
CAPITOLO III — COMMENTO AI FINI DEL CORANO
الفصل الثالث في شرح مقاصد القرآن Pagine 90-107
PRIMA PARTE: CARATTERIZZAZIONE DI COLUI [DIO] CUI SI È CHIAMATI (pp. 90-93)
“Si intende la conoscenza di Dio Altissimo. Si tratta di quello zolfo rosso che comprende la conoscenza dell’essenza [di Dio], il Vero, Benedetto ed Eccelso, dei suoi attributi e dei suoi atti. Questi tre aspetti sono corindoni e tra i derivati benefici più caratteristici dello zolfo rosso. E come di corindoni ve ne sono di varie qualità, di color rosso, grigio e giallo, e alcuni sono più preziosi di altri, così i tre generi della conoscenza [di Dio] non sono da porre sullo stesso piano. Il più importante è senz’altro la conoscenza dell’essenza, cioè il corindone rosso [il rubino], cui segue la conoscenza degli attributi, cioè il corindone grigio [lo zaffiro], e infine la conoscenza degli atti, cioè il corindone giallo [il topazio]. Come le più preziose di queste pietre hanno valore a seconda della grossezza e rarità, e i re, proprio a causa di tale rarità, se ne impossessano solo con difficoltà, accontentandosi talora di oggetti di molto minor pregio; analogamente, l’essenza divina è la più mediocre a evidenziarsi, la più difficile da conseguire, quella che più elude la comprensione razionale e che è più remota da rammentarsi. Per ciò, riguardo all’essenza, il Corano non contiene nulla più di allusioni e accenni, e ne riduce la designazione alla Santità, come suonano le parole dell’Eccelso in: «Non v’ha di simile a Lui cosa alcuna» (Corano, XLII, 11) e nella sūrah del Culto Sincero (ivi, CXII); e all’Assoluta Magnificenza, come ha detto: «Ben più glorioso ed Eccelso Egli è di quel che Lo fanno! Creatore nuovissimo dei Cieli e della Terra…» (ivi, VI, 100-101).”
“Sugli attributi, la luce è maggiore e più vasto il campo di studio. Perciò abbondano i versetti che rimandano alla scienza, alla potenza, alla vita, al Verbo, alla saggezza, all’udito, alla vista, eccetera. Se poi ci rivolgiamo agli atti, ci troviamo di fronte a un oceano vastissimo la cui estensione è tale che neppure con lo studio più profondo se ne colgono i limiti. Infatti, ciò che esiste veramente sono solo Dio e i suoi atti, e tutto ciò che non è Dio è un suo effetto. Il Corano racchiude chiari riferimenti a ciò in relazione al mondo materiale: i Cieli, le stelle, la Terra, le montagne, gli alberi, gli animali, le acque, le piante, lo scrosciare della pioggia e tutti quei fenomeni che provocano il verdeggiare della vegetazione e il rigoglio della vita.”
“Gli atti più nobili e meravigliosi, che sono evidenti dimostrazioni dell’eccellenza del loro esecutore, sfuggono però ai sensi e appartengono al mondo celeste: si tratta degli Angeli e delle sostanze incorporee, oltre allo spirito e al cuore, ossia agli strumenti del corpo umano con cui si conosce Dio Altissimo. Infatti, spirito e cuore appartengono totalmente al mondo dell’invisibile o mondo celeste e sono separati dal mondo terrestre e materiale.”
“Sappi che la gran maggioranza delle creature non conosce la più parte degli atti di Dio e in specie i più nobili tra essi, perché la loro percezione è limitata al senso e all’immaginazione, che sono gli effetti più infimi del mondo celeste, come la scorza più remota dal nocciolo più puro. Chi è incapace di sollevarsi al di sopra di questo stadio, è come colui che della melagrana non vede che la buccia, oppure della meravigliosa complessione dell’uomo [non coglie] che la mera epidermide.”
“Questi sono tutti [gli argomenti] della prima parte, ed in essi si trovano diversi tipi di pietre preziose. Noi citeremo per te i versetti che li riguardano in modo particolare, e che sono la quintessenza del Corano, il suo cuore, il suo nocciolo e il suo segreto.”
SECONDA PARTE: SPECIFICAZIONE DELLA VIA DA PERCORRERE PER PERVENIRE A DIO ALTISSIMO (pp. 94-97)
“Ciò avviene col dedicarsi pienamente a Lui, come ha detto l’Altissimo: «Vòtati a Lui devoto» (Corano LXXXIII, 8), cioè consacrati a Lui. La consacrazione implica il rivolgersi interamente a Lui e l’abbandonare tutto ciò che non è Lui. Ciò esprime il Suo detto: «Non vi è altro Dio che Lui! Lui scegli a patrono» (ivi, LXXIII, 9). Invero, il rivolgersi interamente a Dio significa perseverare nella rammentazione del suo nome (dhikr); e l’abbandonare tutto ciò che non è Lui significa opporsi alle passioni carnali, pulirsi dalle sporcizie del mondo, e purificare il cuore. Ne deriverà un lieto benessere, come ha detto Dio Altissimo: «Prospererà chi si purificherà, il nome del Signore ripeterà, pregherà» (ivi, LXXXVII, 14-15).”
“Il fondamento della via consiste dunque in due cose: la perseveranza e l’opposizione. La perseveranza nel ricordare il nome di Dio Eccelso, e l’opposizione a tutto ciò che distoglie da Dio. In questo consiste il viaggio verso Dio, poiché in tale [viaggio] non v’è movimento [reale] da parte del viaggiatore, né da parte della mèta del viaggio: essi infatti si trovano compresi. O che non hai udito le parole dell’Eccelso, il più veridico dei parlatori: «Siamo a lui più vicini che la vena grande del collo» (ivi, L, 16)? Il rapporto del cercato e del cercante è simile alla figura riflessa nello specchio, che però all’inizio non vi risplende nitida a causa dell’ossidazione dello specchio; ma poi, quando lo specchio è ripulito, ecco che l’immagine vi appare perfetta, non però a causa del movimento dell’oggetto riflesso verso lo specchio, né per un movimento dello specchio verso l’oggetto, bensì a causa dell’eliminazione di ciò che faceva da velo. Invero, Iddio Altissimo risplende per essenza e non è celato, poiché è impossibile celare la luce, ché anzi per mezzo della luce si svelano tutte le cose nascoste, e «Dio è la luce dei Cieli e della Terra» (ivi, XXIV, 35).”
“Il velamento della luce rispetto alla pupilla può avvenire per due ragioni: o per un diaframma che cali su di essa, o per una debolezza intrinseca [dell’occhio], incapace di tollerare una luce troppo forte e brillante, così come la vista del pipistrello non sa tollerare la luce del Sole. A te dunque spetta detergere l’occhio del cuore da ogni impurità e così rafforzare la pupilla. [Dio] sta nel [cuore] come l’immagine [sta riflessa] nello specchio, per cui, nell’istante in cui ti si manifesta splendente nello [specchio dell’anima], ti affretti a riconoscere la sua reale presenza.”
“È vero che in alcuni specchi Egli si mostra in maniera più nitida ed evidente, più chiara e precisa, mentre in altri più oscura o addirittura deformata rispetto all’originale. Ma ciò dipende dalla levigatezza dello specchio e da come è stato polito, dalla regolarità dei suoi contorni e della giustezza della sua dimensione. Per questo [il Profeta] – che Dio lo benedica e lo salvi! – ha affermato: «Dio Altissimo si manifesta agli uomini comunemente, ma ad Abū Bakr particolarmente».”
“La conoscenza della strada [per giungere] a Dio e dell’arrivo è pure uno dei più profondi mari che costituiscono il Corano, per cui raccoglieremo i versetti che possono indirizzarti a imboccare questa via, acciocché tu rifletta su di essi nella loro interezza e forse ti si sveli ciò che è necessario ti si sveli. Questa parte costituisce una gemma luminosa.”
TERZA PARTE: SPECIFICAZIONE DELLO STATO CHE SI OTTIENE AL MOMENTO DELL’UNIONE CON DIO (pp. 98-99)
“Vi si racchiude la rimembranza del benessere e della gioia che provano coloro che hanno raggiunto Dio: la parola che fa riferimento a tutte le specie diverse di ristoro e di sollievo, la più dolce delle quali è la visione di Dio Altissimo, è «Paradiso». Vi si racchiude poi la rimembranza dell’umiliazione e della pena che provano coloro che rimangono velati da Dio per aver disprezzato la via: «Inferno» è la parola che fa riferimento a tutti i tipi diversi di dolore che si sopportano, il più tormentoso dei quali è il velamento e la lontananza. Ciò è immediatamente esplicitato dalle parole dell’Altissimo: «No! Sarà velato ai loro occhi quel giorno il Signore! Bruceranno all’Inferno» (Corano, LXXXIII, 15-16).”
“Un terzo dei versetti del Corano e delle sue sūre sono dedicati in dettaglio a questi argomenti, per cui non possiamo trascriverli tutti; ed anzi essi sono più numerosi di quanti si possano contare e raccogliere. V’è dunque campo a riflettere e cercare! Questa parte costituisce il verde smeraldo.”
QUARTA PARTE: GLI STATI DI COLORO CHE HANNO PERCORSO LA VIA [DI DIO] E DI COLORO CHE HANNO DEVIATO (pp. 100-101)
“Per quanto riguarda gli stati di coloro che hanno percorso la via [di Dio], si tratta dei racconti delle vite dei Profeti e dei santi, come Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Aronne, Zaccaria, Giovanni (il Battista), Gesù, Maria, Davide, Salomone, Giona, Lot, Idrīs, al-Khiḍr, Shu’ayb, Elia, Muḥammad – che Dio lo benedica e lo salvi! –, Gabriele, Michele e tutti gli altri Angeli.”
“Per quanto riguarda gli stati dei negatori e di coloro che hanno deviato, si tratta delle storie di Nemrod e del Faraone, di ‘Ād, della famiglia di Lot, di Tubba’, della gente di al-Aykah, dei miscredenti della Mecca, degli adoratori degli idoli, di Satana e di tutti gli altri dèmoni.”
“L’utilità di questa parte consiste nell’intimorire, nell’ammonire e nell’avvertire; ed essa implica anche segreti, simboli e indicazioni che necessitano di profonde meditazioni. In queste [narrazioni] si trovano l’ambra grigia e il profumato virgulto di aloe.”
QUINTA PARTE: SULL’ARGOMENTARE E IL DISPUTARE DEI MISCREDENTI (pp. 102-103)
“Queste sono di tre specie: La prima è di attribuire a Dio Eccelso ciò che non gli conviene: per esempio, quando si afferma che gli Angeli sono figli di Dio, che Dio s’è preso un figlio, che ha compagni e associati, oppure che è il terzo di tre. La seconda è di considerare l’Inviato di Dio come un mago o uno stregone, o come un mentitore. La terza è di negare l’Ultimo Giorno, la resurrezione e il raduno dei morti, il Paradiso e l’Inferno, le conseguenze dell’obbedienza e del peccato. Invero, nelle argomentazioni dimostrative di Dio Altissimo [contenute nel Corano] vi sono sottigliezze e verità nelle quali consiste il miglior antidoto.”
SESTA PARTE: SPECIFICAZIONE DELLE STAZIONI DI SOSTA SULLA STRADA (pp. 102-107)
“Vuol dire: il mondo terreno è come una stazione di sosta in cui si fermano coloro che sono diretti verso Dio Altissimo, e il corpo è come un veicolo. Chi dimena di provvedere per le soste e il veicolo, non arriverà mai alla meta.”
“Il Corano analizza le particolari disposizioni giuridiche riguardanti il denaro nei versetti sulle transazioni di compravendita, sul prestito a interesse, sui debiti, sull’eredità, sulle spese obbligatorie, sulla distribuzione del bottino e delle elemosine legali [ai poveri], sul matrimonio, sull’affrancamento degli schiavi, sulla kitābah, sulla traduzione in schiavitù e sulla prigionia di guerra.”
“Nella medesima sezione sono da rubricarsi il lecito e l’illecito, oltre alle sanzioni prescritte [direttamente] da Dio, e in essa si trova il muschio odoroso.”
SINTESI CONCLUSIVA (pp. 106-107)
“Tutte queste cose comprendono e raccolgono le sūre e i versetti del Corano. Se infili insieme i sei elementi di base con gli altri che ne derivano in un unico ordine, troverai le dieci specie [cui si accennava all’inizio]: l’essenza, gli attributi, gli atti, la vita futura, la via dritta con i due aspetti della purificazione e dell’abbellimento, gli stati dei santi, quelli dei nemici di Dio, la disputa dei miscredenti e i vincoli degli statuti legali.”
SCHEMA DEI SEI ELEMENTI E DELLE DIECI SPECIE
| PARTE | CONTENUTO | SIMBOLO USATO DA AL-GHAZĀLĪ |
|---|---|---|
| I | Conoscenza di Dio: Essenza + Attributi + Atti | Rubino (essenza) / Zaffiro (attributi) / Topazio (atti) |
| II | La via per arrivare a Dio (dhikr + purificazione) | Gemma luminosa |
| III | Paradiso, Inferno, stato di chi arriva / chi è velato | Verde smeraldo |
| IV | Storie dei Profeti e dei santi / dei deviati | Ambra grigia e legno d’aloe |
| V | Confutazione delle menzogne dei miscredenti | Antidoto |
| VI | Sharī’ah: lecito, illecito, legge pratica | Muschio odoroso |
LE DIECI SPECIE (sintesi finale): essenza · attributi · atti · vita futura · purificazione · abbellimento · stati dei santi · stati dei nemici · disputa dei miscredenti · vincoli degli statuti legali.
TRE LIVELLI DI ANALISI
SIGNIFICATO LETTERALE
Al-Ghazālī prende i sei elementi del Capitolo II e li spiega uno per uno, dando a ciascuno uno spazio, un contenuto preciso e un simbolo concreto tratto dal mondo delle pietre preziose e delle fragranze. Il capitolo è un commento sistematico, non un’opera poetica: ogni parte ha un nome, una definizione, una lista di esempi coranici. L’uomo che legge capisce dove trovare ogni tipo di contenuto nel Corano, e perché quel contenuto è lì.
La gerarchia delle pietre nella Prima Parte è particolarmente precisa: la conoscenza dell’essenza divina (rubino rosso) vale più di quella degli attributi (zaffiro grigio), che vale più di quella degli atti (topazio giallo). E la conoscenza dell’essenza, proprio perché è la più preziosa, è anche la più rara: il Corano ne parla solo per via di allusioni, mai direttamente.
SIGNIFICATO SPIRITUALE
Al-Ghazālī costruisce in questo capitolo una mappa del cuore. Ogni sezione del Corano non è un argomento da studiare: è un gradino di una scala. La Prima Parte ti porta a conoscere Chi ti ha chiamato. La Seconda ti indica come rispondere alla chiamata. La Terza ti mostra dove conduce quella risposta. La Quarta ti dà compagnia per la strada – i Profeti davanti a te, i reprobi come ammonimento. La Quinta ti equipaggia contro il dubbio. La Sesta ti dice che anche il corpo ha le sue necessità e che il Corano le ha già previste tutte.
La metafora dello specchio nella Seconda Parte è uno dei passi più alti di tutto il capitolo. Dio non è lontano. È presente, sempre. Il problema non è Lui: è lo specchio del cuore, che si appanna. Il dhikr non avvicina Dio a te. Pulisce lo specchio.
E poi c’è quella frase su Abū Bakr, رضي الله عنه: «Dio Altissimo si manifesta agli uomini comunemente, ma ad Abū Bakr particolarmente.» Al-Ghazālī non la cita per narrare una curiosità storica. La cita perché la qualità dello specchio dipende da chi lo ha levigato, per quanto tempo, con quale dedizione. Abū Bakr aveva un cuore talmente pulito che riceveva un tajallī (manifestazione divina) di altra qualità rispetto agli altri. E nessuno glielo aveva regalato.
APPLICAZIONE PRATICA
Prima di aprire il Corano, chiediti: quale delle sei parti sto leggendo adesso? Dove si trovano le parole che hai davanti? Riguardano l’essenza di Dio, i Suoi attributi, i Suoi atti? Descrivono la strada o lo stato di chi è arrivato? Raccontano di un Profeta come esempio o di un miscredente come ammonimento? Riguardano la sharī’ah pratica?
Non è una tecnica accademica. È un modo per sentire il Corano come un sistema vivente, non come una raccolta di temi separati. E soprattutto: lo specchio del cuore si appanna. Si pulisce. Si riappanna. Ogni giorno. Il dhikr è il panno che tieni in mano.
VERSETTI E ḤADĪTH COLLEGATI
(tutti estratti o verificabili dalle citazioni dirette del testo di al-Ghazālī in questo capitolo)
Corano 42:11 (Ash-Shūrā): «Non v’ha di simile a Lui cosa alcuna» — sull’essenza divina inconoscibile direttamente.
Corano 112 (Al-Ikhlāṣ): sūrah sul tawhīd puro, citata da al-Ghazālī come vertice dell’allusione all’essenza.
Corano 6:100-101: «Ben più glorioso ed Eccelso Egli è di quel che Lo fanno! Creatore nuovissimo dei Cieli e della Terra…» — sulla trascendenza assoluta.
Corano 73:9 (Al-Muzzammil): «Non vi è altro Dio che Lui! Lui scegli a patrono» — sulla tawbah e la consacrazione totale.
Corano 87:14-15 (Al-A’lā): «Prospererà chi si purificherà, il nome del Signore ripeterà, pregherà» — sulla via della purificazione.
Corano 50:16 (Qāf): «Siamo a lui più vicini che la vena grande del collo» — sulla vicinanza di Allah e l’inutilità di “cercarlo lontano”.
Corano 24:35 (An-Nūr): «Dio è la luce dei Cieli e della Terra» — nella metafora dello specchio, per dire che Dio non si nasconde: è Lui la luce.
Corano 83:15-16 (Al-Muṭaffifīn): «No! Sarà velato ai loro occhi quel giorno il Signore! Bruceranno all’Inferno» — sul velamento come la pena più grave dell’Inferno.
Ḥadīth sulla terra bianca (riferito da Ibn ‘Abbās, رضي الله عنه): «Dio possiede una terra bianca su cui il Sole viaggia per trenta giorni… abitata da creature che non sanno che Dio sulla Terra è disubbidito e non sanno che ha creato Adamo e Satana.» Citato da al-Ghazālī per illustrare l’immensità del regno di Dio e la vastità dei Suoi atti.
| Fā’idah: Al-Ghazālī assegna a ciascuna sezione del Corano una pietra preziosa. Non è decorazione poetica. È un atto preciso: vuole che tu capisca che le parti del Corano non hanno lo stesso peso. La conoscenza dell’Essenza di Allah è il rubino. La sharī’ah pratica è il muschio. Entrambi preziosi. Ma non intercambiabili. E non confondibili. |
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🔹 Capitolo II — I Fini del Corano Il Corano ha un solo fine: portarti a Dio. Al-Ghazālī lo articola in sei elementi. Tutto il Corano, senza eccezione, appartiene a uno dei sei.
🔹 Capitolo III — Commento ai Fini del Corano (articolo corrente)
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