Quando si solleva una questione tanto delicata quanto l’unione matrimoniale tra il Profeta Muḥammad ﷺ e A’isha (che Allah si compiaccia di lei), ci si muove su un terreno che intreccia amore e profezia, cultura e storia, diritto e rivelazione. È una vicenda che si svolge nel cuore dell’Arabia preislamica, in un contesto storico e morale che oggi appare distante e, spesso, mal compreso.
Per prima cosa, è necessario affrontare ciò che le fonti autentiche riportano, senza esitazione ma con consapevolezza: l’unione tra il Profeta Muḥammad ﷺ e A’isha fu contratta quando lei aveva sei anni, e il matrimonio fu consumato quando lei aveva nove anni, secondo i hadith più solidi riportati da al-Bukhari e Muslim. Nessuna di queste fonti viene considerata debole o discutibile dai sapienti della Sunna. Riportiamo testualmente:
“Il Profeta sposò A’isha quando aveva sei anni e consumò il matrimonio con lei quando aveva nove anni, ed ella rimase con lui per nove anni (cioè fino alla sua morte)” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 3894)
Questo hadith è stato riportato in più versioni, da più narratori, e confermato nei testi più rigorosi della tradizione sunnita. Non si tratta di un racconto isolato o dubbio: è attestato da numerose catene di trasmissione affidabili.
Tuttavia, la complessità dell’argomento risiede non nel dato in sé, ma nella percezione moderna di esso. Viviamo in un tempo in cui l’età del consenso, la maturità biologica, la definizione legale di “bambino”, e la morale sessuale sono profondamente diversi da quelli di 1400 anni fa. L’errore metodologico più grave che si può commettere è applicare retroattivamente la morale contemporanea – soggetta a mode, leggi e ideologie mutabili – a società antiche con strutture e logiche differenti.
A’isha e il gioco con le bambole – un segno dell’età e della legge islamica
Tra i numerosi hadith che rivelano l’età e la fase della vita in cui si trovava A’isha, vi è quello che la descrive giocare con le bambole. Questo particolare è stato tramandato nei ṣaḥīḥayn e ha un valore giuridico e sociale:
“Io giocavo con le bambole alla presenza del Profeta ﷺ, ed anche le mie amiche giocavano con me. Quando il Messaggero di Allah entrava, esse si nascondevano, ma lui le chiamava e giocavano con me.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 6130)
I sapienti hanno tratto da questo la permissibilità per le bambine di giocare con le bambole, a differenza delle statuette o delle raffigurazioni vietate. E hanno anche dedotto che A’isha fosse ancora in un’età infantile, al punto da giocare con bambole, il che – nel contesto storico e culturale – non era un segno di anomalia, ma di normalità.
Molti giuristi hanno affermato che questo episodio è uno dei principali usūl per permettere il gioco con bambole non realistiche per i bambini, proprio per via della specificità di età e stato. L’Imam an-Nawawi, l’Imam Ibn Ḥajar al-ʿAsqalani, e molti altri hanno commentato ampiamente questo episodio.
La situazione matrimoniale di A’isha prima del Profeta ﷺ
Un altro aspetto spesso trascurato da chi critica questa unione è che A’isha (che Allah si compiaccia di lei) era già promessa in matrimonio, prima ancora che il Profeta ﷺ la chiedesse in sposa. Era stata destinata a Jubayr ibn Muṭʿim, figlio di Muṭʿim ibn ʿAdi, un importante notabile della Mecca e politeista. Tuttavia, l’unione non ebbe luogo poiché i Quraysh temevano le conseguenze di un legame con Abu Bakr (padre di A’isha), convertito all’Islam.
Questo mostra che il matrimonio a quell’età era consuetudine, socialmente e culturalmente accettata, e che A’isha non fu vittima di un’eccezione, ma parte di una norma della sua epoca. Né i Quraysh, né i Compagni, né i suoi genitori videro nulla di strano o immorale in questa proposta matrimoniale.
La normalità del matrimonio precoce all’epoca – un’analisi comparata
Nel mondo preislamico – come in quasi tutte le civiltà antiche, inclusa quella cristiana europea – il matrimonio precoce era una realtà. L’età del matrimonio coincideva con la pubertà, non con l’età legale o simbolica. Non esisteva l’idea moderna di adolescenza.
Nel medioevo europeo, ad esempio, la Chiesa cattolica stabiliva l’età minima del matrimonio a 12 anni per le ragazze e 14 per i ragazzi, pratica rimasta in vigore fino al XIX secolo. In molte aree rurali, il matrimonio a 10 o 11 anni non era inusuale.
Negli Stati Uniti, l’età minima per sposarsi con consenso dei genitori era fino a pochi decenni fa anche di 10 o 12 anni in alcuni stati. Alcuni stati, ancora oggi, non stabiliscono un’età minima assoluta in caso di consenso genitoriale e giudiziario.
Questi dati dimostrano che la critica è frutto di un anacronismo morale, e di una lettura selettiva della storia.
La differenza tra le bambine di 1400 anni fa e quelle di oggi
Per comprendere appieno il contesto, è fondamentale abbandonare le lenti della contemporaneità. L’infanzia come la conosciamo oggi è una costruzione moderna. La distinzione netta tra “bambini” e “adulti” in termini di responsabilità, maturità, capacità decisionali, è frutto di una visione culturale evoluta in tempi recenti, specialmente in Occidente.
Nel VII secolo, nel cuore dell’Arabia, la vita era dura, il clima impietoso, le guerre frequenti. Una bambina non aveva un’infanzia protetta e ludica, ma veniva educata sin da subito ai doveri della vita tribale. La pubertà – che segnava anche l’idoneità biologica alla procreazione – era considerata l’inizio della maturità. Le ragazze si sposavano appena raggiungevano il menarca. E questo era vero non solo in Arabia, ma in Persia, India, Africa, Europa, Giudea, e perfino nell’antica Roma e Grecia.
Chi non tiene conto di questo, cade nell’errore di giudicare culture millenarie con criteri moderni, mutabili e spesso ipocriti. Come scrive lo storico William Montgomery Watt, uno dei più rispettati islamologi del Novecento:
“Non si può giudicare la moralità dei tempi antichi con i valori moderni. Il matrimonio tra il Profeta e A’isha rifletteva le norme della società del suo tempo, non una devianza.”
L’amore tra il Profeta ﷺ e A’isha – un legame profondo, dolce e autentico
L’unione tra il Profeta Muḥammad ﷺ e A’isha (che Allah si compiaccia di lei) non fu semplicemente legale: fu anche tenera, affettuosa e intensa. I hadith autentici traboccano di racconti che rivelano il profondo amore tra i due. A’isha è la donna che lui amava di più. Quando gli veniva chiesto:
“Chi ami di più tra la gente, o Messaggero di Allah?”
Egli rispondeva: “A’isha.”
“E tra gli uomini?”
“Suo padre.”
(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
In un altro hadith, A’isha racconta con pudore e gioia come gareggiassero a chi correva più veloce, come mangiavano dallo stesso piatto, e come il Profeta ﷺ l’ascoltasse mentre raccontava lunghe storie o recitava poesie.
Il Profeta ﷺ la chiamava con soprannomi affettuosi: “Ḥumayra’” (la rossiccia, per il colorito del viso), o “ʿAʾish”, in tono dolce. Le rivolgeva parole di grande affetto e condivisione. In una narrazione emozionante, il Profeta ﷺ disse:
“O A’isha, in verità io so quando sei contenta con me e quando sei arrabbiata con me.”
Lei disse: “Come lo sai?”
Egli rispose: “Quando sei contenta con me dici: ‘Per il Signore di Muḥammad!’ e quando sei arrabbiata dici: ‘Per il Signore di Ibrāhīm!’”
Lei sorrise e disse: “È vero, o Messaggero di Allah!”
(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Muslim)
A’isha fu non solo una moglie, ma una compagna di vita, una delle più grandi trasmettitrici di hadith, una giurista, una sapiente, un’autorità della Ummah. L’Imam az-Zuhri disse:
“Se avessimo messo insieme la conoscenza di tutte le mogli del Profeta ﷺ, A’isha le avrebbe superate tutte.”
Tutti i hadith autentici sull’unione tra il Profeta ﷺ e A’isha – tradotti e contestualizzati
Alcuni dei principali hadith che trattano della loro unione:
- 1. Hadith della consumazione del matrimonio
“Il Profeta sposò A’isha quando aveva sei anni, e consumò il matrimonio con lei quando aveva nove anni.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 3894; Muslim 1422)
- 2. Hadith delle bambole
“Io giocavo con le bambole, e il Profeta entrava mentre io giocavo con esse.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 6130; Muslim 2440)
Questo mostra la giovane età di A’isha e conferma che giocare con le bambole è permesso per i bambini, come stabilito dalla giurisprudenza hanafita e shafiʿita.
- 3. Hadith della gelosia di A’isha
“Mai ho provato tanta gelosia come verso Khadija, pur non avendola mai vista. Il Profeta ne parlava così tanto, che sentivo come se fosse presente.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 3817)
Questo hadith mostra il carattere umano, profondo, intenso, e affettuoso di A’isha, e quanto il Profeta ﷺ condivideva le sue emozioni con lei.
- 4. Hadith della preferenza
“Molte donne hanno raggiunto la perfezione, ma tra le donne nessuna ha superato A’isha in scienza e intelligenza.” (Musnad Aḥmad, al-Ṭabarānī, al-Ḥākim)
Il contesto storico e l’assenza di critiche nei secoli precedenti
Uno degli aspetti più rivelatori della questione è che per più di 1300 anni nessuno tra i musulmani e nemmeno tra i non-musulmani sollevò la questione dell’unione del Profeta ﷺ con A’isha come elemento critico, scandaloso o immorale.
Non fu criticata dai bizantini, né dai persiani zoroastriani, né dagli ebrei di Medina, né dai cristiani d’Oriente, né dai crociati, né dai missionari europei del tardo medioevo, né dagli orientalisti delle prime fasi. Il primo ad utilizzare questo episodio in modo polemico fu probabilmente il polemista cristiano John of Damascus (Yuhanna ad-Dimashqi), vissuto nel VIII secolo, ma le sue accuse erano frammentarie e non centravano sull’età. Il tema riemerse solo in epoca moderna, quando la morale borghese dell’Ottocento e poi le legislazioni positiviste europee iniziarono a fissare limiti d’età arbitrari, scollegati da maturità biologica o sociale.
Le critiche contemporanee sono quindi un prodotto di un’etica moderna, eurocentrica, storicamente nuova, che pretende di giudicare la rivelazione divina secondo criteri contingenti, in continua evoluzione e, spesso, intrinsecamente contraddittori. Come notava il grande studioso Marshall Hodgson, autore di The Venture of Islam:
“È un errore fatale giudicare una civiltà con criteri che essa stessa non ha mai avuto modo di conoscere, e che sono, oltretutto, soggetti a continua revisione.”
Il criterio della moralità nell’Islam – rivelazione, non emozione
La moralità nell’Islam non si fonda sull’opinione pubblica, sulla cultura dominante o sulla sensibilità del tempo, ma su wahy (rivelazione). Il bene e il male vengono stabiliti da Allah, l’Onnisciente, che conosce le realtà umane meglio dell’essere umano stesso.
“Non è forse Allah il migliore dei giudici?” (Corano, 95:8)
Il Profeta Muḥammad ﷺ non agì mai secondo capriccio, ma secondo la guida di Allah. Non inventava, non anticipava, non seguiva i costumi tribali se non dove erano compatibili con la Rivelazione.
“Egli non parla per capriccio: non è che rivelazione ispirata.” (Corano, 53:3-4)
Il matrimonio con A’isha (che Allah si compiaccia di lei) fu voluto da Allah. A’isha stessa raccontò che Jibril (Gabriele) apparve al Profeta ﷺ con la sua immagine in sogno, dicendogli che sarebbe diventata sua moglie. Questo è riportato da al-Bukhari:
“Ti è stata mostrata in sogno due volte. Ti veniva portata avvolta in un pezzo di seta, e ti si diceva: ‘Questa è tua moglie’.” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 3895)
Il matrimonio, dunque, non fu un’iniziativa personale del Profeta ﷺ, ma parte di una volontà divina con saggezza profonda, sebbene velata agli occhi superficiali.
Le critiche moderne: “Perché il vostro profeta non ha capito che oggi questo sarebbe visto come pedofilia?”
Questa domanda rivela una profonda ignoranza di tre concetti fondamentali:
- 1. La differenza tra norme eterne e applicazioni temporali.
- 2. La natura relativa e storica della morale moderna.
- 3. La saggezza dell’Islam che distingue tra principi universali e applicazioni locali.
1. Le norme eterne e le applicazioni temporali
Il Corano e la Sunnah sono per ogni epoca, ma questo non significa che ogni singola azione del Profeta ﷺ sia prescrittiva per ogni tempo e luogo. La Sharīʿah distingue tra:
Sunan al-ʿādāt: abitudini, consuetudini culturali, che possono cambiare.
Sunan al-hudā: pratiche normative, prescritte religiosamente.
Il matrimonio con A’isha non è un modello universale in quanto età, ma lo è in quanto morale: l’unione fu pura, affettuosa, legale, accettata, e con esiti spirituali e storici straordinari. Non è prescritto ai musulmani di oggi sposare a 9 anni, e nessuna scuola islamica impone questa età come modello da seguire, ma lascia che la questione sia regolata secondo ʿurf (costume locale), maturità fisica, e tutela sociale.
2. La morale moderna è instabile e contraddittoria
La critica è ingenua, perché parte dal presupposto che la morale di oggi sia perfetta e definitiva, mentre è tutto il contrario. L’Occidente moderno ha permesso l’aborto a nove mesi, la pornografia, la legalizzazione della pedofilia in alcuni ambienti accademici, la ridefinizione di uomo e donna, e la sessualizzazione dei bambini nei media. La stessa società che critica il Profeta ﷺ produce contenuti pedofili su Netflix e venera filosofi come Michel Foucault, che teorizzava la liceità del rapporto con minori.
Inoltre, in Francia fino al 2018 l’età del consenso era 15 anni (e in certi casi meno), negli USA esistono ancora oggi 10 Stati in cui non c’è età minima per il matrimonio con consenso parentale e giudiziario.
3. L’Islam distingue tra la norma e la saggezza
L’Islam ha lasciato spazio all’iǧtihād, all’interpretazione, e non ha mai imposto un’età fissa per il matrimonio, ma si è sempre basato su tre criteri:
- Balugh (pubertà),
- Qudrah (capacità),
- Maslaḥah (interesse e beneficio sociale).
Il Profeta ﷺ agì secondo il suo tempo, secondo rivelazione, e secondo beneficio. La sua vita è modello morale, non imitazione letterale. Il Profeta ﷺ non agì secondo errore, né ignoranza, ma con profonda consapevolezza del contesto e della guida divina.
Risposta alla critica: “Se Allah è onnipotente e onnisciente, perché non ha evitato norme che oggi sono viste come immorali o reati?”
Questa domanda, apparentemente logica, in realtà presuppone che la percezione moderna della moralità sia la misura del bene assoluto, e che Allah – Dio l’Eterno, Creatore dei cieli e della terra – avrebbe dovuto conformare la Sua Legge ai valori volatili dell’uomo moderno.
È un approccio profondamente antropocentrico, una forma velata di idolatria morale (taʾalluh li-l-ʿaql al-insānī) dove l’uomo si fa misura del giusto e dell’ingiusto. L’Islam, invece, parte da un principio opposto: solo Allah conosce la realtà profonda delle cose. Solo Lui stabilisce ciò che è bene e male, a prescindere dalla moda del tempo.
“Può darsi che aborriate qualcosa che invece è un bene per voi, e che amiate qualcosa che è un male per voi. Allah sa, mentre voi non sapete.” (Corano, 2:216)
Allah è al-ʿAlīm (il Sapiente Assoluto) e al-Ḥakīm (il Saggio Perfetto). Se ha stabilito norme che oggi vengono contestate, ciò non sminuisce la Sua Sapienza, ma svela i limiti della ragione umana quando non è guidata dalla Rivelazione.
- 1. La legge di Allah non si adatta alla mutevolezza delle mode umane
Il Profeta ﷺ non fu inviato per “accontentare” ogni epoca, ma per guidarla. La Sharīʿah non si fonda sulla democrazia dei desideri, ma su ciò che è giusto davanti ad Allah. Questo include realtà che in alcune epoche possono essere accettate e in altre rifiutate.
Lo Shaykh al-Islam Ibn Taymiyyah disse:
“La vera giustizia non si conosce con l’intelletto umano in sé, ma si conosce nella misura in cui è guidato dalla Rivelazione.” (Majmūʿ al-Fatāwā)
Dio non è tenuto ad “anticipare” le opinioni future degli uomini per piacergli: è l’uomo che deve riformare sé stesso per conformarsi alla Verità, non il contrario.
- 2. La morale muta. La verità no.
Quel che oggi è considerato “disdicevole” era la norma ovunque nel passato. Il matrimonio precoce, la poligamia, la schiavitù, l’autorità maschile – tutte realtà presenti in ogni civiltà umana.
Se la verità dipendesse dalla moda del tempo, dovremmo concludere che anche l’Europa cristiana del Medioevo, i Padri della Chiesa, Aristotele, Mosè e Abramo siano immorali, perché tutti accettarono norme oggi rifiutate.
Questa è la contraddizione interna della critica: assume la moralità moderna come metro assoluto, ma non è disposta a condannare la totalità della civiltà umana precedente. Questo mostra che la critica è emotiva, non razionale.
“La legge divina non è una reazione ai costumi, ma la loro correzione.” (Sayyid Quṭb, Fi Ẓilāl al-Qur’ān)
- 3. Le norme islamiche sono stabili nei principi, flessibili nell’applicazione
Il matrimonio a nove anni non è imposto, ma permesso in contesti in cui:
- La maturità fisica lo permette.
- La società lo considera adatto.
- La tutela e il benessere della sposa sono garantiti.
L’Imam Abū Ḥanīfa, ad esempio, non stabiliva un’età fissa, ma faceva dipendere il matrimonio dal segno fisico della pubertà, variabile da persona a persona. Oggi, nei paesi islamici, il matrimonio è regolato da leggi statali basate sull’interesse pubblico (maṣlaḥa), e l’unione a età minori è vietata in assenza di tutela o maturità.
Non esiste nessun obbligo religioso che imponga di seguire l’età di A’isha. Ciò che è prescritto è il rispetto dei criteri di protezione, consenso e capacità.
Parole dei Sapienti, studiosi e intellettuali – musulmani e non musulmani
Karen Armstrong, storica delle religioni, scrive nel suo libro Muhammad: A Prophet for Our Time:
“Il matrimonio con A’isha deve essere compreso nel contesto storico. Nell’Arabia del settimo secolo, il concetto di infanzia era molto diverso dal nostro. La pubertà segnalava l’idoneità al matrimonio, e il matrimonio precoce era comune. Giudicare Muhammad secondo standard moderni è un errore metodologico e storico.”
Dr. Jonathan Brown, professore alla Georgetown University:
“Non è mai stato prescritto ai musulmani di imitare il matrimonio con A’isha. È una realtà storica che va compresa nel suo contesto, non una norma da replicare. Chi usa questo episodio per attaccare l’Islam agisce in malafede o con ignoranza.”
Imam Ibn al-Qayyim:
“Le norme della Sharīʿah si basano su saggezza e misericordia. Quando una norma produce danno in un determinato contesto, la Sharīʿah stessa prevede la sua sospensione o adattamento.”
Come rispondere sinteticamente alle critiche più comuni
- 1. “È pedofilia!”
❖ No. Era un matrimonio socialmente accettato, consumato dopo la pubertà, benedetto dalla famiglia, senza coercizione, e con esiti di amore e leadership. La “pedofilia” è un crimine moderno legato ad abuso, non a matrimonio sociale.
- 2. “Ma il Profeta è l’esempio per ogni tempo!”
❖ Sì, nei principi eterni: giustizia, misericordia, modestia, lealtà. Non tutto ciò che ha fatto è prescrittivo in ogni dettaglio letterale.
- 3. “Allah doveva prevederlo!”
❖ Allah lo ha previsto. Ma la verità non cambia solo perché l’Occidente la rifiuta oggi. Non è Allah a dover mutare, è il mondo a dover ritrovare il senso dell’equilibrio.
Una riflessione spirituale: cosa significa seguire veramente il Profeta ﷺ
Chiunque afferma con sincerità che Muḥammad ibn ʿAbd Allāh ﷺ è il migliore degli uomini, il Sigillo dei Profeti, l’uomo più puro che abbia mai calpestato la terra, non lo dice per cieco fanatismo, ma per testimonianza storica, giuridica, spirituale, e affettiva. Non c’è nessuna biografia al mondo documentata come la sua. Nessun uomo è stato analizzato, imitato, amato, seguito, studiato e criticato quanto lui.
Il suo matrimonio con A’isha (che Allah si compiaccia di lei) non fu un errore, non fu una “macchia”, non fu un’eccezione sconveniente. Fu un atto coerente con il contesto, benedetto da Allah, voluto dal cielo, e soprattutto: mai criticato dai contemporanei, né dai sapienti di ogni secolo.
Il Profeta ﷺ non si è mai macchiato di un’ingiustizia, e anzi, fu colui che diede dignità alle donne, vietò l’infanticidio, restituì alle bambine valore e voce, e fu il primo a dire che l’educazione delle figlie conduce al Paradiso.
“Chi alleva due figlie con benevolenza, fino a che non raggiungono la maturità, sarà con me nel Giardino, come queste due dita.” (Ṣaḥīḥ Muslim)
A’isha stessa, da donna adulta, sapiente, indipendente, testimoniò sempre l’onore e l’amore con cui fu trattata dal Profeta ﷺ. Non mostrò mai rimpianto, trauma, amarezza. Anzi, trasmise oltre 2000 hadith, fu consultata da califfi, imam, studiosi, e fu un pilastro della scienza islamica.
Il suo matrimonio con il Profeta ﷺ non è da leggere come un episodio oscuro, ma come una chiave per comprendere che l’Islam non si misura con la paura del giudizio moderno, ma con la luce della rivelazione eterna.
La vera domanda: siamo pronti a rimettere in discussione la nostra civiltà?
Chi oggi grida allo scandalo dovrebbe fermarsi a riflettere: chi è davvero l’arbitro della moralità? L’opinione pubblica? La stampa? La legge mutevole degli Stati?
È più scandaloso un matrimonio socialmente riconosciuto, con amore e consenso, che dura per sempre,
o la pornografia legalizzata e la mercificazione dei corpi dei bambini nei cartoni e nei social?
È più riprovevole un’unione guidata da profonda saggezza profetica,
o una civiltà che insegna ai bambini di 6 anni a scegliere il proprio genere sessuale?
Chi accusa l’Islam oggi dovrebbe prima interrogare la sua stessa coscienza: il vero scandalo non è nel VII secolo, ma nell’ipocrisia dei nostri tempi.
“La verità è ciò che resiste alla prova del tempo. E l’Islam, 1400 anni dopo, continua a brillare come il sole che nessuna nuvola riesce a oscurare.” (Imam al-Ghazālī – parafrasi)
Ultime parole per chi ama davvero il Profeta ﷺ
L’unione tra il Profeta ﷺ e A’isha (che Allah si compiaccia di lei) è un episodio di misericordia e saggezza, non di scandalo. È parte della missione profetica, non un errore. È storia viva, non leggenda. Chi cerca di screditare l’Islam usando questo episodio, spesso:
Ignora il contesto,
Nasconde le proprie contraddizioni culturali,
E soprattutto: non cerca verità, ma conflitto.
Ma il musulmano che conosce la Sunnah, che ama il Profeta ﷺ, e che conosce Allah, risponde con fermezza, serenità e scienza:
“Non c’è nulla nel tuo esempio, o amato Profeta ﷺ, che non sia luce. Nulla che sia ombra. Tu sei stato misericordia per i mondi. E anche chi oggi ti accusa, un giorno scoprirà che il tuo nome significava solo pace.”




