‘Uthman ibn ‘Affān رضي الله عنه: Il Califfo che Custodì il Qur’ān e Morì Leggendolo

Madinah, 17 giugno 656. Un venerdì. La casa è assediata da giorni. Fuori, uomini armati gridano, lanciano pietre, minacciano. Dentro, un anziano di ottant’anni siede sul pavimento con il Muṣḥaf aperto sulle ginocchia. Le dita tremano leggermente mentre seguono le righe. Sta leggendo la sūrah Āl ‘Imrān quando sente il rumore alla porta. I ribelli sono entrati.

‘Uthman ibn ‘Affān رضي الله عنه non si alza. Non cerca un’arma. Non chiama aiuto. Continua a leggere. Quando il primo colpo di spada lo raggiunge, il sangue schizza sul Muṣḥaf aperto. La goccia cade esattamente sul versetto: “Ma Allah ti basterà contro di loro. Egli è Colui che tutto ascolta, tutto conosce” (2:137).

Il terzo califfo dell’Islam muore così. Come visse: con il Qur’ān tra le mani.

La sua morte scatenerà la prima guerra civile dell’Islam. La prima fitnah. Il primo sangue musulmano versato da musulmani. Ma prima di arrivare a quel venerdì tragico, dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo capire chi era quest’uomo. E perché la sua storia non è solo storia: è lezione viva per ogni musulmano che oggi affronta divisioni, accuse, fitna.

Il Mercante che Comprò il Paradiso

‘Uthman ibn ‘Affān nacque a Makkah sei anni dopo l’Anno dell’Elefante, probabilmente nel 573 o 576 d.C. La sua famiglia apparteneva ai Banū Umayyah, clan potente e ricco della tribù Quraysh. Suo padre, ‘Affān ibn Abī al-‘Āṣ, morì quando ‘Uthman era giovane, lasciandogli un’eredità considerevole. ‘Uthman investì quel denaro nel commercio e divenne uno dei mercanti più ricchi di Makkah.

Ma la ricchezza, in lui, non generò arroganza. Generò generosità. Gli arabi pre-islamici lo conoscevano come uomo onesto negli affari, mite nei modi, riflessivo nel carattere. Non beveva vino – rarità nella Makkah jahiliyyah. Non partecipava alle gare di poesia oscena. Non frequentava i bordelli. Era, anche prima dell’Islam, un uomo che cercava qualcosa di più alto.

Quando il Profeta Muhammad ﷺ iniziò a predicare il tawhīd a Makkah intorno al 610 d.C., ‘Uthman aveva circa trentacinque anni. Fu Abū Bakr رضي الله عنه, suo amico, a portarlo dal Profeta. ‘Uthman ascoltò. Riflesse. E pronunciò la shahādah. Divenne musulmano nel 611 d.C., tra i primi convertiti – il primo patrizio qurayshita ad abbracciare l’Islam.

Quella conversione gli costò cara. La sua famiglia lo ripudiò. I Banū Umayyah, guidati da Abū Sufyān, erano tra i nemici più accaniti di Muhammad ﷺ. ‘Uthman scelse l’Islam contro il suo clan. Scelse la verità contro il privilegio.

Il Profeta ﷺ vide in lui qualcosa di speciale. E quando la persecuzione si fece insostenibile, ‘Uthman fu tra i primi a emigrare: prima hijrah, in Abissinia (615 d.C.), portando con sé sua moglie Ruqayyah, figlia del Profeta ﷺ. Tornarono dopo qualche anno, ma quando la situazione peggiorò ulteriormente, ‘Uthman emigrò di nuovo- seconda hijrah, ancora in Abissinia. E poi, nel 622, la terza hijrah: a Madinah, con il Profeta ﷺ e la comunità nascente.

Tre migrazioni. Tre volte ‘Uthman lasciò tutto per Allah. Il Profeta ﷺ disse di lui: “Ogni Profeta avrà un compagno in Paradiso, e il mio compagno sarà ‘Uthman” (Sunan al-Tirmidhī, 3698, ḥasan).

Dhū al-Nūrayn: Il Possessore delle Due Luci

A Madinah, Ruqayyah رضي الله عنها si ammalò. Morì nel 624, la notte della battaglia di Badr. ‘Uthman era devastato. Il Profeta ﷺ, che amava profondamente le sue figlie, era devastato. Ma dopo il periodo di lutto, il Profeta ﷺ fece qualcosa di straordinario: offrì a ‘Uthman la mano di un’altra sua figlia, Umm Kulthūm.

Due figlie del Profeta ﷺ. Due matrimoni. Nessun altro Compagno ebbe questo onore. Per questo ‘Uthman ricevette il laqab (titolo onorifico) di Dhū al-Nūrayn – “Il Possessore delle Due Luci”. Le due luci erano Ruqayyah e Umm Kulthūm, figlie della luce della profezia.

E ‘Uthman non smise mai di spendere quella ricchezza per l’Islam. Quando i musulmani a Madinah avevano disperato bisogno di acqua potabile, ‘Uthman comprò il pozzo di Rūmah – di proprietà privata – e lo rese waqf pubblico. Chiunque poteva attingere gratuitamente. Il Profeta ﷺ disse: “Chi compra il pozzo di Rūmah avrà il Paradiso” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Kitāb al-Manāqib). ‘Uthman lo comprò.

Quando fu necessario allargare la moschea di Madinah, ‘Uthman comprò i terreni circostanti e li donò. Quando l’esercito musulmano si preparava per la battaglia di Tabūk (630) e mancavano fondi, ‘Uthman arrivò con trecento cammelli carichi di provviste, mille dinari d’oro, mille cavalli. Il Profeta ﷺ alzò le mani e disse: “O Allah, sii compiaciuto di ‘Uthman, perché io sono compiaciuto di lui” (Sunan al-Tirmidhī, 3701).

‘Uthman aveva capito una cosa fondamentale: la ricchezza non è peccato. Il peccato è l’avidità. La ricchezza, quando usata per Allah, diventa ibādah.

Sotto Abū Bakr e ‘Umar: L’Apprendistato

Quando il Profeta ﷺ morì nel 632, ‘Uthman fu tra i primi a giurare fedeltà ad Abū Bakr رضي الله عنه come primo califfo. Durante il califfato di Abū Bakr (632-634), ‘Uthman rimase a Madinah come consigliere. Fu lui, insieme a ‘Abd al-Rahmān ibn ‘Awf, a trascrivere il testamento di Abū Bakr sul letto di morte, quando questi designò ‘Umar ibn al-Khaṭṭāb come suo successore.

Durante il califfato di ‘Umar (634-644), ‘Uthman continuò a servire come consigliere anziano. ‘Umar era uomo forte, deciso, talvolta severo. ‘Uthman era mite, riflessivo, mediatore. I due si bilanciavano. E quando ‘Umar fu pugnalato da un non-musulmano persiano nel 644, mentre conduceva la preghiera del fajr, chiamò sei Compagni e disse: “Scegliete tra voi il prossimo califfo.”

Quei sei erano: ‘Alī ibn Abī Ṭālib, ‘Uthman ibn ‘Affān, ‘Abd al-Raḥmān ibn ‘Awf, Sa’d ibn Abī Waqqāṣ, al-Zubayr ibn al-‘Awwām, e Ṭalḥah ibn ‘Ubaydillāh. Tutti Muhājirūn (migranti meccani). Tutti promessi Paradiso secondo il hadith dei dieci (al-‘Asharah al-Mubashsharūn).

Il consiglio (shūrā) si riunì. Le deliberazioni furono difficili. Alla fine, ‘Abd al-Raḥmān ibn ‘Awf — cui era stato dato voto decisivo – scelse ‘Uthman. Aveva sessantotto anni. Il più anziano califfo mai eletto.

‘Alī رضي الله عنه, secondo alcune fonti, si oppose alla decisione, ritenendo che Ibn ‘Awf avesse favorito ‘Uthman per legami familiari. Ma alla fine giurò fedeltà. E per i primi sei anni, il califfato di ‘Uthman fu età d’oro.

Il Muṣḥaf: Preservare la Parola di Allah

La decisione più importante di ‘Uthman – quella per cui ogni musulmano oggi gli deve gratitudine – fu la compilazione del Qur’ān in una versione ufficiale standard.

Quando il Profeta ﷺ era vivo, il Qur’ān esisteva in forma orale e scritta frammentaria. I Compagni memorizzavano, alcuni scrivevano su foglie di palma, pietre, pelli. Dopo la battaglia di Yamāmah (632), dove morirono molti ḥuffāẓ (memorizzatori del Qur’ān), Abū Bakr ordinò la prima raccolta scritta, affidata a Zayd ibn Thābit. Ma quella raccolta – tenuta da Abū Bakr, poi da ‘Umar, poi da Ḥafṣah (figlia di ‘Umar e vedova del Profeta) – era una copia, non LA copia standard.

Durante il califfato di ‘Uthman, l’impero islamico si era espanso enormemente: Persia, Transoxiana, Nordafrica, fino alla Spagna. I musulmani leggevano il Qur’ān in dialetti diversi (aḥruf sab’ah – sette letture permesse dal Profeta). Ma le differenze dialettali iniziavano a creare confusione, specialmente tra i nuovi musulmani non-arabi.

Ḥudhayfah ibn al-Yamān, reduce da una campagna in Armenia e Azerbaigian, riferì a ‘Uthman: “O Amīr al-Mu’minīn, salva questa Ummah prima che diverga sul Libro come fecero ebrei e cristiani!” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 4987).

‘Uthman capì l’urgenza. Convocò Zayd ibn Thābit e altri tre Compagni qurayshiti e disse: “Trascrivete il Qur’ān in un Muṣḥaf unico, nel dialetto di Quraysh (il dialetto del Profeta ﷺ). Se divergete da Zayd su una parola, scrivete nella lingua di Quraysh, perché in quella lingua fu rivelato.”

Lavorarono. Verificarono con i ḥuffāẓ viventi. Confrontarono con la copia di Ḥafṣah. E produssero il Muṣḥaf ‘Uthmānī – il Qur’ān di ‘Uthman. ‘Uthman ordinò che copie fossero inviate a Makkah, Kūfah, Baṣrah, Damasco. E ordinò – decisione controversa – che le altre versioni dialettali fossero bruciate, per evitare confusione futura.

Questa decisione gli costò critiche feroci. “Brucia il Qur’ān!” gridavano alcuni. Ma ‘Uthman non bruciò il Qur’ān. Bruciò versioni dialettali frammentarie per preservare L’unica Parola di Allah. E oggi, quattordici secoli dopo, ogni musulmano al mondo legge il Muṣḥaf ‘Uthmānī. Quella decisione salvò l’unità della Ummah sul Libro.

L’Impero al Massimo Splendore

Sotto ‘Uthman, l’impero islamico raggiunse la sua massima espansione nei primi tredici anni. A est, le armate conquistarono il Khorasan e la Transoxiana (odierni Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan). A ovest, il Nordafrica fino all’attuale Tunisia (Ifrīqiyah). ‘Uthman autorizzò la prima flotta navale islamica, guidata da Mu’āwiyah ibn Abī Sufyān (governatore della Siria), che sconfisse i Bizantini nella battaglia dei Pali (655) – prima vittoria navale musulmana.

L’economia fiorì. I programmi di assistenza sociale (dīwān) continuarono. Madinah, Makkah, Kūfah, Baṣrah, Damasco prosperavano. Ma c’era un problema. Un problema che cresceva silenzioso nei primi sei anni, e che esplose negli ultimi sei.

Il Problema del Nepotismo

‘Uthman apparteneva ai Banū Umayyah. E quando divenne califfo, nominò molti Umayyadi a posizioni chiave: Mu’āwiyah ibn Abī Sufyān governatore di Siria, ‘Abd Allāh ibn Sa’d governatore d’Egitto, Sa’īd ibn al-‘Āṣ governatore di Kūfah, al-Walīd ibn ‘Uqbah (suo fratellastro) governatore di Kūfah (prima di Sa’īd).

Alcuni erano competenti. Mu’āwiyah, per esempio, fu governatore eccellente — trasformò la Siria in provincia modello. Ma altri no. E il fatto che fossero quasi tutti Umayyadi creò risentimento.

‘Umar ibn al-Khaṭṭāb aveva governato con pugno di ferro: nessun favoritismo, controllo stretto sui governatori, distribuzione equa del bottino. ‘Uthman governava con mitezza: delegava, fidava, perdonava. E i governatori Umayyadi – sapendo che il califfo era loro parente – presero libertà che ‘Umar non avrebbe mai tollerato.

Le lamentele iniziarono. Prima sommesse. Poi più forti. “Perché tutti i governatori sono Umayyadi?” “Perché ‘Uthman dona terre a suoi parenti?” “Perché Marwān ibn al-Ḥakam (suo segretario e cugino) ha tanto potere?”

E ‘Uthman? ‘Uthman era vecchio. Aveva settant’anni, poi settantacinque, poi ottanta. E Marwān – abile, ambizioso, manipolatore – iniziò a prendere decisioni a nome suo.

Questo non era tutto falso. ‘Uthman nominò Umayyadi. Ma erano tutti musulmani sinceri? Alcuni sì. Mu’āwiyah accettò l’Islam nel 630, dopo la conquista di Makkah, ma poi servì il Profeta ﷺ fedelmente. Altri Umayyadi avevano conversioni più recenti, più opportunistiche.

La verità storica è complessa: ‘Uthman fece errori di giudizio. Non era corrotto. Ma era troppo indulgente con i suoi. E l’indulgenza, in politica, è debolezza.

La Tempesta Perfetta

Intorno al 650, sei anni dopo l’elezione, la situazione si deteriorò rapidamente. Le province – Egitto, Kūfah, Baṣrah – erano in fermento. I veterani delle conquiste (i qurrā’, “lettori del Qur’ān” – termine per soldati pii) si lamentavano: “Il bottino non viene distribuito equamente.” “I governatori Umayyadi ci opprimono.” “‘Uthman ha cambiato la pratica dei primi due califfi.”

E poi c’erano voci. Lettere anonime che circolavano. Propaganda. Alcuni storici musulmani posteriori attribuirono tutto a ‘Abd Allāh ibn Saba’, un ebreo yemenita convertito che avrebbe orchestrato una cospirazione per distruggere l’Islam dall’interno. Ma gli storici moderni (musulmani e non) sono scettici: Ibn Saba’ potrebbe essere figura parzialmente leggendaria, creata per spiegare l’inspiegabile – come potevano musulmani uccidere il califfo?

La realtà è più banale e più tragica: c’erano problemi reali (nepotismo, malgoverno provinciale, distribuzione ineguale risorse). C’erano ambizioni personali (alcuni Compagni anziani – Ṭalḥah, al-Zubayr, forse anche ‘Ā’ishah – criticavano ‘Uthman apertamente). C’era frustrazione generazionale (i giovani musulmani cresciuti dopo il Profeta non avevano la stessa riverenza per i Compagni anziani).

E ‘Uthman? ‘Uthman rifiutava di usare violenza. Quando i suoi sostenitori – che erano maggioranza a Madinah – offrirono di difenderlo con le armi, disse: “No. Non voglio che sangue musulmano sia versato per me.”

Nel 656, contingenti di ribelli arrivarono a Madinah da Egitto, Kūfah, Baṣrah. Circa mille per provincia. Chiedevano: “Revoca i governatori Umayyadi. Distribuisci il tesoro equamente. O dimettiti.”

‘Uthman accettò di negoziare. Mandò alcuni via soddisfatti. Ma mentre tornavano in Egitto, intercettarono un messaggero con una lettera – apparentemente firmata da ‘Uthman – che ordinava al governatore d’Egitto di uccidere i capi ribelli al loro ritorno.

‘Uthman giurò di non aver scritto quella lettera. Disse che Marwān doveva averla scritta senza il suo consenso. Ma i ribelli egiziani non credettero. Tornarono. Assediarono la casa di ‘Uthman.

L’assedio durò quasi due mesi. Giugno 656. Il caldo di Madinah. ‘Uthman, ottantenne, dentro la casa. Fuori, ribelli armati. I figli di ‘Alī – al-Ḥasan e al-Ḥusayn – montavano la guardia alla porta, su ordine del padre. Ma ‘Uthman disse loro di andarsene: “Non voglio che moriate per me.”

Venerdì 17 giugno 656 (18 Dhū al-Ḥijjah 35 AH). I ribelli entrarono scavalcando il muro posteriore. Trovarono ‘Uthman seduto, con il Muṣḥaf aperto. Lo colpirono. Sua moglie Nā’ilah cercò di proteggerlo — le tagliarono le dita. Il sangue schizzò sul Qur’ān.

‘Uthman ibn ‘Affān, il terzo califfo, Dhū al-Nūrayn, il Compagno promesso Paradiso, morì così. Assassinato da musulmani mentre leggeva il Libro che lui stesso aveva preservato.

La Prima Fitnah: Il Sangue che Non Si Asciugò

Il corpo di ‘Uthman rimase a terra per tre giorni. Nessuno osava seppellirlo. Alla fine fu sepolto di notte, in fretta, fuori dal cimitero di Baqī’, in un terreno ebraico chiamato Ḥashsh Kawkab. Solo dopo fu incorporato nel Baqī’ principale.

La sua morte spaccò la Ummah. Mu’āwiyah, governatore di Siria, chiese vendetta. “Il sangue di ‘Uthman deve essere vendicato!” Mostrava la camicia insanguinata di ‘Uthman e le dita mozzate di Nā’ilah in moschea a Damasco.

‘Alī ibn Abī Ṭālib fu eletto quarto califfo cinque giorni dopo l’assassinio. Ma Mu’āwiyah rifiutò di giurargli fedeltà finché i colpevoli non fossero puniti. ‘Alī rispose: “Non posso punirli subito. La situazione è instabile. Aspetta.”

Mu’āwiyah non aspettò. Nel 657, alla battaglia di Ṣiffīn, l’esercito di ‘Alī (Iraq) e l’esercito di Mu’āwiyah (Siria) si affrontarono. Musulmani contro musulmani. Il Profeta ﷺ aveva detto: “Quando due musulmani si affrontano con le spade, uccisore e ucciso saranno nell’Inferno” (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 31). E ora stava accadendo.

La battaglia fu interrotta con arbitrato. Ma dall’esercito di ‘Alī si separò un gruppo – i Khawārij (Kharijiti) – che dissero: “Nessun arbitrato! Solo Allah giudica!” E nel 661, un Kharijita assassinò ‘Alī رضي الله عنه.

Mu’āwiyah divenne califfo. Fondò la dinastia Umayyade. Ma il sangue di ‘Uthman – e il sangue versato dopo – non si asciugò mai. La divisione tra chi difendeva ‘Uthman e chi lo criticava divenne, col tempo, la divisione Sunni-Shia che ancora oggi spacca la Ummah.

Lezione 1: La Fitna Non Cade dal Cielo

Ogni musulmano che studia la sīrah di ‘Uthman deve chiedersi: come arrivammo lì? Come passammo dall’età d’oro di Abū Bakr e ‘Umar all’assassinio del califfo in dodici anni?

La fitna non esplose da un giorno all’altro. Crebbe. Piccoli errori si accumularono. Piccoli rancori divennero grandi. Piccole divisioni divennero voragini.

‘Uthman non era tiranno. Non era corrotto. Ma fu debole con chi non andava controllato. Fidò troppo. Perdonò troppo. E i lupi – che esistono sempre – ne approfittarono.

E oggi? Oggi, nella Ummah italiana, vediamo le stesse dinamiche. Moschee divise per nazionalità. Imam improvvisati. Leader che nominano parenti. Soldi raccolti senza trasparenza. Critiche che iniziano sommesse e diventano accuse. Fitna che cresce.

E noi pensiamo: “Non arriveremo mai a ucciderci.” Ma neanche loro pensavano di arrivare lì. La fitna è graduale. Inizia con: “Questo fratello non è abbastanza qualificato.” Diventa: “Questo imam predica cose sbagliate.” Diventa: “Questa moschea è controllata da deviati.” E finisce con: “Loro non sono veri musulmani.”

‘Uthman رضي الله عنه ci insegna: ferma la fitna quando è piccola. Non aspettare che diventi incendio.

Lezione 2: La Mitezza Non È Debolezza (Ma Serve Anche Fermezza)

‘Uthman era mite. Il Profeta ﷺ disse: “Non dovrei forse provare pudore davanti a un uomo di cui persino gli angeli provano pudore?” (Ṣaḥīḥ Muslim, 2401). Parlava di ‘Uthman.

Ma la mitezza senza fermezza, in leadership, è problema. ‘Umar ibn al-Khaṭṭāb – che predisse il nepotismo di ‘Uthman – aveva ragione. Un califfo deve essere giusto anche con i parenti. Anzi, SOPRATTUTTO con i parenti.

Oggi vediamo lo stesso errore: leader musulmani che non osano correggere il fratello, lo zio, il cugino che gestisce male. “Ma è famiglia…” Sì. E proprio per questo va corretto. Perché la Ummah è famiglia più grande.

Lezione 3: Non Tutto È Cospirazione

La storia di Ibn Saba’ è comoda. Ci permette di dire: “Fu un ebreo infiltrato! Fu cospirazione esterna!” E quindi non guardiamo i nostri errori interni.

Ma la verità è più dura: i problemi erano reali. Il nepotismo era reale. Il malgoverno provinciale era reale. Le frustrazioni erano reali.

Oggi facciamo lo stesso. Quando qualcosa va male nella comunità musulmana, diciamo: “È colpa degli islamofobi! È propaganda dei media!” E non ci chiediamo mai: stiamo davvero facendo tutto bene?

‘Uthman ci insegna: abbi il coraggio di guardare gli errori interni. Non dare sempre colpa al nemico esterno.

Lezione 4: Il Qur’ān Prima di Tutto

In mezzo a tutta la tragedia, c’è un punto fermo: ‘Uthman preservò il Qur’ān. Ogni volta che apriamo il Muṣḥaf – in Italia, in Indonesia, in Senegal – stiamo leggendo il Muṣḥaf che ‘Uthman ordinò di compilare.

Morì leggendolo. Visse per proteggerlo.

E noi? Noi che abbiamo il Qur’ān facilmente accessibile – app, PDF, copie stampate – quanto tempo passiamo con esso? ‘Uthman dava i suoi soldi per l’Islam. Noi diamo il nostro tempo per il Qur’ān?

Du’ā’ Finale

Allāhumma, abbi misericordia di ‘Uthman ibn ‘Affān, Dhū al-Nūrayn, il Compagno che sposò due delle Tue migliori creature, che preservò il Tuo Libro, che spese la sua ricchezza per la Tua causa, che scelse la pace sulla vendetta, che morì shahīd mentre leggeva le Tue parole. Riuniscici con lui in Jannat al-Firdaws. Proteggici dalla fitna che lo uccise. Insegnaci a unire la Ummah come lui cercò di unirla. Insegnaci a dare come lui diede. Insegnaci a morire con il Qur’ān tra le mani come lui morì. Āmīn.


Se questo articolo ti ha toccato il cuore, condividilo. La storia di ‘Uthman non è solo passato: è presente. È futuro. È noi.

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