generosità, perché la separazione non ferisca l’affetto puro; non è favoritismo, è premio alla fede condivisa.

Quanto ai rapporti coniugali, i sapienti hanno riportato con pudore due considerazioni: la donna credente è onorata in se stessa e, per la sua fede e pazienza, è superiore alle ḥūr al-ʿayn; il suo splendore è luce di adorazione.

Su chi sarà con chi, se una donna ebbe più mariti, le opinioni autorevoli si muovono tra due poli: c’è chi ha tramandato che sia con l’ultimo marito, perché l’ultimo patto ha sigillato la sua vita; altri hanno detto che sarà con il più pio e il più amato, perché il Paradiso non contrae un cuore ma lo compie. In ogni caso, la gelosia terrena non entra in Jannah, perché là nessun bene è a somma zero; Allāh toglie la radice dei confronti e lascia solo l’abbondanza. Le ḥūr sono citate come donne pure, «dallo sguardo pudico, che nessun uomo né jinn ha toccato» (55:56): non sono provocazione per ferire, ma segno della purezza diffusa; e la moglie credente non è sminuita da esse, anzi ne sovrasta il rango per ciò che ha amato e sopportato in nome di Allāh (Ibn al-Qayyim, Ḥādī al-Arwāḥ).

Gli onori speciali sono parte della grammatica di quel mondo. Vi sono gradi, e il più alto è il Firdaws, dal quale sgorgano i fiumi ed è sotto il Trono del Misericordioso. «Quando chiedete ad Allāh, chiedetegli il Firdaws» disse il Profeta (al-Bukhārī): chiedere in grande è un atto di fede, non di presunzione. I martiri sono accolti con perdono alla prima goccia di sangue e onorati con prossimità, i veridici e i giusti li seguono, e alla gente del Corano sarà detto: «Recita e sali; il tuo grado sarà all’ultimo versetto che reciti» (Aḥmad, Abū Dāwūd, at-Tirmidhī). Il più umile abitante del Paradiso avrà un regno pari a dieci volte il mondo, racconta Muslim: è l’abbondanza che svergogna le nostre misure.

E poi la delizia suprema, quella che raccoglie e trascende tutte le altre: vedere il Volto di Allāh. Il Corano allude: «Volti splendenti, quel giorno, guarderanno il loro Signore» (75:22-23). Un altro versetto promette «il bene e qualcosa di più» (10:26), e il Profeta spiegò che il “di più” è proprio la visione. Quando le genti del Giardino si saranno accomodate, Allāh chiederà: “Volete che vi conceda ancora?” e solleverà il velo; nessuna gioia li avrà mai rapiti come quella visione. (Muslim). Ibn Taymiyya annota che il cuore umano porta impressa una domanda che nessun piacere finito può spegnere; solo questo vedere scioglie l’inquietudine all’origine.

Qualcuno domanderà: come si arriva a tutto questo?

Le risposte sono antiche e sempre nuove, perché la via è la stessa ma il viandante cambia. Il principio è la fede sincera, non come formula fredda ma come consegna: attestare che non vi è dio degno di adorazione se non Allāh e che Muḥammad è il Suo Messaggero, e confermare questa parola con le opere. «Coloro che hanno creduto e compiuto il bene avranno i Giardini del Firdaws» (18:107). Ma il Profeta ci ha anche svegliati dalla tentazione del contare: «Nessuno entrerà nel Paradiso per (il valore intrinseco delle) sue opere». Dissero: «Neppure tu, o Messaggero di Allāh?» Rispose: «Neppure io, se non che Allāh mi avvolga nella Sua misericordia» (al-Bukhārī, Muslim). Le opere sono la via e il segno della sincerità, la chiave è la misericordia.

Dentro questa verità si aprono gesti quotidiani. La preghiera fatta nei suoi tempi è un patto rinnovato cinque volte, e chi preserva le preghiere dell’alba e del pomeriggio è messo sotto protezione (al-Bukhārī, Muslim). La lingua custodita è pegno di salvezza: «Chi mi garantisce ciò che c’è tra le sue mascelle e ciò che c’è tra le sue gambe, io gli garantisco il Paradiso» (al-Bukhārī). La misericordia verso le creature chiama misericordia dall’alto: «Chi solleva un credente da un’angoscia mondana, Allāh lo solleverà da un’angoscia nel Giorno della Resurrezione» (Muslim). La carità non impoverisce, costruisce casa: «Chi costruisce una moschea per Allāh, Allāh gli costruirà una casa in Paradiso» (al-Bukhārī, Muslim). La pazienza nelle prove non è inerzia ma fiducia operosa: «Il Paradiso è circondato dalle difficoltà e il Fuoco dai desideri» (al-Bukhārī, Muslim), ammoniva il Profeta; scegli le salite, perché dietro le salite c’è la valle larga.

I sapienti hanno parlato con accenti diversi e un’unica intenzione. Al-Ḥasan al-Baṣrī ricordava che il Paradiso costa le fatiche dell’obbedienza e l’Inferno costa gli agi della disobbedienza; è un’economia rovesciata rispetto alla nostra. Al-Ghazālī insisteva sul pentimento come porta sempre aperta finché la morte non arriva: differirlo è inganno, perché ogni giorno è capitale. Ibn Rajab insegnava a fare piccole opere con intenzione grande e costanza: le abitudini possono diventare adorazione se rivolte a Dio. Ibn ʿAṭā’ Allāh ammoniva dolcemente: non confidare nell’opera ma nel Signore dell’opera; però non lasciare l’opera, perché è il modo in cui Lui ti ha reso degno della Sua grazia.

C’è anche una pedagogia degli affetti che conduce al Giardino. Onorare i genitori, curare i legami di sangue, perdonare le offese per amore di Allāh: sono atti che aprono strade. La buona compagnia protegge: «L’uomo è sulla religione del suo amico intimo»; scegli chi ti ricorda Allāh quando lo vedi. Cercare conoscenza utile, anche poca ma vera, togliendo superbia e ostinazione; leggere il Corano come si deve, con regolarità, e lasciarsi leggere da esso. Tenere un bilancio serale di sé, breve e sincero: dove ho dispiaciuto a Dio oggi? Chi ho ferito? A chi posso fare spazio? E al mattino iniziare con una shahāda fresca, chiara, chiedendo fermezza: «O Colui che rovesci i cuori, rendi saldo il mio cuore sulla Tua religione».

Se uno è caduto? Si rialzi. Il pentimento sincero cancella ciò che lo precede (Muslim): non è cancellatura formale, è nuova nascita. I segni del pentimento sono quattro, dicono i maestri: lasciare il peccato, provarne dolore, decidere di non tornarvi, riparare se hai leso qualcuno. Non misurare la tua speranza sul tuo merito, ma sulla Sua promessa: Allāh ama i pententi e ama i puri. Se l’errore ti ha stancato, sappi che la stanchezza è già un dono: la nostalgia del bene è grazia che ti precede.

Vi sono anche curiosità che il cuore ama ascoltare. In Jannah ci sarà un “mercato” in cui non si compra né si vende: ci si incontrerà, si vedranno volti che raccontano la gioia del Signore, e ogni ritorno alle proprie famiglie accrescerà bellezza e luce (Muslim). Non ci saranno malattie né morte, non ci sarà vecchiaia; entreremo giovani, in piena forza, «trentatré anni» riportano tradizioni note. La conversazione non avrà volgarità né menzogna: «Non sentiranno laghwu né peccato, ma solo parole di pace» (56:25-26). Le vesti saranno di seta fine e broccato, i pettini d’oro, l’incenso di legno d’aloe (al-Bukhārī, Muslim). Chi ha avuto il cuore stretto qui non temerà più penombra: «Entratevi in pace e sicurezza» (15:46).

Eppure, anche in mezzo a questi dettagli, la rivelazione ci porta sempre su, verso ciò che nessuna somma di delizie può eguagliare: la vicinanza di Allāh. Prossimità che non si misura in passi ma in compiacimento reciproco: «Allāh è soddisfatto di loro ed essi sono soddisfatti di Lui» (98:8). Questa frase, dicevano i sapienti, è la definizione stessa della beatitudine. È per questo che i migliori in Jannah non sono i più sazi ma i più vicini: profeti, veridici, martiri e giusti. Ma la porta della vicinanza è aperta a chiunque si umili con verità, perché Allāh «è vicino e risponde a chi Lo invoca» (2:186).

Così il cammino per arrivare al Giardino somiglia a un’arte semplice, imparata lentamente: dire il vero quando costa, tacere quando ferirebbe, restituire quando si può, chiedere scusa quando si deve, stare puntuali davanti al Signore cinque volte al giorno, rompere il pane con gli altri, contenere lo sguardo, custodire la pudicizia, sopportare senza durezza e resistere senza amarezza. Non è eroismo spettacolare: è fedeltà minuta. «Jannah è più vicino a voi del laccio del sandalo» disse il Profeta; anche il Fuoco lo è: ogni scelta incide. Ibn al-Qayyim riassumeva: il viaggio verso Allāh ha due ali, amore e timore; e si posa solo sulla soglia della speranza.

Quando il racconto volge al termine, ci si accorge che non finisce: perché il Jannah è promessa di durata, non di esito effimero. Allora si può ripetere piano le parole già note con un gusto nuovo: «In Paradiso c’è ciò che nessun occhio ha visto…». Un giorno, secondo il detto, Allāh chiederà ai Suoi: “Vi ho colmato le promesse; resta altro da concedervi?” e alzerà il velo. Quel momento conterrà tutti gli altri. È per quel momento che pregano i devoti quando dicono «Rendici in Jannah la gioia di guardare il Tuo Volto»; è per quel momento che i pentiti tornano indietro quando cadono; è per quel momento che i pazienti tengono la posizione senza clamore.

Fratelli e sorelle, se volete dei consigli pratici: scegli oggi una piccola cosa e falla sempre. Una pagina di Corano al giorno, due rakaʿāt prima dell’alba, un sorriso offerto dove manca dignità, una lode detta sottovoce mentre lavori, una moneta data senza fare rumore, un torto perdonato senza annuncio. Chiedi spesso perdono, non perché sei debole ma perché vuoi essere libero. Non cercare paragoni: la gelosia consuma, la gratitudine moltiplica. Tieni stretti due compagni: chi ti ricorda Allāh quando lo vedi e chi ti corregge senza umiliarti. Tieni stretta una invocazione: “O Allāh, concedimi l’amore per Te, l’amore di chi Ti ama, e l’amore di ogni opera che mi avvicina al Tuo Amore”.

Quando chiudi gli occhi la sera, immagina l’accoglienza: «Entratevi in pace». Non è fantasia per consolarsi, è promessa per orientarsi. Chi fa della sua stanza una piccola moschea, della sua lingua un luogo di verità, delle sue mani un rifugio per qualcuno, sta già assaggiando il profumo di quelle rive. E se domani cadrai, non spaventarti: la porta del Pentimento non chiude prima che il sole sorga da occidente. Bussare è già una vittoria; entrare sarà grazia pura.

Che Allāh ci renda gente del Giardino, ci riunisca con i nostri cari nella luce, ci conceda il grado dei vicini al Suo compiacimento, e ci onori con la visione del Suo Volto. E che ci dia in terra il passo dei viandanti: leggero, paziente, capace di seminare bene anche quando non si vede il raccolto. Perché ogni gesto che facciamo qui è un seme gettato là. E là, finalmente, non ci sarà più inverno.


Susanna Gagliano
Susanna Gagliano
Articoli: 48

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