Dhū al-Ḥijjah sconto 20% nei primi dieci giorni, poi 15% fino alla fine del mese Scopri i percorsi
Madrassat an-Noor

ENUMERAZIONE DEI FINI DEL CORANO E DELLE SUE PREZIOSITÀ

(في حصر مقاصد القرآن ونفائسه)

Le Perle Del Corano, Jawāhir al-Qurʾān, di Al-Ghazali.

“Il segreto del Corano, il suo più puro nocciolo e il suo fine estremo è chiamare gli uomini al Dominatore Supremo, il Signore del Primo e dell’Ultimo, Colui che ha creato i cieli più alti e le terre in basso, ciò che sta tra di essi e ciò che è sotto il suolo. Le sûre del Corano e i suoi versetti possono venir ricondotti a sei specie: tre prioritarie e fondamentali; tre secondarie e conseguenti che integrano e completano [le altre].

Le tre fondamentali sono: la caratterizzazione di Colui [Dio] cui si è chiamati; la specificazione del retto cammino che è indispensabile perseguire tenacemente per arrivare a Lui; la definizione dello stato in cui ci si trova dopo averlo raggiunto.

Per quanto riguarda gli elementi integrativi e di completamento, essi sono:

In primo luogo, la definizione degli stati di coloro che hanno risposto alla chiamata e delle grazie che Dio ha operato su di essi. Il segreto e il fine di ciò è di risvegliare il desiderio e la bramosia [di Dio]. Poi, la definizione degli stati di coloro che hanno deviato da essi e si sono sottratti alla chiamata, e di come Dio li abbia repressi e severamente puniti. Il segreto e il fine di ciò sono l’avvertimento e il timore.

In secondo luogo, la conoscenza degli stati dei negatori [miscredenti] e lo svelamento delle loro infamie e della loro ignoranza nella dialettica e per quanto argomentano contro la verità. Il segreto e il fine di ciò sono, negativamente, il far emergere le loro malefatte e ispirare avversione nei loro confronti; e, positivamente, il raggiungere una chiara visione delle cose, il consolidamento e il trionfo [delle proprie rette opinioni].

In terzo luogo, la specificazione di quali siano le tappe della strada [che porta a Dio] e di come ci si deve provvedere, equipaggiare e preparare.

Questi sono i sei elementi.”


SPIEGAZIONE DEL CAPITOLO II

Jawāhir al-Qurʾān — Madrassat an-Noor


Bismillāhi r-Raḥmāni r-Raḥīm. Al-ḥamdu lillāh, waṣ-ṣalātu wa-salāmu ʿalā Rasūlillāh.


1. LA DOMANDA CHE AL-GHAZĀLĪ SI FA PRIMA DI TUTTO

Nel Capitolo I ci ha detto che il Corano è un oceano e che le perle sono negli abissi. Adesso si ferma e fa una cosa che la maggior parte degli esegeti non fa: invece di iniziare subito a spiegare i versetti, chiede: di cosa parla il Corano, fondamentalmente?

Non quali sono i versetti più belli. Non quali sono i capitoli più lunghi. Non quante volte viene citata la parola jannah (جنة, il Paradiso). Ma: qual è il cuore pulsante di questo Libro? Se dovessi ridurlo a un’essenza, cosa resterebrebbe?

La risposta di al-Ghazālī رحمه الله è precisa e senza margine di ambiguità: “il segreto del Corano, il suo più puro nocciolo e il suo fine estremo è chiamare gli uomini al Dominatore Supremo.”

In arabo: سِرُّ القرآن ولُبَابُهُ الأصفى ومقصدُهُ الأقصى دعوةُ العباد إلى الجبار الأعلى.

Sirr (سر) – il segreto, l’essenza nascosta; lubāb (لباب) – il nocciolo puro, ciò che resta quando togli tutto l’accessorio; maqṣad al-aqṣā (المقصد الأقصى) – il fine ultimo, quello oltre il quale non c’è altro. Tre parole diverse che dicono la stessa cosa: sotto ogni versetto, sotto ogni storia, sotto ogni precetto del Corano, c’è una sola chiamata. Vieni verso Allāh ﷻ.

Questo è importante capirlo bene. Non dice che il fine del Corano è insegnare la giurisprudenza, né che è insegnare la grammatica araba, né che è spiegare la storia dei Profeti. Tutto questo è nel Corano, certo. Ma è al servizio di qualcosa di più grande: richiamare l’essere umano alla sua origine, che è Allāh ﷻ.

«O voi che credete, rispondete ad Allāh e al Suo Messaggero quando vi chiamano a ciò che vi dà vita» (Qurʾān, 8:24).

La chiamata del Corano è una chiamata alla vita vera. Non alla vita biologica; a quella profonda, quella che non finisce.


2. SEI ELEMENTI, DUE CATEGORIE: LA MAPPA DEL CORANO

Al-Ghazālī divide poi tutto il Corano in sei elementi, tre fondamentali e tre integrativi. È una classificazione che in pochi hanno fatto con questa chiarezza. Eppure, una volta letta, sembra ovvia. Come quando qualcuno ti mostra qualcosa che era davanti ai tuoi occhi e non vedevi.

I tre fondamentali sono:

Il primo: chi è Colui al quale siamo chiamati. La conoscenza di Allāh ﷻ, dei Suoi Nomi, dei Suoi Attributi, delle Sue Azioni. Questa è la ʿaqīdah nel suo senso più autentico: non un elenco di dogmi da memorizzare, ma la conoscenza viva e personale di chi è il tuo Creatore. Al-Ghazālī mette questo al primo posto non per abitudine retorica, ma perché la logica lo impone: se sei chiamato, devi sapere da Chi.

Il secondo: qual è la strada per arrivare a Lui. Il ṣirāṭ al-mustaqīm (الصراط المستقيم), la via retta, di cui ogni musulmano chiede la guida almeno diciassette volte al giorno nella Fātiḥah. Questo include i precetti pratici, le proibizioni, le virtù del carattere, le stazioni spirituali del cammino. Non basta sapere chi è la destinazione: devi sapere come camminarci verso.

Il terzo: cosa trovi quando arrivi. Lo stato del cuore e dell’anima di chi ha risposto alla chiamata e ha percorso la strada. Questo è il livello della spiritualità profonda, del muqarrabūn (i vicini ad Allāh), di quello che i sapienti chiamano aḥwāl (stati spirituali) e maqāmāt (stazioni). È l’ultima parte del cammino, quella che pochi descrivono perché pochi vi arrivano.

Questi tre elementi formano una sequenza logica e spirituale perfetta: prima conosci Allāh ﷻ, poi cammini verso di Lui, poi Lo trovi. Non si può invertire l’ordine. Non si può camminare verso qualcuno che non si conosce. Non si può arrivare da qualche parte se non si sa quale strada prendere.

Il Profeta ﷺ ha detto: «Sii consapevole di Allāh ovunque tu sia» (Sunan at-Tirmidhī, n. 2458, classificato ḥasan ṣaḥīḥ). Questa consapevolezza – la murāqabah (المراقبة), il senso di essere sempre sotto lo sguardo di Allāh – è il frutto dei tre fondamentali insieme: so Chi è, so come stare davanti a Lui, so cosa significa essere in Sua presenza.


3. I TRE INTEGRATIVI: PERCHÉ IL CORANO RACCONTA STORIE

I tre integrativi sono quelli che nella lettura superficiale del Corano sembrano scollegati, episodici, accessori. Al-Ghazālī mostra che non lo sono: ogni storia, ogni avvertimento, ogni confutazione serve uno dei tre fondamentali.

Il primo integrativo: gli stati di chi ha risposto e di chi ha deviato. Il Corano è pieno di storie di Profeti, di popoli che hanno accolto la chiamata e popoli che l’hanno rifiutata. Ogni storia di risposta serve a risvegliare il desiderio (التشويق والترغيب, at-tashwīq wa-t-targhīb): vuoi essere come Ibrāhīm عليه السلام, che lasciò tutto pur di seguire Allāh? Come Maryam عليها السلام, che rimase ferma nella sua fede tra la diffidenza di tutti? Ogni storia di deviazione serve all’avvertimento e al timore: vuoi essere come Firʿawn (فرعون), che sapeva la verità e la rifiutò per superbia?

Al-Ghazālī individua il fine preciso di ogni tipologia di racconto coranico: non è intrattenimento spirituale. È pedagogia del cuore, mirata e precisa come una diagnosi medica.

Il secondo integrativo: la confutazione degli argomenti dei negatori. Interi passaggi del Corano sono risposte dirette a obiezioni, dubbi, attacchi contro il messaggio islamico. Al-Ghazālī ne individua il duplice scopo: negativamente, smontare le menzogne e suscitare avversione per la falsità; positivamente, rafforzare la visione del credente, consolidare la sua certezza, portarlo al yaqīn (اليقين, la certezza interiore). Questo è importante: la confutazione dell’errore non è fine a sé stessa. Serve a rendere più solida la propria verità.

Il terzo integrativo: le tappe della strada. I dettagli pratici del cammino verso Allāh ﷻ: come si equipaggia il viandante, cosa deve portare con sé, quali sono le soste, come si affronta la stanchezza del cammino. Qui rientrano le descrizioni del zuhd (الزهد, l’ascesi), del tawakkul (التوكل, l’abbandono fiducioso in Allāh), del ṣabr (الصبر, la pazienza) come virtù attiva e non passiva.


4. TUTTO IL CORANO IN UNO SCHEMA: LA RIVOLUZIONE METODOLOGICA

Capire cosa sta facendo al-Ghazālī in questo capitolo è fondamentale. Sta dicendo una cosa che cambia il modo in cui leggi il Qurʾān.

La maggior parte dei lettori apre il Corano e vede: versetti su Allāh, versetti sul Paradiso e sull’Inferno, versetti sulle leggi, versetti sulle storie dei Profeti, versetti sugli ipocriti, versetti sulla preghiera, versetti su battaglia di Badr, versetti sul divorzio, versetti sul miele… Come si connettono? Che disegno c’è?

Al-Ghazālī risponde: tutti e sei gli elementi che hai appena letto sono in servizio di quel fine unico che ti ho detto all’inizio: la chiamata al Dominatore Supremo. Ogni versetto, senza eccezione, appartiene a uno dei sei elementi. E ogni elemento appartiene a quel fine. Il Corano non è una raccolta di argomenti diversi messi insieme. È un’opera con un’unica direzione, espressa in sei registri differenti.

«Questo è il Libro in cui non vi è dubbio alcuno; è guida per i timorati di Dio» (Qurʾān, 2:2). Al-Ghazālī mostra che quella “guida” non è generica: ha una struttura, ha una logica, ha una direzione. E quella direzione è sempre la stessa.

Il Profeta ﷺ ha detto: «Il Corano è il convito di Allāh sulla terra. Imparate il più possibile da questo convito» (al-Ḥākim, al-Mustadrak, classificato ṣaḥīḥ secondo al-Ḥākim). Un convito ha una cucina, ha piatti, ha un ordine di servizio. Non è un cumulo di cibo messo a caso. Al-Ghazālī ti sta mostrando come è organizzato il banchetto.


5. TRE LIVELLI DI LETTURA

Significato letterale: al-Ghazālī identifica il fine essenziale del Corano – la chiamata a Dio – e lo articola in sei elementi: tre fondamentali (conoscenza di Allāh, la strada verso di Lui, lo stato di chi è arrivato) e tre integrativi (storie di chi ha risposto e chi ha deviato, confutazione degli errori, descrizione dettagliata delle tappe del cammino). Tutti e sei convergono verso quel fine unico.

Significato spirituale: il Corano non è una biblioteca tematica da consultare per argomento. È una lettera d’amore con una direzione unica: portarti a Allāh ﷻ. Quando lo capisci, la tua recitazione cambia. Non cerchi più “il versetto sulla pazienza” o “il versetto sul denaro” come se il Libro fosse un indice da sfogliare. Ogni āyah diventa una voce della stessa chiamata, espressa in modo diverso, ma sempre rivolta al tuo cuore.

Applicazione pratica: scegli questa settimana un juzʾ del Corano che conosci bene. Rileggilo con questo schema davanti: cerca i tre fondamentali e i tre integrativi. Dove parla di chi è Allāh? Dove indica la strada? Dove descrive chi ha risposto e chi ha deviato? Non è un esercizio accademico; è un modo per smettere di leggere il Corano come fosse un insieme di parti staccate e cominciare a sentirne la voce unica.


Fāʾidah: Il fine del Corano non è farti sapere molte cose. È portarti da qualche parte. Quella destinazione ha un nome. Si chiama Allāh ﷻ. Tutto il resto, le storie, le leggi, le parabole, le profezie, è la strada. Non confondere la strada con la destinazione.


Che Allāh ﷻ ci doni occhi per vedere la Sua chiamata in ogni āyah del Suo Libro. Ṣallallāhu ʿalā Nabiyyinā Muḥammad ﷺ.


🌐 madrassatannoorscuola.it

📱 Instagram: @madrassatannoorscuola

🎵 TikTok: @madrassatannoor_islam

▶️ YouTube: @madrassatannoorscuola


Vuoi approfondire con un percorso 1:1 personalizzato? Scrivimi.

Con affetto — Susanna, Madrassat an-Noor

Susanna Gagliano
Susanna Gagliano

Susanna Gagliano, fondatrice e docente di Madrassat an-Noor. Scrive e insegna su lingua araba, Qur’an, fiqh, ḥadīth, sīrah, ʿaqīdah e studi islamici con percorsi 1:1 in lingua italiana.

Articoli: 54

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *